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Prima parte - UN MONDO IN CONNESSIONE
L'UNIVERSO DI RIFERIMENTO
Capitolo 2 - Il settore diventato grande
Il core business e tutto il business
Cercare di superare queste difficoltà oggettive è invece necessario per costruire una
mappa attendibile di ogni attività che la cinematografia nazionale esprime e rappresenta
oggi. Per tre ragioni.

  • Prima di tutto perché l’iterazione di analisi dei dati relativi all’acquisto di cinema (oggettivamente più agevoli, ma certo non esaustive) è arrivata a consolidare un autentico vuoto d’informazione sull’intero ambito del cosiddetto supply side, fino a renderlo come del tutto trascurabile. Così oggi si può riscontrare che l’assenza di studi e riflessioni sull’offerta di cinema - sia a livello aggregato per tutti gli attori della filiera di produzione e distribuzione, sia a livello specifico di chi comunque “fa” e contribuisce a diffondere cinema - ha maturato quale conseguenza la perdurante scarsità, ormai strutturale, di riferimenti. E di passaggio si può rilevare che se persiste una certa ignoranza dei meccanismi su cui il mercato si regge e della sua vita complessiva, la responsabilità non va fatta risalire sbrigativamente al “mondo di fuori”, ossia a chi professionalmente (sui vari versanti: sociale, economico, politico…) si occupa di spettacolo, cultura, comunicazioni o intrattenimento, siano essi studiosi e ricercatori piuttosto che istituzioni o media. Anzi, in larga misura pare ricadere proprio sul “mondo di dentro”, cioè sugli stessi operatori della cinematografia, che non sembrano avere mai veramente avvertito l’esigenza di mettere a disposizione gli strumenti necessari per approfondire la conoscenza del proprio settore. Adeguando valutazioni di superficie e informazioni parziali a oggettivi dati di fatto mostrano – in fondo – di anteporre nella loro comunicazione gli aspetti di promozione e sviluppo del prodotto (in particolare sotto il profilo delle vendite) ai reali contenuti di gestione e di valore strategico del mercato in cui agiscono, ai fini anche di un effettivo confronto con altri settori dell’industria, dei servizi e delle attività artistiche.
  • In secondo luogo perché l’insistenza a puntare i riflettori sul versante della domanda, anche e soprattutto da parte degli addetti ai lavori, lascia nell’oscurità un vasto arcipelago di attività proprie della cinematografia e che ne sono parte integrante non solo ai fini della realizzazione e della circolazione del prodotto, ma anche sotto il profilo essenziale dell’equilibrio patrimoniale e della sussistenza economica. Anche per il mondo del cinema, come per quello terrestre, si può parlare in pratica di due emisferi.



    I ricavi della distribuzione diretta al pubblico – nelle sue varie forme - tradiscono infatti, in rapporto al valore della produzione di tutto il settore, un trend di lenta ma progressiva riduzione. Tanto che si può stimarne la quota attuale ben sotto alla fatidica linea del 50%. E’ questa la parte tradizionale dell’universo-cinema, quella costituita dai comparti storici della produzione, della distribuzione e dell’esercizio. Che ne sono in pratica e nella sostanza il cuore e compongono perciò quello che si può intendere come “settore specifico”. Ma l’altra parte dei proventi che mantengono in vita la cinematografia affluisce da nuovi e differenziati sviluppi del prodotto, dove sono protagonisti comparti diversi. Sussidiari, complementari, però ormai vitali, rientrano in quello che si può chiamare (secondo la convenzionale letteratura economica) “grande settore”.


La costruzione dell’universo di riferimento risulta inoltre difficile perché manca una fonte di dati ufficiali, così come non esiste un censimento dettagliato e aggiornato, un database completo e attendibile. Aspetto, questo, essenziale; perché l’informazione sul fronte quantitativo condiziona e determina poi, essendone propedeutica e basilare, qualsiasi approfondimento anche in termini qualitativi sull’offerta del settore tout court. Sotto il profilo economico l’individuazione di assetti e perimetri economici e la considerazione del mercato quale complesso di consumi e riflesso di stili di vita, soggetto ai flussi dei redditi e dei trend finanziari, consente di valutare l’effettivo andamento del settore cinematografico nel tempo e rispetto a quello dell’economia in generale e delle congiunture nazionali, alle capacità di spesa e alle preferenze d’acquisto dei consumatori e quindi soprattutto in relazione con le tendenze espresse (in termini di concorrenza o ancor’anche di sovrapposizione) dalle altre realtà produttive.

 

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