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Prima parte - UN MONDO IN CONNESSIONE
L'UNIVERSO DI RIFERIMENTO
Capitolo 1 - Un prodotto atipico
Capitalista subito
Dire che in quanto merce il film deve confrontarsi con il mercato non è nemmeno del tutto appropriato. La cinematografia attuale ha poco a che vedere con quella dei suoi primi settanta anni, nel senso che non è più un settore specifico e omogeneo, tutto basato sul prodotto filmico da proiettare nelle sale e suscettibile poi di passare, ma a molta distanza di tempo, anche in televisione. Oggi attraversa comparti e segmenti disparati. Per converso la realizzazione di un film, quale opera costituzionalmente d’ingegno, trascende la pura e semplice logica di mercato, specie se gli obiet tivi di chi lo realizza non hanno come priorità la copertura dei costi sostenuti, ma quella di raggiungere un alto valore culturale.
Lo stesso Federico Fellini, altro grande regista scomparso alcuni anni fa e icona come Bergman del cinema moderno, tendeva a scindere i due piani di lettura. Mentre dichiarava “Il cinema è un modo divino di raccontare la vita, di far concorrenza al padreterno! Nessun altro mestiere consente di creare un mondo che assomiglia così da vicino a quello che conosci, ma anche agli altri sconosciuti, paralleli, concentrici”, confessava anche “Ho il terrificante sospetto che, quando firmo un contratto per fare un film, nemmeno una volta ho pensato che mi impegnavo a rendere più intenso il ritmo vitale del pubblico, più trasparenti le cose e più sopportabile l’esistenza. È grave? Faccio film perché non so fare altro. Almeno mi sembra”.3 Eppure il cinema, fin dalla sua nascita, si è rivelato come una delle espressioni più pure, dure e concrete di capitalismo. È stato “inventato” nel 1895 a Parigi a opera dei fratelli Lumière e le prime rappresentazioni si sono susseguite nei vari paesi nel giro di quattro anni: in Germania nel novembre 1895 a Berlino (a opera di Skladanowsky); in Francia il 28 dicembre 1895 a Parigi (Lumière); in Inghilterra il 17 febbraio 1896 a Londra; in Belgio il 29 febbraio 1896 a Bruxelles; negli Stati Uniti il 26 aprile 1896 a New York (Thomas A. Edison); in Italia nel 1899 a Roma (Luigi Topi). Ma già nel 1897 Edison aveva avviato le prime battaglie legali denunciando la violazione di brevetti e diritti d’autore per la produzione tanto delle componenti “hardware” quanto di quelle “software” dell’offerta di materiali per la produzione e la proiezione della sua Edison Manufacturing Company. E fra il 1907 e il 1910 si erano create negli Stati Uniti le prime concentrazioni che hanno poi influenzato tutta la cinematografia.4
Perfino il massiccio trasferimento degli studios da New York a Hollywood, in California, ha origini esclusivamente economiche. A dispetto della leggenda che parla di esigenze climatiche favorevoli per un’estensione della produzione a tutti i mesi dell’anno (circostanza peraltro riferibile non all’attività generalmente al coperto degli studios bensì soltanto ai set per le riprese in esterni, legate oltretutto alle specifiche collocazioni geografiche o ambientali delle singole sceneggiature) è stata infatti l’introduzione di un nuovo regime fiscale nel distretto newyorkese a spingere fra il 1916 e il 1919 sulla sponda dell’altro oceano americano le case che in quel momento rappresentavano ben l’85% della produzione totale di film.5

3 Federico Fellini in Intervista sul cinema, a cura di Giovanni Grazzini (Laterza editore, 1983).
4 Ne è un esempio Mpcc (Motion picture patents company), cartello formato da 16 fra le più importanti imprese produttrici e importatrici cinematografiche, fra le quali Edison Manufacruring Company, Biograph, Armat, Parhé Frères, Vitagraph ed Eastman-Kodak. La corte distrettuale di New York ne dichiarò illegali le pratiche nel 1915.
5 Una testimonianza di questo autentico exodus delle prime case di produzione statunitensi è fornita dall’economista svizzero Peter Bachlin nel suo libro Der Film als Ware (Burg-Verlag, Basilea 1945), un classico della letteratura economica dedicata allo spettacolo, e più in particolare al cinema, pubblicato in Italia con il titolo Il cinema come industria. Storia economica del film (che suona un po’ diverso dalla traduzione originale Il film come merce) da Feltrinelli Editore (Milano 1958). Scrive fra l’altro Bachlin: “Il centro americano, Hollywood, …è stato creato durante la guerra dei brevetti (1909- 1914), da alcuni indipendenti che rifiutavano di pagare le licenze e che avevano interesse ad allontanarsi il più possibile da New York. I dintorni di Los Angeles si rivelarono un luogo ideale, a causa della loro vicinanza al Messico, dove gli apparecchi soggetti a brevetto potevano essere nascosti in caso di minaccia di sequestro… Hollywood, distaccata amministrativamente da Los Angeles, nel 1913 divenne la capitale del film americano”. Vi furono, poco prima della seconda guerra mondiale, tentativi per trasferire di nuovo la produzione a New York – dove peraltro molte società avevano nel frattempo insediato i loro servizi amministrativi – riducendo anche determinati costi fissi qualora gli impienti e le attrezzature produttive non si fossero più trovate a 3 mila miglia di distanza. Ma fallirono anch’essi.

 

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