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Prima parte - UN MONDO IN CONNESSIONE
L'UNIVERSO DI RIFERIMENTO
Capitolo 1 - Un prodotto atipico
La fabbrica dei prototipi
Nella complessità della sua natura il cinema amalgama in sé numerose caratteristiche diversificate, ognuna delle quali paradigmatica di singole tipologie di produzione economica. Date le fonti di incertezza strutturali che rendono insostenibili forme permanenti di impresa, è ad esempio un tipico sistema temporaneo. I gruppi costituiti per realizzare film sono in effetti organizzazioni che si formano per assolvere a un compito e conseguire un obiettivo (completare il progetto) e si sciolgono quando ogni problema è giunto a soluzione. Gli stessi asset strumentali alla lavorazione (risorse artistiche, competenze tecniche, strutture fisiche quali i teatri di posa) sono utilizzati in funzione di una singola opera e non necessariamente per altre. Quello cinematografico è quindi anche un modello di apparato snello, a matrice flessibile, fondato sull’outsourcing e sulla diffusione di contratti d’impiego spot, molto brevi. Per contro la ricerca da un lato di razionalizzare e contenere i costi e dall’altro di massimizzare i profitti ha determinato quelli che gli economisti definiscono processi di inte grazione orizzontale (fra aziende che operano nella stessa fase della produ zione) o verticale (se investe imprese che operano a monte e a valle del processo realizzativo) e che contraddistinguono di solito gruppi e settori della grande industria di trasformazione. Come altri generi d’intrattenimento, quello cinematografico è inoltre un prodotto a utilità ripetuta, ma il suo consumo si concentra in determinati intervalli di tempo, ristretti e circoscritti. Nel circuito primario delle sale il film ha un andamento stagionale, con una permanenza media – fra prima e seconde visioni – di sei settimane e con un’alta percentuale di incassi cumulata nei giorni iniziali di programmazione. Secondo la teoria economica è pertanto assimilabile ai cosiddetti prodotti a breve ciclo di vita, come i beni a contenuto stilistico o soggetti a moda. A tutti quelli cioè che dal punto di vista dell’offerta impongono un tasso di sostituzione molto elevato e infatti ogni anno il settore cinematografico deve produrre e distribuire opere a getto continuo, con un costante turnover di soluzioni potenzialmente innovative.
Con due ulteriori implicazioni. 1. Le spese di produzione sono rappresentate da costi fissi non recuperabili perché vanno sostenute interamente prima della cir colazione in sala e pertanto gli investimenti relativi subiscono i cosiddetti effetti di irreversibilità: le decisioni di investimento riducono cioè in misura assai significativa e per periodi di tempo molto lunghi la varietà delle scelte altrimenti percorribili e delle opzioni eventualmente esercitabili nel futuro. 2. In merito alle possibilità di successo e di esito finale, la produzione è afflitta da un grado di incertezza tra i più alti di tutte le attività e i ricavi della distribuzione (soprattutto quelli costituiti dagli incassi dell’esercizio) non sono rappresentabili attraverso le normali curve di distribuzione dei proventi. La creazione dello star system che ha caratterizzato soprattutto la produzione hollywoodiana tra gli anni Trenta e gli anni Sessanta, la suddivisione in generi e l’impiego di effetti speciali sempre più sofisticati sono state alcune soluzioni volute appunto dalle major americane per affidarsi a elementi e standard produttivi a maggior potenziale di successo e ridurre quindi l’elevato rischio connesso all’attività. Un sistema applicato a volte in maniera tanto pervicace da meritare all’apparato hollywoodiano la definizione di industria degli stereotipi, più che dei prototipi. L’incerta copertura dei costi di produzione – senza dubbio uno dei problemi più importanti (se non il più rilevante in assoluto) per l’industria cinematografica – ha invece favorito più tardi in Eu ropa la nascita dei sistemi di sostegno pubblico e negli Stati Uniti lo sviluppo di tecniche di marketing sempre più evolute. Le major internazionali destinano infatti ingenti risorse al lancio promozionale dei loro titoli, in alcuni casi supe riori allo stesso budget di produzione, e in una quantità di “sottoprodotti” legati alle pellicole stesse – dai gadget ai parchi tematici e ai videogame – che spesso diventano il business principale, contribuendo in modo consistente e preponderante alla copertura degli investimenti pianificati e stanziati.

 

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