LINGUA
Report 2014
Report 2013
Report 2012
Report 2011
Report 2010
Report 2009
Report 2008
fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2008
Seconda parte - C'ERA UNA VOLTA LA CELLULOIDE
QUALI ATTIVITA' E RISORSE
Capitolo 3 - Sul fronte dell'offerta
L'esercizio
Fra tutte le attività di intrattenimento, spettacolo e cultura il cinema si è dimostrato fra le più sensibili all’evoluzione sia dell’economia sia delle innovazioni tecnologiche. Al riguardo dei cicli di congiuntura si è potuta rilevare in periodi di stagnazione una riduzione delle presenze in sala a doppia cifra, con punte superiori pure al 30% come accaduto nella primavera 2004. E anche nei primi mesi del 2008, a fronte di una robusta ripresa dell’inflazione indotta da un costante rialzo delle quotazioni del greggio, beni e servizi ricreativi hanno accusato contrazioni mensili comprese fra il 4% e il 5% – inferiori solamente ai decrementi medi del 6% del settore mobilità – e nel computo specifico delle aree interessate sono emersi fra i dati di spesa più depressi fra gennaio e luglio quelli relativi alla frequentazione dei locali di proiezione.
Alla sensibile esposizione alle fluttuazioni del ciclo economico si sovrappone poi la particolare tipologia del pubblico cinematografico, dove predomina la fascia d’età compresa fra 13 e 26 anni, che da tempo orienta parte delle sue risorse verso consumi alternativi, primi fra tutti quelli in comunicazioni telefoniche per l’acquisto di nuovi cellulari, carte prepagate e crediti per telefonate e sms. Una passione per la telefonia mobile che fra i giovani trova la principale motivazione proprio nella sua evoluzione sul piano multimediale, espressa soprattutto nei contenuti d’intrattenimento basati su suoni e immagini. Minacciando presenze e incassi in sala, l’innovazione tecnologica ha tuttavia introdotto anche una sensibile riconversione del consumo cinematografico proprio verso forme alternative, sempre più evolute e funzionali a una fruizione personalizzata nelle modalità di spazio e tempo: con le offerte home video prima in vhs e poi su dvd, quindi con le proposte tv, dalle piattaforme satellitari a quelle digitali sia in pay tv sia in pay-per-view, infine attraverso Internet (in video streaming, download e peer to peer) e i videotelefonini. Sotto questo aspetto l’esercizio è il comparto che sembra essere oggetto da almeno un decennio del processo di ristrutturazione più intenso di tutto l’ambito cinematografico. Perché rispetto all’evoluzione del mix dei canali di distribuzione (e a dispetto dei suoi effetti), che sembra averne messo in discussione la centralità nel mercato della domanda e quindi del sistema cinema, l’esercizio è stato ed è protagonista di un fenomeno di trasformazione ben più complesso e assai più profondo.



Elaborazione su dati Cinetel di fonte Anem (Associazione nazionale esercenti multiplex) da “Il cinema italiano in numeri” (anni solari dal 2004 al 2008) a cura dell’Ufficio studi/Ced Anica (Associazione nazionale industrie cinematografiche audiovisive e multimediali) I dati relativi al 2004 registrano solo la somma dei complessi dotati da 2 a 7 schermi.

L’interpolazione sotto il profilo delle politiche e delle pratiche commerciali ne è soltanto l’espressione superficiale; la punta emergente di quello che si potrebbe definire invece come un autentico cambio generazionale. Negli ultimi 15 anni l’apparato dei centri di proiezione ha cambiato pelle in quanto la tipologia degli impianti di prima e seconda visione si è modificata per oltre il 50% e l’offerta di schermi attivi (in funzione cioè più di 120 giorni all’anno) nei complessi che costituiscono la rete commerciale primaria – dove si concentra da decenni oltre l’80% di tutto il consumo di cinema in sala – si è quasi triplicata. È una mutazione che ha portato alla nascita, dal 1994 a oggi, di quasi 300 nuovi esercizi polifunzionali, ossia multischermi e multisala, compresi 110 multiplex – quelli con almeno otto platee – 90 dei quali soltanto dopo il 2000.
Le strutture che vengono considerate parte effettiva del circuito dell’esercizio commerciale non esauriscono l’effettiva disponibilità nazionale di sedi di proiezione cinematografica. Anche se manca un panorama completo e definito, se ne possono ricostruire a grandi linee alcuni contorni incrociando i (pochi) dati conosciuti sulle rilevazioni che tendono a intercettare ogni piccola realtà (tabella 19).




