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Seconda parte - C'ERA UNA VOLTA LA CELLULOIDE
QUALI ATTIVITA' E RISORSE
Capitolo 3 - Sul fronte dell'offerta
Gli investimenti
Gli investitori italiani che materialmente raccolgono le risorse primarie – in buona parte attingendo alla fonte originaria del credito bancario – sono essenzialmente di due tipi: privato e pubblico.
Nella prima area rientrano gli imprenditori cinematografici effettivi, ossia gli azionisti delle case di produzione, distinguibili a loro volta in produttori diretti, che gestiscono in prima persona le realizzazioni delle opere, e in produttori indiretti o coproduttori (italiani o stranieri), che sostengono l’impegno finanziario dell’iniziativa, la cui gestione fa capo però materialmente a un altro partner dell’iniziativa. Alla seconda appartengono invece istituzioni, enti e organismi pubblici che erogano alle aziende produttrici contributi finanziari (in conto capitale, cioè a fondo perduto, oppure in conto interessi, vale a dire da restituire totalmente o almeno in parte) finalizzati alla produzione di determinati progetti cinematografici. Il primo erogatore di risorse su questo versante è lo stato attraverso il MiBac-ministero per i Beni e le Attività Culturali con uno specifico capitolo di spesa denominato Fus-Fondo unico per lo spettacolo, una quota del quale è riservata al cinema. In parallelo hanno poi cominciato ad agire da alcuni anni anche le regioni con strutture che hanno preso il nome convenzionale di Film commission e la stessa Unione Europea con fondi destinati principalmente alla promozione di singole produzioni nell’ambito dei programmi Media ed Eurimages.1
Un’altra categoria di grande rilevanza è costituita invece dalle società a capitale pubblico che fungono da strumenti operativi come Rai Cinema della Rai-Radiotelevisione italiana, che ha formalmente natura giuridica privata in quanto spa (società per azioni) ma che è interamente posseduta (al 99,9%) dal ministero dell’Economia e delle finanze, e Cinecittà Holding, anch’essa in carico al Tesoro ma sottoposta alla vigilanza e al controllo del MiBac che ne esercita i diritti d’azionista. La Rai produce in proprio ma ancor più quale committente nei confronti di case indipendenti; Cinecittà Holding opera direttamente tramite l’Istituto Luce – gestore pure dell’archivio storico della cinematografia – ed è attiva sul fronte industriale (ad esempio con laboratori di sviluppo e stampa) e dei servizi (studi di lavorazione, attrezzature e impianti, allestimento di scenografie, promozione all’estero). A margine di questo compendio della produzione nazionale occorre comunque aggiungere una quota di capitale straniero che confluisce negli investimenti di film italiani. Risultano tali infatti quelli – pochi – finanziati e allestiti da società-filiali di gruppi internazionali, con sede in Italia che vengono pertanto considerati d’origine nazionale, e quelli – più numerosi e d’incidenza nettamente superiore – realizzati in regime di coproduzione, ossia in compartecipazione da case di produzione nazionali e operatori esteri.



Fonte: “Il cinema italiano in numeri” (anni solari dal 2002 al 2008) a cura dell’Ufficio Studi/Ced Anica (Associazione nazionale industrie cinematografiche audiovisive e multimediali).

Come si può riscontrare (tabella 3) la quota di fondi pubblici rispetto agli investimenti privati nelle produzioni italiane al 100% ha seguito negli anni un andamento altalenante. Da poco più di un quarto del 2002 sono passati a più di un terzo nel biennio successivo per poi crollare a meno di un sesto e a poco più di un quinto rispettivamente nel 2005-2006 e nel 2007, quando hanno ripreso a crescere, attestandosi poi nel 2008 al 21,5%. Emerge tuttavia la relativa convergenza dei due trend: in rispondenza dei cali o degli incrementi dei finanziamenti statali anche gli investimenti privati registrano decrementi o aumenti, cambiando o invertendo la loro curva di tendenza. Inferiore risulta invece l’incidenza dei contributi Fus alle coproduzioni, con un andamento fondamentalmente ininfluente in termini di scostamenti sul flusso di risorse dei produttori privati italiani. L’entità globale degli investimenti per i film italiani coprodotti risulta d’altra parte nettamente superiore ai budget totali riscontrati per le opere tutte nazionali. Dalla serie storica degli investimenti medi si rileva semmai la costanza d’investimento da parte italiana, che destina alle coproduzioni risorse in quantità pressoché simile a quelle pianificate per le produzioni interamente domestiche (tabella 4).



