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Prima parte - UN MONDO IN CONNESSIONE
L'UNIVERSO DI RIFERIMENTO
Capitolo 1 - Un prodotto atipico
Tante opzioni diverse
Le difficoltà nell’attribuire un codice d’identificazione certo sono oggettive e non facilmente superabili. In virtù di varie e comuni connotazioni di fondo la cinematografia viene di volta in volta considerata fra le attività artistiche o in alternativa culturali, quale parte dei settori dello spettacolo o dell’intrattenimento in genere, oppure inclusa tra le forme di consumo del tempo libero o ancora fra le componenti dei mercati della comunicazione piuttosto che degli e-contents, i cosiddetti contenuti dell’editoria elettronica confluente nell’ormai mare magnum dell’Ict, l’Information communication technology.6
La definizione del reale contesto cinematografico, al di là del suo imprescindibile e prioritario contenuto artistico che ne costituisce il portato storico, non è una questione formale, bensì un problema basilare quando si cerca di compiere una valutazione organica e tecnicamente valida della sua valenza sociale, politica ed economica. Si può perciò ragionevolmente comprendere anche come determinate classificazioni possano portare a riflessioni e analisi differenti, se non contrastanti (o a volte riduttive).
I confronti risultano talvolta impropri o parziali, se si compara il cinema ad esempio con musei e siti archeologici o con lo sport, oppure se si separa dal tutto un comparto – come l’home video – piuttosto che un altro per via dei diversi supporti fisici sui quali “viaggiano” i film o se si scorporano determinate realtà produttive dedicate al cinema solo perché la loro attività e i loro prodotti vengono qualificati non in base al mercato di destinazione o alla tipologia di consumo del bene fabbricato ma alle caratteristiche tecniche della produzione.
Esemplare in tal senso è la classificazione di tutte le varie modalità di advertising legate al cinema quali canali e fatturati propri della pubblicità, ignorandone così totalmente i proventi fra i ricavi che concorrono a determinare il volume e il giro d’affari complessivi generati direttamente dal cinema (cosa peraltro che non avviene nelle analisi finanziarie delle reti tv piuttosto che radiofoniche o per l’editoria).7

6 È quanto emerge dalle classificazioni usate in larga misura da istituzioni pubbliche, enti di statistica, centri studi e anche associazioni di categoria. Il ministero dei Beni culturali comprende per esempio il cinema fra le attività artistiche e culturali; l’Istat (Istituto centrale di statistica) fra quelle del tempo libero e dell’intrattenimento; la Siae (Società italiana autori ed editori) tra le forme di spettacolo; lo Iem (Istituto di economia dei media) della Fondazione Rosselli lo contempla nell’industria della comunicazione e così via.
7 Altro esempio è quello della casa discografica Cam-Creazioni artistiche musicali, dedicata esclusivamente alla realizzazione di colonne sonore (dal compianto Nino Rota a Ennio Moricone). Per quanto sia corretta la sua inclusione fra le imprese della “musica registrata”, appare abbastanza singolare che nel determinare il valore della produzione filmica non venga mai considerata parte a pieno diritto del complessivo settore cinematografico, comprensivo del suo indotto diretto.

 

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