Un’altra statistica riguarda invece l’offerta di posti in tutti i tipi di locali per la proiezione, senza tuttavia alcuna indicazione sul numero – assai più significativo – delle sale e degli schermi, in particolare se attivi o no per più di 120 giorni (cifra individuata per segnalare un’operatività limitata ai soli week end). Secondo l’Osservatorio dello spettacolo, su dati della Direzione generale per il cinema del ministero per i Beni e le attività culturali il numero totale di posti è di 1.300.456, dei quali il 40,26% (523,2 mila) nelle strutture monosala; il 26,79% in complessi multisala (348,4 mila); il 19,40% in cinema-teatro (252,3 mila); il 9,64% in arene (125,1 mila); lo 0,49% in cinema-teatro multisala (6,3 mila); lo 0,41% in sale-arene (5,9 mila); lo 0,34% in drive in (4,4 mila); più un ulteriore 2,66% non attribuibile in modo specifico (34,4 mila).33
Il processo che ha ridisegnato il paesaggio della proiezione in sala ha portato naturalmente con sé una profonda rivisitazione delle strategie commerciali delle principali case di produzione e compagnie di distribuzione, accentuandone l’avvicinamento ai modelli gestionali e manageriali, più strutturati, dei maggiori gruppi internazionali. È stato inoltre accompagnato dall’implementazione di tutte le principali innovazioni tecnologiche introdotte nel comparto ed è un percorso tuttora aperto, i cui effetti attesi – e ancora più incisivi, in termini di politiche di settore e impiego di risorse, di cultura industriale e finanziaria, di scelte organizzative oltre che d’integrazione degli asset imprenditoriali – dovrebbero dispiegarsi nelle prossime, imminenti stagioni, a brevemedio termine.
Ma nelle sue dimensioni complessive e nelle sue implicazioni sociali ed economiche questa ristrutturazione della rete commerciale rappresenta un fenomeno inedito per il cinema italiano.