Fonte: “Il cinema italiano in numeri” (anni solari dal 2000 al 2008) a cura dell’Ufficio Studi/Ced Anica (Associazione nazionale industrie cinematografiche audiovisive e multimediali)
* Per film prodotti sono intesi i film che hanno ottenuto il visto censura nell’anno di riferimento e dal conteggio sono esclusi i film a contenuto esplicitamente pornografico. Per film italiano si intende l’opera realizzata con l’apporto al 100% di capitale italiano.


CAPITALI PRIVATI

Dal momento che generano il 78,5% di tutte le risorse messe in campo, gli investitori privati sono fondamentalmente i veri artefici della cinematografia italiana. Si tratta in genere di capitali investiti, come detto, dalle stesse società che poi producono direttamente i film, gestendone la realizzazione. Rispetto ai titoli effettivamente immessi sul mercato – circa 120 all’anno – e ai dati espressi dai registri anagrafici – sono 6.410 le imprese della categoria iscritte agli albi delle Camere di commercio – la loro consistenza appare effettivamente esorbitante, per quanto sia alimentata anche dalle aziende cosiddette tecniche o esecutive di pre e post-produzione, stampa e riproduzioni, teatri di posa e studi. In realtà, come viene illustrato nel successivo quinto capitolo, le società di capitali risultano 3.064 e fra queste le aziende operative a un certo livello sommano a 1.124, quasi equamente suddivise per classi di fatturato: le ditte cosiddette minori, di piccola o piccolissima dimensione, ammontano a 652; le imprese maggiori, di taglia medio-grande, sono invece 472.
Un parziale riscontro di questo quadro è fornito dagli “Elenchi delle imprese cinematografiche” istituiti presso la Direzione generale del cinema del Mibac-Ministero per i Beni e le attività culturali con il decreto legislativo numero 28 del 22 gennaio 2004 con il quale sono state largamente riformate le norme che regolano la concessione dei contributi statali attraverso il Fus-Fondo unico per lo spettacolo. La registrazione preventiva in questi elenchi (insieme a quella di tutti i progetti di film al Prc, il Pubblico registro cinematografico gestito dalla Siae che dal 1938 a oggi conta più di 10 mila film e 22 mila cortometraggi), per quanto di natura formale e riferita ai soli dati anagrafici, costituisce appunto una condizione pregiudiziale per la presentazione delle richieste di incentivazione e l’eventuale assegnazione degli stanziamenti. Ebbene, l’ultima rilevazione disponibile segnala – sul totale delle 2.323 ragioni sociali a repertorio – la presenza di 529 imprese nel comparto della produzione: 424 in via esclusiva e 105 attive anche in quello distributivo. Di queste 504 risultavano società di capitali, 352 fondate negli ultimi 15 anni, solo 69 con più di 15 dipendenti e 238 con meno di 15 addetti (le restanti 197 non forniscono indicazioni relative al personale).
Si evince in sostanza che fra le case di produzione intese in senso stretto un nucleo di un centinaio di società – come illustra in dettaglio il settimo capitolo – si dimostra operativo in piena continuità e stabilità d’azione, altre 370 imprese – a ragione del limitato numero di film italiani immessi annualmente sul mercato – si impegnano nello sviluppo di singoli progetti che realizzano nell’arco di uno o più anni e che a rotazione vanno a completare l’offerta filmica nazionale, mentre un ulteriore centinaio di aziende sono riuscite a mettere al proprio attivo, dalla loro fondazione a oggi, un solo titolo senza più riaffacciarsi sul mercato della distribuzione nazionale (tabella 5).2



Elaborazione su dati relativi al periodo 1990-1998 della ricerca “Il cinema tra arte e box office: reputazione e relazioni” di A. Usai, F. Montanari e G. Delmestri (Artwork & network, edizioni Egea, Milano 2001) e per il periodo 1999-2007 delle edizioni corrispondenti di “Annuario del cinema italiano & audiovisivi” (edizioni Centro studi di cultura promozione e diffusione del cinema, Roma).
*Il computo totale delle produzioni e coproduzioni considerate risulta per il periodo 1990-1998 pari a 804 opere e per il periodo 1999-2007 corrispondente a 1.316 pellicole complessive.