INVESTIMENTI IMMOBILIARI

Lo sviluppo e la riconversione dei cosiddetti punti vendita si sono realizzati perché il comparto dell’esercizio ha visto convogliare su di sé negli ultimi 15 anni investimenti per oltre 3 miliardi di euro: un afflusso di capitali (secondo le stime più attendibili, anche se necessariamente approssimative in questo genere di valutazioni e per ordini di grandezza simili) pressoché pari alle risorse con le quali è stata finanziata tutta l’attività di produzione dei film nazionali.
Sulla scia di quanto avvenuto in Gran Bretagna, Francia e Germania e ancor prima soprattutto negli Stati Uniti, i cosiddetti developer hanno infatti concentrato anche in Italia le loro operazioni di sviluppo sul mercato immobiliare verso quello che con un altro termine anglosassone viene definito il settore del leisure, ossia dello spettacolo e di tutto ciò che fa intrattenimento. La scelta da parte delle banche d’affari e dei fondi d’investimento e di private equity – appunto i developer, in massima parte d’origine anglosassone e che operano in connessione con i maggiori gruppi immobiliari e di costruzioni – di dedicare il 70% dei loro investimenti a progetti di questo tipo si spiega da un lato (ma in misura molto contenuta) con le oggettive opportunità di rinnovo che si profilano in determinati settori d’attività come quello dell’intrattenimento e dall’altro (soprattutto) in forma di pura convenienza economica.
Nel caso italiano, con un parco sale in via di obsolescenza rispetto agli standard europei (indicativo il dato sul solo 10% dotato di aria condizionata), l’appetibilità del business dei multicinema e dei multiplex si è espressa per gli investimenti immobiliari in rendimenti medi del 10,5%, superiore per esempio con uno spread dell’1,5% alla redditività assicurata dalla realizzazione dei centri commerciali, e in una “resa” del 15%-20% per l’operazione complessiva, con tempi di rientro peraltro limitati a 5-7 anni e ora in marcia di ulteriore avvicinamento al pay back period statunitense che è di 3-4 anni.34
Questo straordinario afflusso di denaro ha consentito anche la riqualificazione dell’esercizio come luogo di consumo. Se progetto, terreno, lottizzazione e costruzione con impianti di servizio di base mostrano un’incidenza variabile fra il 45% e il 60% sull’investimento complessivo, l’impiantistica specifica per le sale (sonoro, proiezione, illuminazione, arredi e corredi) e i servizi cosiddetti professionali rappresentano quasi interamente la quota restante, con un costo di stima per schermo che si aggira interno a 500 mila euro. Fondamentale risulta l’offerta di servizi complementari: parcheggi, spazi per la ristorazione, foyers ampi, aria condizionata, grandi schermi… Tutti elementi che permettono l’eventuale estensione d’attività delle sale per eventi, convegni, altre rappresentazioni di spettacolo o manifestazioni d’intrattenimento e funzionali soprattutto (basta pensare agli impianti di climatizzazione) ad attenuare la proverbiale stagionalità delle programmazioni e del consumo di film che affligge il cinema italiano.
Impegni finanziari così elevati hanno riplasmato anche la mappa delle principali imprese di proiezione, quel 3% del “popolo” di gestori (1.815 ragioni sociali) cui fa capo circa il 75% dei ricavi dell’intero comparto. Si sono infatti rafforzati ancora di più i circuiti di multisala e multiplex che appartengono alle grandi catene internazionali o sono integrate nei grandi gruppi di produzione, in grado cioè di movimentare i capitali necessari per intercettare i progetti al centro dell’ultimo perentorio sviluppo e inserirsi nei pool di investitori che li hanno alimentati (come si annota nel settimo capitolo). Oltre a costituire l’elemento più innovativo dell’esercizio cinematografico nel periodo più recente e senza dubbio un fattore di crescita per il mercato, l’affermazione delle strutture multiple ha contribuito anche a incrementare le dinamiche concorrenziali del comparto e in questo senso sono emersi lo spirito e le qualità competitivi degli imprenditori “indipendenti” nazionali, che nel tempo avevano saputo costruire solidi circuiti a carattere territoriale, arrivando a controllare da 30 a 50 monosala. In alleanza con finanziatori esterni o in forma autonoma hanno comunque investito nello sviluppo delle loro catene, ben consapevoli di due “principi” che regolano il mercato stesso in cui hanno sviluppato le loro attività.
Da una parte hanno infatti previsto l’effetto di sostituzione e rimescolamento tra i diversi esercizi cinematografici che il modello multicinema avrebbe innescato nelle scelte dei consumatori, a conferma che la capacità d’influenza fra offerta e domanda può essere reciproca e proporzionale, non indispensabilmente a senso unico. Il primo travaso ha colpito le sale tradizionali; il secondo sta interessando gli stessi multischermo di dimensioni minori. Dall’altra si sono dimostrati consci del valore che un patrimonio immobiliare di tali caratteristiche (e portato spesso a garanzia della nuova iniziativa da realizzare) rappresenta in senso assoluto, oltre che in modo perdurante. E ora continuano a figurare, al primo livello, nel parterre dei gestori del cinema di sala35 (tabella 20).



Elaborazione su dati Cinetel di fonte Anem (Associazione nazionale esercenti multiplex) da “Il cinema italiano in numeri” (anni dal 2004 al 2008) a cura dell’Ufficio studi/Ced Anica (Associazione nazionale industrie cinematografiche audiovisive e multimediali)
*I dati relativi agli anni 2004 e 2005 registrano solo la somma dei complessi dotati da 2 a 7 schermi.
**Le cifre relative a incassi e ingressi sono arrotondate alle centinaia di migliaia, pertanto i titoli delle percentuali si possono discostare leggermente dalla somma del 100% indicata in tabella.


PROFILO URBANISTICO E SOCIALE

In questo contesto di dinamiche competitive sta maturando la progressiva erosione di quel grande bacino che era costituito fino a 20 anni fa dai monosala dei centri storici nei territori urbani più popolati e dei comuni con meno di 40 mila abitanti. Secondo le stime più recenti dell’Anec, l’Associazione nazionale esercenti cinema ben 356 hanno chiuso i battenti nei soli ultimi cinque anni.36
Il fenomeno non passa inosservato e le cronache dei giornali ne parlano costantemente. Sia perché parte del discusso fenomeno di “abbandono” dei centri cittadini da parte dei tradizionali servizi ed esercizi di base a favore di neti, istituzioni e aziende, per lo più bancarie e finanziarie; sia per via di alcuni aspetti a volte paradossali che lo accompagnano. Un esempio per tutti, la scomparsa di ogni locale monosala nel centro di Venezia, la città del Festival del cinema.
Per converso lo stesso contesto racconta tuttavia di come i grandi complessi polifunzionali del cinema contemporaneo, tecnologico e innovativo, siano diventati un elemento insostituibile (e già di per sé quindi discutibile) del paesaggio urbano. La loro progettazione, talvolta contestuale e interna alla creazione di un polo di servizi ideato e impostato attorno a un centro commerciale, è diventata parte della pianificazione delle amministrazioni locali e degli interventi programmati per ridisegnare il paesaggio attorno alle città e riqualificare interi poli della cintura urbana o della periferia, di quella più vicina così come di quella estrema.
Le strutture di nuova generazione sono complessi immobiliari da 30-40 mila metri quadrati, di cui normalmente 25 mila di parcheggio, con volumetrie da 50 mila metri cubi di costruito, con un’area coperta di almeno 4.500 metri quadrati e altri 1.500 di pavimentazione, si dimostrano perciò formidabili strumenti di urbanizzazione. Realizzati secondo parametri diventati benchmark di riferimento, grazie ai primi organici progetti anche di architetti italiani come Renzo Piano adottati all’estero fin dai primi anni Ottanta, sono inoltre dotati di bar, gelaterie e pizzerie, negozi di musica e gadget, ospitano convegni, manifestazioni e spettacoli, “sostengono” la frequentazione contemporanea di almeno 6 mila persone.37
Da semplici sedi di proiezione i mall del cinema moderno si sono in sostanza sostituiti quali luoghi di aggregazione sociale, soprattutto per adolescenti e famiglie giovani, alle tradizionali sale dei centri storici e sono entrati a pieno titolo nelle politiche sociali e urbanistiche delle amministrazioni pubbliche oltre che nella vita di intere comunità.