Le risorse che l’imprenditoria cinematografica nazionale ha messo in campo negli anni sono d’altra parte risultate sempre di entità contenuta. Non solo rispetto alla “ricca” industria statunitense, la cui media d’investimento – la più alta al mondo – è per le sue 600 opere annuali (590 nel 2007) superiore di nove volte; ma anche in confronto a quella degli altri quattro grandi mercati continentali: nell’arco dell’ultimo decennio l’industria italiana ha registrato circa il 23,5% dell’importo inglese (46 i titoli nazionali del 2007), il 32,5% del dato tedesco (78 pellicole), il 39,0% di quello francese (133), risultando inferiore dell’11% al budget medio spagnolo (per 115 titoli), mentre il complesso del settore nell’Unione Europea segna un indice medio superiore a quello italiano di 2,2 volte. Anche Giappone e Australia raccolgono investimenti medi più alti, rispettivamente del 59,5% e del 15,5% per le loro opere domestiche, 407 e 24 nel 2007. Il confronto risulta vincente soltanto con l’India, che rappresenta la seconda realtà mondiale con oltre mille film prodotti ogni anno (1.091 nel 2007), grazie anche al modesto impiego di capitali iniziali, pari in media a circa 1,2 milioni di euro.3


FINANZIAMENTI PUBBLICI

Da sempre i fondi pubblici sono fonte di dibattiti per l’oggettiva difficoltà nel gestirne la concessione con estremi equilibrio e oculatezza e con piena soddisfazione – cosa ancora più difficile e complicata –di tutti i richiedenti, soprattutto da parte di quanti non vedono accolte le loro domande. E in verità fino alla riforma normativa del 2004 l’erogazione ha prestato il fianco a molte critiche: dei 327 film finanziati nei precedenti nove anni solo il 6% aveva per esempio ottenuto risultati di box office almeno pari al sostegno ricevuto; l’11% dei progetti non era stato nemmeno portato a termine; l’85% degli aiuti assegnati non è mai stato recuperato trasformandosi in pratica in finanziamenti a fondo perduto. Al di là di inevitabili perplessità e discussioni, occorre rilevare tuttavia l’estrema trasparenza del sistema di incentivazione regolamentato per via legislativa e affidato alla direzione generale del cinema del Mibac nell’ambito del Fus-Fondo unico per lo spettacolo. I dispositivi di giudizio in sede d’esame delle richieste avanzate sono stati resi nel tempo sempre più dettagliati, con meccanismi di attribuzione dei punteggi di valutazione che non sembrano lasciare molti margini di discrezionalità; il regolamento d’applicazione è soggetto a revisioni continue, anche per gli aggiornamenti via via apportati per decreto o su sollecitazione della Corte costituzionale e della Corte dei conti; i rendiconti degli stanziamenti deliberati sono pubblicizzati (circostanza raramente riscontrabile nel vasto panorama di contributi statali disposti a favore di altri settori industriali, agricoli o commerciali) e indicano minuziosamente le decisioni adottate dalle commissioni che vagliano, secondo i vari capitoli di spesa, le documentazioni presentate; riportano inoltre nominativamente tutti gli importi deliberati (in totale le pagine di relazione dedicate al cinema sono oltre 200 su un totale di 550).
Gli interventi a sostegno delle cinematografie nazionali – nell’ambito delle politiche a favore dei sistemi audiovisivi – sono peraltro diffusi in quasi tutti i paesi europei, in un’estrema varietà di modalità. Si calcola ad esempio che l’ammontare degli interventi di supporto alle attività audiovisive all’interno dell’Unione Europea sia pari a 22,35 miliardi di euro, corrispondenti a circa un terzo degli aiuti (66,72 miliardi) concessi agli altri settori, esclusi naturalmente tutti quelli d’interesse generale e che riguardano i servizi primari (come ferrovie, trasporti, energia, infrastrutture e così via). Basti dire che il budget del ministero alla Cultura della Francia ha assegnato al sostegno dell’industria cinematografica e audiovisiva per il 2009 – attraverso il Cnc, Centre national de la cinématographie – 540,6 milioni di euro, 279,6 dei quali destinati direttamente alla produzione, alla progettazione e all’esportazione di film nazionali. In particolare l’Italia – che pure conta su un network pubblico come quello della Rai – figura al decimo posto della spesa per abitante in sostegni al sistema audiovisivo.4