INNOVAZIONE TECNOLOGICA

In questa evoluzione ha una parte in ruolo anche l’innovazione tecnologica che sta rendendo sempre più sofisticata la visione nei complessi di ultima generazione, quali appunto i multiplex. L’Ict, l’information communication technology che ha tolto spazio all’esercizio aprendo nuove strade di consumo, è in sostanza alleata anche dei gestori nella difesa di quella modalità di consumo – la visione pubblica – che ne rappresenta il plus. La partita in corso tra la chimica della celluloide e il bit del digitale si presenta economicamente decisiva, ma anche complicata nel suo interrelarsi tra set, studi di montaggio, laboratori di postproduzione e luoghi di proiezione. Già oggi non c’è alcun film, per quanto girato in modo tradizionale, che non contenga nella sua copia master il frutto di alcuni preziosi interventi in digitale.
Il bit si è insinuato in un mondo di celluloide attraverso gli effetti speciali e la contaminazione non si è più fermata. Da quando Gorge Lucas ha girato nel 2002 “Star Wars episodio II – L’attacco dei cloni” il primo film completamente in digitale, l’erosione della pellicola continua senza sosta e ora lo star system di Hollywood si sta prestando i propri volti ai videogames. Mentre le majors internazionali e le multinazionali dell’informatica (Microsoft, Apple, Texas Instruments, Sun, Oracle e così via) spingono verso la canalizzazione del prodotto su piattaforme domestiche che Sony (con i suoi dvd Blu ray, perfezionato per gli shermi tv ultrapiatti ad alta definizione in Lcd e nella versione interattiva Bd live), Philips, Panasonic & co. affinano e potenziano sempre di più, i grandi produttori di sistemi di ripresa e proiezione in pellicola come Kodak e Fuji sono già alla terza generazione di quelli in digitale.38
D’altra parte i tagli di costi stimati per il digitale sono dell’ordine del 20%-30% e la tecnologia – che sposta il focus della produzione di un’opera dal momento della ripresa dal vivo a quello della postproduzione – consente un indubbio incremento di creatività. Nell’esercizio il mix di opportunità appare analogo. Utilizzando la trasmissione dei film via satellite si abbattono le spese logistiche: l’esercente non paga più la stampa delle copie noleggiate né il loro trasporto e le relative assicurazioni (sale soltanto l’investimento nei proiettori dotati della tecnologia Dlp Cinema, 4K o 8K, il cui prezzo si aggira sui 100 mila euro), mentre aumenta la flessibilità dell’intero sistema, permettendo di servire in tempo reale, ogni struttura – anche nelle sedi più lontane o “disagiate” – e di gestire la programmazione in maggiore autonomia, fino ad avere per esempio anche più titoli da proiettare nell’arco della giornata.
Il “pacchetto” comprende anche i filmati pubblicitari, con un risparmio per gli investitori del 65% grazie all’eliminazione del riversamento su pellicola degli spot e Warner Villane, uno dei circuiti più importanti in assoluto, sta completando la digitalizzazione degli spazi pubblicitari per i 172 schermi dei suoi 17 multiplex. Sony Pictures Releasing, la compagnia di distribuzione del gruppo, si prepara intanto a offrire un’estensione delle applicazioni in digitale con la proiezione nelle sale anche di grandi eventi – come concerti e gare sportive – in diretta simultanea.
In Italia la prima e unica esperienza sul campo è già in corso da alcuni anni, frutto della collaborazione tra l’Acec (Associazione cattolica esercenti cinema) e alcuni investitori privati (Strategia Italia Sgr, Piemontech, Club degli Investitori) che con il supporto tecnologico del centro studi e ricerche della Rai di Torino hanno creato in joint venture Microcinema, un network di 27 sale localizzate prevalentemente al Nord che dispongono complessivamente di 8 mila posti.
Il d-cinema sembra avere insomma nel suo futuro ancora l’esercizio, già in cammino verso la nuova evoluzione del 3D o stereoscopica, ossia la visione con gli occhialini grazie ai quali le immagini sembrano fluttuare in sala davanti allo spettatore. L’innovazione è ora applicata senza problemi anche ai lungometraggi e i titoli proposti con questa tecnologia sono in costante aumento così come i multiplex che si stanno attrezzando (per ora in Italia si contano 40 sale, dei circuiti Cinecity, Giometti e Arcadia).39

INCENTIVI PUBBLICI


Gli investimenti che hanno portato allo sviluppo e alla riqualificazione dell’esercizio sono stati sostenuti grazie anche al supporto pubblico. Da anni infatti il programma di intervento del Fus-Fondo unico per lo spettacolo amministrato dal ministero per i Beni e le attività culturali stanzia risorse per le imprese d’esercizio finalizzate alla “realizzazione di nuove sale cinematografiche, la ristrutturazione di sale esistenti, l’adeguamento strutturale e tecnologico degli impianti”, concedendo contributi in conto capitale (parametrati in base alle tipologie e dimensioni degli interventi) o in conto interessi per diminuire gli oneri complessivi dei mutui contratti per finanziare le opere di riconversione, con importi massimi crescenti con l’aumentare del numero degli schermi per ogni complesso interessato.
Alternativi l’uno all’altro, le due forme di incentivazione prevedono un’integrazione supplementare quando riguardano l’attivazione di complessi di proiezione in comuni con meno di 10 mila abitanti oppure la trasformazione in multisala degli esercizi dei comuni con meno di 20 mila abitanti: allo scopo di promuovere e favorire la diffusione della cinematografia nazionale nei confronti del prevalente influsso delle major, è previsto in entrambi i casi che il gestore deve impegnarsi a programmare una determinata quota di film italiani o di produzione europea (tabella 21).