A differenza della larga maggioranza degli altri partner comunitari l’Italia non ha mai condotto azioni mirate a favorire l’afflusso di investimenti per la produzione di nuovi film nazionali e il gap è stato colmato soltanto di recente. Dal 2009 è entrato infatti in vigore un regime innovativo di agevolazioni fiscali specifiche per la cinematografia, operante per un triennio, con misure riconducibili a due forme di aiuto: il tax credit (appunto credito d’imposta) e il tax shelter (detassazione degli utili). Questi benefici si riferiscono a investimenti in film italiani, anche se è prevista un’estensione alle industrie tecniche (per esempio pre e post-produzione, sviluppo e stampa, doppiaggio) chiamate a operare nella lavorazione di pellicole straniere. Di particolare interesse è giudicata l’introduzione del cosiddetto tax credit esterno, ossia il riconoscimento delle incentivazioni fiscali anche alle società non cinematografiche ma che contribuiscono agli investimenti destinati alla produzione filmica.5
Si tratta di misure largamente attese, indirizzate soprattutto a rafforzare l’afflusso di risorse d’investimento, da parte per esempio di banche, fondazioni bancarie e gruppi finanziari che in virtù degli eventuali apporti di capitali alla produzione (suscettibili a loro volta di ulteriori positivi ritorni economici) possono abbattere le imposte praticate sugli utili conseguiti nella loro attività principale All’estero l’uso della leva fiscale per finanziare opere cinematografiche è assai più diffusa e da molto più tempo. Il paese più avanzato su questo fronte è la Gran Bretagna, dove è prevista un’esenzione fiscale del 100% e un credito d’imposta del 25% per film di budget inferiore a 29 milioni di euro e una detrazione pari all’80% con credito d’imposta del 20% per tutti gli altri. In Francia i privati che decidono di investire nel cinema nazionale versano le loro risorse alla Société pour le financement du cinéma et de l’audiovisuel godendo di una deducibilità al 100% entro un limite del 25% del reddito imponibile e di un credito d’imposta corrispondente al 20% sui costi ammissibili fino a un tetto di 1 milione di euro.6



Elaborazione su dati Sicoge (Servizio informativo contabilità gestionale) del ministero dell’Economia e delle finanze - Fonte: “Relazione sull’utilizzazione del Fondo unico per lo spettacolo – Anno 2007” a cura dell’Osservatorio dello spettacolo del Mibac-Ministero per i beni e le attività culturali.

L’impiego da parte del Mibac delle risorse assegnate al Fus ogni anno in base alla legge finanziaria ha un’articolazione molto complessa e riguarda i sei settori di musica, lirica-sinfonica, danza, prosa, cinema e circhi, con varie tipologie di intervento e di destinatari per ognuno di essi. In generale la ripartizione degli stanziamenti – definita a grandi linee dalla tabella 6 che ne riepiloga le varie forme – vede per entità d’importo il cinema al secondo posto, dopo le fondazioni lirico-sinfoniche che pur essendo solo 14 beneficiano degli aiuti più alti. Va comunque osservato che l’intervento dello stato nello spettacolo non si esaurisce nelle risorse provenienti dal Fus-Mibac, in quanto possono essere assegnati contributi specifici anche dalla presidenza della Repubblica, da quella del Consiglio dei ministri e da altri ministeri (per esempio dai dicasteri degli Affari esteri e delle Comunicazioni). Altre forme indirette di sostegno sono attuate poi a favore di singole, specifiche attività attraverso incentivi fiscali – ma non se ne conosce l’apporto complessivo – che fino a tutto il 2008 non hanno riguardato il cinema.
Per quanto riguarda lo specifico comparto della produzione sono previsti due tipi di assegnazioni: contributi di qualità dei progetti filmici, definiti anche come finanziamenti indiretti alla produzione, e premi di qualità sugli incassi dei film. Sotto il profilo gestionale solamente i primi possono però essere considerati tecnicamente alla stregua di capitali d’investimento e fanno capo a quattro diverse tipologie: lungometraggi giudicati d’interesse culturale (in sigla IC); opere prime e seconde – definite tali in base al curriculum professionale degli autori – di qualità (codificate come OPS); sceneggiature originali di particolare valore (con l’acronimo SSO); cortometraggi d’interesse culturale (targati CO). Nella tabella 7 ne sono riportati a titolo indicativo i riferimenti principali, considerando tuttavia che di norma i tempi di riconoscimento e quelli dell’erogazione materiale dei contributi non rientrano nello stesso anno solare e pertanto si possono riscontrare fra le cifre riportate alcune sfasature.