Fonte dell’elaborazione: “Il cinema italiano in numeri” (anni solari dal 2004 al 2008) a cura dell’Ufficio Studi/Ced Anica (Associazione nazionale industrie cinematografiche audiovisive e multimediali)..

Nel 2007 sono stati assegnati stanziamenti in conto capitale per 3 milioni di euro a favore di 52 interventi di ristrutturazione – con un importo medio pari a 57,7 mila euro – su 300 domande presentate per un valore di investimenti lordi di poco superiore a 5 milioni. Per accedere ai contributi in conto interessi per diminuire il costo del servizio del debito sono state invece avanzate soltanto 15 richieste – “tale tipologia è scarsamente utilizzata”, spiega il rapporto annuale dello stesso Fus – e ne è stata accettata soltanto una (il rapporto non indica comunque la misura dell’agevolazione).
Un’altra parte di risorse rientra invece nell’ambito degli interventi di supporto alle iniziative di promozione del cinema italiano e riguarda esclusivamente gli esercizi riconosciuti dalla Direzione generale del cinema del Mibac come sale d’essai (categoria estesa anche alle sale parrocchiali). La concessione degli aiuti – in conto capitale, ossia a fondo perduto – tende soprattutto a sostenerne l’attività in nome dell’attenzione dedicata alla diffusione del cinema di qualità e riguarda importi unitari in verità esigui.
A valere sul 2007 sono state disposte 788 erogazioni sulle 834 domande pervenute – da parte praticamente del 50% di tutti i potenziali destinatari – con l’assegnazione di 2,84 milioni, per un importo medio unitario di 3.611 euro.

ENTRATE DA INCASSI

L’andamento del settore dipende ovviamente, a livello macro, dal grado di affezione del pubblico verso il consumo cinematografico e dall’interesse suscitato dai film che di stagione in stagione la produzione mette in circolazione. Nel primo caso, ad esempio, la frequenza degli italiani nelle sale non si dimostra particolarmente elevata rispetto agli altri mercati sviluppati, come gli Stati Uniti (primi, con un indice di ingressi in sala più che doppio rispetto a tutta Europa) o gli altri principali paesi continentali. Nel secondo le ripercussioni dipendono invece da fattori sia esterni sia interni: la predominante produzione americana esercita un’influenza abbastanza omogenea con le sue prime visioni sui vari mercati, mentre quella nazionale – seconda per importanza – può marcare effettivamente il trend degli incassi in relazione al gradimento espresso dagli spettatori nei confronti delle nuove uscite proposte in corso d’anno. Per quanto riguarda il profilo del settore nel suo insieme il comparto dell’esercizio non sembra in sostanza avere un ruolo determinante (tabella 22).



Elaborazione su dati Mppa (Motion pictures association of America) per gli Stati Uniti, Eao (European audiovisual obserrvatory) per l’Unine europea e Siae (Società italiana autori ed editori) per l’Italia.

È tuttavia sua la catch area decisiva, perché il bacino di spettatori che raccoglie è quello di prima istanza, dove maturano i primi ritorni economici per tutto il settore e i suoi addetti, influenzando poi di conseguenza l’accoglimento e la fortuna economica delle pellicole anche negli altri canali distributivi e sulle altre piattaforme di consumo (tabella 23).



Elaborazione su dati Mppa (Motion pictures association of America) per gli Stati Uniti, Eao (European audiovisual obserrvatory) per l’Unine europea e Siae (Società italiana autori ed editori) per l’Italia.

Ma quante risorse ripartisce l’esercizio agli altri convogli della filiera cinematografica? Il calcolo è complicato dall’incidenza di innumerevoli variabili e soltanto in via indicativa si può formulare un quadro di ripartizione che vede il comparto della proiezione rimandare il 40,4%-42,2% di quanto riscosso dal pubblico ai comparti della distribuzione e poi, tramite suo, a quello della produzione. Per quanto riguarda invece, la sua quota di pertinenza è compresa fra il 45,7% e il 47,5%, dal momento che dagli incassi lordi del botteghino devono essere portate in detrazione sia l’Iva al 10% sia i diritti d’autore Siae (destinati agli artefici artistici dell’opera) del 2,10%.
I proventi netti da incasso per i gestori delle sale e dei multischermi possono quindi essere mediamente stimati nell’ordine di circa 245 milioni di euro secondo i dati del campione Cinetel e di 276 in base alle registrazioni ufficiali della Siae.
Il fatturato delle società di gestione corrisponde in pratica a quello che nell’ambiente del cinema viene usualmente definito “nettissimo di borderò”, la cui elaborazione è tuttavia frutto di una serie di variabili che ne rendono incerta una stima madia di riferimento per tutte le realtà. In base agli accordi e ai contratti di licenza sottoscritti di volta in volta, la somma finale retrocessa alle compagnie di distribuzione viene infatti computata in percentuale sui ricavi netti di esercizio – detratti cioè diritti autoriali e Iva e si aggira orientativamente intorno al 43%-44% – in funzione però delle settimane di “tenitura” (per quelle successive alla prima di programmazione si applicano percentuali a scalare in progressione), del mix di distributori coinvolti, dell’inserimento o meno dei titoli da proiettare in un “pacchetto” preconfezionato di pellicole da affittare solo in blocco e così via. Questa commissione di noleggio, che per le sale tradizionali ubicate nei centri città sale di norma al 46%-48%, si colloca comunque fra i livelli più bassi d’Europa, dove non scende sotto il 46% (Francia e Belgio ad esempio) e può arrivare al 49% (Spagna).40
Per quanto riguarda la redditività delle strutture entrano poi in gioco due altri fattori. Il primo ovviamente riguarda l’incidenza dei costi di struttura (tessere e biglietti pesano ad esempio per l’1%) e manutenzione, del personale, di marketing, di pulizia e così via. Il secondo è legato invece alle aree di business collaterali, come la pubblicità (il valore del contatto è di 0,30-0,50 euro a spettatore, più un minimo garantito), i servizi di prenotazione telefonica o via internet (da 0,5 a 1 euro a ticket), il servizio bar o ristorante che può apportare un 25% di fatturato aggiuntivo ai proventi da incasso (la spesa media è di 1,3-1,7 euro a spettatore; il margine di profitto sulle bevande gassate è pari al 25%, quello sui popcorn dell’8%), l’affitto delle sale per eventi o convegni (aumentando il giro d’affari complessivo anche del 10%), la gestione o la locazione di eventuali aree e corner di punti vendita e così via.41
Secondo le rilevazioni della Siae, che vigila anche su queste attività in quanto considerate parte integrante di sedi di spettacoli e rappresentazioni a pagamento, i business paralleli valgono oltre 77,3 milioni di euro: 3,6 milioni per pubblicità e sponsorizzazioni varie e ben 73,7 per tutti gli altri servizi. Significa che alle entrate lorde delle biglietterie di loro spettanza gli esercenti possono aggiungere un ulteriore 20% di fatturato da non condividere con alcuno e tale da portare il valore della produzione complessivo del comparto – in base alle stime disponibili – a 465 milioni di euro.