Fonti dell’elaborazione: “Relazione sull’utilizzazione del Fondo unico per lo spettacolo – Anno 2007” a cura dell’Osservatorio dello spettacolo del Mibac-Ministero per i beni e le attività culturali e “Il cinema italiano in numeri – Anno solare 2008” a cura dell’Ufficio Studi/Ced Anica (Associazione nazionale industrie cinematografiche audiovisive e multimediali).

L’importanza dei contributi pubblici erogati dal Fus deriva soprattutto dalla possibilità per i cineasti ideatori del progetto artistico di assicurare quegli investimenti aggiuntivi che consentono spesso ai finanziatori principali, quali le case di produzione, di impostare un budget di previsione compatibile nelle prospettive dei suoi ritorni economici e li inducono di conseguenza a definire il piano d’investimento (principalmente attraverso il sistema creditizio, a partire dalla Banca nazionale del lavoro con la sua sezione per il credito cinematografico, consolidatasi nel tempo anche quale braccio operativo dei programmi d’intervento e incentivazione statali) e ad avviarne la realizzazione.
A una lettura in questa ottica si presta lo schema esemplificativo dell’assegnazione per società dei contributi indiretti alla produzione disposti nel 2007 nell’ambito del Fus (tabella 8). I contributi statali rappresentano in ogni caso soltanto una parte dei finanziamenti pubblici alla cultura e allo spettacolo, cinema compreso. Secondo le ultime rilevazioni pesano in effetti solo per il 30%, rispetto al 26% delle Regioni e al 44% dei comuni.7
Nelle istituzioni locali si è diffusa in particolare la costituzione delle cosiddette Film Commission, agenzie preposte allo sviluppo delle attività cinematografiche sul territorio, promuovendo inizialmente l’offerta di location per le opere in lavorazione, l’organizzazione di rassegne e festival e la localizzazione di imprese. In breve tempo tuttavia queste strutture nate principalmente a livello regionale si sono dedicate con una certa intensità a sostenere direttamente anche la produzione di nuove pellicole.8



Fonte dell’elaborazione: Direzione generale per il cinema del Mibac-Ministero per i beni e le attività culturali ( da “Relazione sull’utilizzazione del Fondo unico per lo spettacolo – Anno 2007” dell’Osservatorio dello spettacolo).