33 Una curiosità: il più piccolo cinema del mondo si trova in Italia. Il Cinema dei Piccoli, con 63 posti a sedere, ha sede a Roma all’interno del parco di Villa Borghese, e risale al 1934. Fu realizzato da Alfredo Annibali e oggi copre un’area di 71,52 metri quadrati. In origine si chiamava Topolino. Restaurato nel 1991, dispone di uno schermo di 5 per 2,5 metri, di impianto stereo sound e aria condizionata. È citato nel “Guinness dei record”.
34 Si possono simbolicamente ricordare a titolo di citazione emblematica i circuiti Furlan dell’omonima dinastia di impresari, Safin, Arco Film e Arco Program della famiglia De Pedys, Ifas, Lucky Strike del gruppo Stella, Giometti e Quilleri-Di Sarro delle omonime famiglie, Germani-Poggi, Fumagalli, Missaglia, Bernardi.
35 “Le multisale cinematografiche”, parte della ricerca “Multisale cinematografiche e centri commerciali: potenzialità di sviluppo immobiliare e sostenibilità economica” di Cesare Ferrero in collaborazione con Ezio Poinelli, condotta per l’Ance (Associazione nazionale costruttori edili) e pubblicata con lo stesso titolo da edizioni Egea (Milano, 2000).
36 Il più antico cinema italiano ancora in esercizio, inaugurato il 15 dicembre 1905 e realizzato dall’architetto Luigi Bellincioni si trova a Pisa sul retro di Palazzo Agostini: il Cinema Lumière. Il 19 ottobre 1906 vi venne realizzato il primo esperimento di sonorizzazione di pellicole da parte del professore Pietro Pierini dell’Università di Pisa, brevettato dalla Fabbrica Pisana di Pellicole Parlate sotto la dizione ‘Sistema elettrico per sincronismo di movimenti’ e, dopo averne migliorato il funzionamento, come ‘Isosincronizzatore’.
37 In merito ai benchmark di riferimento dei multiplex europei si riportano a titolo di esempio alcuni parametri seguiti nella realizzazione di alcune recenti strutture (a 9 schermi per un totale di 2.500 posti) in Italia. Superficie per schermo: 667 metri quadrati. Area unitaria per poltrona: 2,4 mq. Media posti per sala: 250 le sale inferiori a 100 posti sono poco economiche). Biglietteria: informatizzata e digitalizzata. Parcheggi: un posto auto in media ogni 2-3 poltrone (ma il trend recente è ancora più impegnativo: un posto auto ogni 2 poltrone. Superficie per posto auto: 25 mq comprensivi degli spazi di manovra. Dotazione dei servizi interni: da uno a tre bar, sempre posizionati prima della zona di stacco dei biglietti. Spazi commerciali diversi: due o tre per la vendita di gadgets, poster, dolciumi. Ristorazione: da uno a tre esercizi, secondo dimensioni e conformazione architettonica della struttura e soprattutto dell’offerta nelle immediate vicinanze (prevale la ristorazione rapida, talvolta affiancata da quella qualificata). Poltrone: 70-90 centimetri di larghezza, con almeno 120 cm di cosiddetto interasse (per le gambe). Pendenza del piano poltrone (pendenze elevate consentono un’ottima visuale): fino al 20% sono ottenibili senza problemi strutturali e funzionali; oltre tale soglia insorgono problemi di accesso e di uscita, con aumento dei costi. Pianta della sala: la più diffusa è rettangolare (la sala, ormai, tende a svilupparsi in larghezza, non più in lunghezza); la normativa attuale consente file fino ad un massimo di 20 posti. Format e sviluppo della struttura: prevale la realizzazione orizzontale; lo sviluppo verticale, infatti, comporta maggiori costi di realizzazione, ma si giustifica in presenza di un elevato costo dell’area e di vincoli al dimensionamento.
38 In Italia la prima società a produrre un film con tecniche digitali è stata già nel 1998 Intelfim: “Due volte nella vita”, una commedia nera di Emanuela Giordano con Lorenza Indovina, Antonio Manzini, Dodi Conti e Neri Marcorè.
39 Agli effetti della diffusione della tecnologia digitale nel cinema è dedicato il libro “Il cinema nell’era virtuale” di David N. Rodowick, Edizioni Olivares (Milano, 2009).40 Non appare irrilevante l’impatto finanziario dei tempi di retrocessione della commissione di noleggio rispetto alla quotidianità degli incassi dell’esercente: il distributore fattura i propri compensi settimanalmente e il pagamento avviene a 21 giorni di distanza.
41 Parte delle indicazioni sono tratte dalla ricerca “L’economicità e le determinanti di risultato nelle strutture multplex – Aziende di esercizio cinematografico o società di real estate?” di Giuseppe Delmestri, Luigi Proserpio e Giovanni Tomasi del Laboratorio Cinema dell’Università Bocconi di Milano, promossa dall’Unione regionale della Lombardia dell’Agis (Associazione generale italiana dello spettacolo) in collaborazione con la Regione Lombardia.

 

Copyright © Fondazione Ente dello Spettacolo / P.Iva 09273491002 - Soluzioni software e Ideazione grafica a cura di