La Regione Campania (area sviluppo settore terziario e promozione turismo) ha per esempio stanziato nel 2007 un fondo di 1,35 miliardi di euro per la partecipazione a coproduzioni e delle 148 richieste nel comparto audiovisivo ne ha dichiarate ammissibili 59 e finanziate direttamente 30 – fra cui “Il divo” prodotto da Indigo – per un importo di 1,154 milioni di euro (8 su 15 quelle musicali per 108 mila euro e 10 su 30 quelle teatrali per 162 mila euro). Nell’ambito del programma Film Fund l’Apulia Film Commission della Regione Puglia ha a parte sua erogato 11 contributi nel 2007 a sette film, tre cortometraggi e un documentario per 258 mila euro e nel 2008 altri 30 a dieci film e 20 fra cortometraggi e documentari per 463,2 mila euro, con un impiego totale di 721,1 mila euro. Fuori Film Fund sono stati inoltre corrisposti fondi per 960 mila euro al film tv della Rai “Pane e libertà-Giuseppe Di Vittorio” e al film per il cinema “Il grande sogno” di Michele Placido per 30 mila. Torino e Piemonte Film Commission, la prima nata nel 2000, ha finanziato nei primi sette anni di attività 87 film con una media di 70 mila euro a titolo, e ha firmato di recente un accordo con la casa produttrice americana Endgame Entertainement per la costituzione di una nuova società di investimento dotata inizialmente di capitali per 14 milioni di euro e volta a operare a livello sia finanziario sia produttivo oltre che come fondo di garanzia per progetti indirizzati al mercato internazionale. Il 20% della dotazione dovrà essere impiegato sul territorio piemontese e gli interventi per ogni film non potranno superare il tetto di 4 milioni di euro né il 25% del budget complessivo.
La Regione Sardegna ha stanziato invece 7,5 milioni di euro per il triennio 2008-2010; la Friuli Venezia Giulia Film Commission concede attraverso il proprio Film Fund fino a 140 mila euro di sostegno alle produzioni che intendono ambientare scene e riprese sul territorio regionale; la Lazio Film Commission operativa solo dal 2007 dispone di un budget di 7 milioni di euro per dieci interventi; perfino la Provincia di Milano ha avviato un programma di sostegno alla filmografia locale con un bando predisposto dagli assessorati alla cultura e all’innovazione dotato di 700 mila euro per documentari e cortometraggi. Si tratta tuttavia solo di pochi esempi indicativi di una realtà assai più ampia, ma non chiaramente leggibile per l’attività, la configurazione istituzionale e l’organizzazione amministrativa ancora informali che caratterizzano queste strutture.9

1 Ogni anno si contano anche numerosi apporti di singole amministrazioni nazionali, regionali e locali (specialmente comuni) che sovvenzionano direttamente a vario titolo – e a scopi istituzionali – la produzione di opere considerate di pubblico interesse, in particolare sotto il profilo promozionale delle loro attività o del territorio di competenza.
2 Si riportano a puro titolo indicativo – e senza alcun valore di classificazione statistica – le risultanze, emerse in corso di ricerca, relative alle opere partecipate nominalmente e firmate (pur attraverso varie società) dai produttori più attivi imprenditorialmente (con più di cinque realizzazioni) nei nove anni presi in considerazione: Riccardo Tozzi con 39 film in database; Domenico Procacci, Marco Chimenz e Giovanni Stabilini 37; Gianluca Arcopinto 24; Marco Valsania 19; Donatella Botti 18; Marco Poccioni 18; Aurelio De Laurentiis 17; Vittorio Cecchi Gori 17; Maurizio Amati 15; Luigi De Laurentiis 15; Umberto Massa 12; Elda Ferri 11; Alessandro Verdecchi 11; Luigi Musini 11; Tilde Corsi 10; Gianni Romoli 10; Antonio Avati 9; Fulvio Lucisano 9; Maurizio Totti 9; Nicola Giuliano 9; Francesca Cima 8; Roberto Cicutto 8; Giorgio Magliulo 8; Donatella Palermo 8; Lionello Cerri 8; Angelo Barbagallo 7; Beppe Caschetto 7; Massimo Ferrero 7; Andrea Occipiti 6; Carlo Degli Esposti 6; Andrea De Liberato 6; Matteo De Laurentiis 6; Federica Luciano 6; Gherardo Paglieri 6.
3 Dati di riferimento tratti da “Focus 2008-World film market trends” dell’Eao-European audiovisual observatory dell’Unione Europea, a cura di Martin Kanzler, analista del dipartimento Information on markets and financing dello stesso osservatorio europeo.
4 “Analyse comparative du financement du secteur audiovisuel public”, a cura di Andre Lange, responsabile del dipartimento Information sur les marchés et les financements dell’European audiovisual observatory dell’Unione Europea (luglio 2008).
5
Le disposizioni normative sono contenute nell’articolo 1 della legge numero 244 del 24 dicembre 2007 (legge finanziaria per il 2008) ai commi 325-327 in riferimento al credito d’imposta e ai commi 338-341 per quanto concerne la detassazione degli utili. Un’approfondita analisi delle nuove misure è contenuta in “Agevolazioni fiscali per il cinema. Studio in materia di credito d’imposta per l’industria cinematografica italiana” di Gian Marco Committeri e Mario La Torre (I quaderni dell’Anica, a cura dell’Ufficio studi Anica), dicembre 2008.
6 Un’esposizione dei sistemi di agevolazione in uso negli altri paesi è contenuta in “Il mercante e l’artista-Per un nuovo sostegno pubblico al cinema: la via italiana al tax shelter”, a cura di Angelo Zaccone Teodosi, presidente di siCult (Istituto italiano per l’industria culturale) e di Bruno Zambardino e Alberto Pasquale (Spirali Editore, Roma 2009), nel quale i propositori delle nuove misure Gabriella Carlucci e Wilmer Bordon ripercorrono l’evoluzione in Italia della normativa in materia di finanziamento e sostegno alla produzione cinematografica.
7 Stime di IsiCult-Istituto italiano per l’industria culturale (convegno “Una legislatura innovativa per lo spettacolo italiano”, Roma, 9 aprile 2008).
8 Un elenco ancora incompleto per la progressive istituzione di queste strutture può annoverare: Abruzzo Film Commission; Alberobello Puglia Film Commission; Afc-Apulia Film Commission della Regione Puglia; Basilicata Film Commission; Bologna Film Commission; Calabria Film Commission; Campania Film Commission; Capri Film Commission; Catania Film Commission; Città di Palermo Film Commission; Emilia-Romagna Film Commission; Film Commission Regione Campania; Friuli Venezia Giulia Film Commission; GenovaSet-City of Genoa Film Commission; Ischia e Procida Film Commission; Italian Riviera-Alpi del mare Film Commission; Liguria e Genova Film Commission; Lombardia Film Commission; Marche Film Commission; Portofino Film Commission; Roma, Province e Lazio Film Commission (che agisce attraverso la finanziaria regionale Filas); Sardegna Film Commission; Sicilia Film Commission; Siracusa Film Commission; Torino e Piemonte Film Commission; Toscana Film Commission; Umbria Film Commission; Veneto Film Commission
9 Una Film Commission può essere un ente, un’agenzia o un servizio erogato da un’istituzione locale senza scopo di lucro. In genere ha la finalità di attrarre le produzioni cinematografiche e audiovisive in un determinato territorio e offre alle produzioni una serie di servizi gratuiti, anche come forma di incentivo, con l’obiettivo di creare opportunità e ricadute economiche per il territorio – anche sotto l’aspetto occupazionale – e per le attività delle imprese locali. La maggior parte delle Film Commission italiane sono associate alla Italian Film Commissions e sono promosse e sovvenzionate da amministrazioni pubbliche quali Regioni, Province e Comuni e – in molti casi – Camere di commercio. In mancanza di un quadro normativo queste strutture sono gestite per consuetudine in regime di autoregolamentazione, prendendo a modello il regolamento dell’Afci, l’Associazione mondiale delle Film Commission. La loro dotazione finanziaria può fare capo a diversi assessorati,che curano per la parte di loro diretto interesse – quali organi dotati di personalità giuridica – anche la preparazione dei relativi atti amministrativi. In quanto agenzie di attrazione territoriale di carattere pubblico sembrano rientrare nell’alveo amministrativo e gestionale che disciplina il cosiddetto Ruolo pubblico nel marketing territoriale. Il termine commission sta a significare “gruppo di lavoro di competenze plurisettoriali”. ed è riferito proprio al coinvolgimento ampio di servizi, forniture e problematiche che non sono riconducibili a un solo ufficio, a un unico assessorato o a una delega specifica. Esiste anche la formula più semplice di Film Office, adottata generalmente da municipi di territori ad alta frequenza produttiva (è il caso di New York), che intendono svolgere attività soprattutto di “sportello” nei confronti delle case di produzione per la gestione di permessi e l’offerta di informazioni. Questo tipo di scelta è stata effettuata anche dal Comune di Roma, che pure aderisce alla film commission regionale.

 

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