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Terza parte - GENTE D'ARTE E DI MERCATO
CAPITALI E LAVORO
Capitolo 4 - Le società e l'attività d'impresa
L'anagrafe possibile
La carenza di conoscenza in verità non è assoluta Una fonte di consultazione in grado di fornire una informazione preliminare, ma di una certa sicurezza, appare di fatto l’Enpals, l’Ente nazionale di previdenza e di assistenza per i lavoratori dello spettacolo e dello sport, al cui ruolo figurano tutte le aziende che sostengono con i costi del personale (inclusi i titolari che si iscrivono a libro paga) anche i versamenti obbligatori dei contributi di legge destinati ai trattamenti pensionistici e sanitari e agli interventi di welfare per i lavoratori in difficoltà. Secondo il rapporto più recente del coordinamento statistico-attuariale dell’istituto pubblico le imprese contribuenti al 31 dicembre 2007 erano 25.872, suddivise in otto categorie: musica (5.742) teatro (2.381), radio-tv (1.430), trattenimenti e spettacoli vari (6.606), impianti sportivi (4.358), sport professionistici (222), altre varie non classificabili (1.613) e cinema con 3.520 – erano 3.288 nel 2004, 3.241 nel 2005 e 3.471 nel 2006 – attive in otto aree: stabilimenti di produzione; imprese di produzione; produzioni varie; sviluppo e stampa; doppiaggio; distribuzione e noleggio; esercizi esclusivamente cinematografici; esercizi cinematografici polivalenti.
Un secondo punto di riferimento è costituito dal Fus-Fondo unico per lo spettacolo, lo strumento di incentivazione con cui il MiBac-Ministero per i Beni e le attività culturali ripartisce i contributi stanziati ogni anno a sostegno delle attività di lirica e musica, danza, teatro, spettacoli viaggianti e cinema (per quanto riguarda quest’ultimo settore le istanze di finanziamento presentate nel 2007 sono state ben 1.931: 702 da enti, fondazioni e associazioni e 1.229 da aziende di produzione, distribuzione ed esercizio). I rendiconti riepilogativi della gestione del fondo permettono per esempio di accertare che dal 2000 a oggi il turnover di richieste per accedere alle agevolazioni pubbliche – considerando le solo ragioni sociali, escludendo chi nel tempo ha ripresentato altre domande e indipendentemente dal successivo riconoscimento di ammissibilità agli aiuti e dalla loro eventuale concessione – ha visto avvicendarsi complessivamente poco più di 3,5 mila società e cooperative diverse. Al di là dell’aspetto demografico, ciò che conta è tuttavia il quadro effettivamente rappresentato. Si tratta infatti per il 97% di imprese di taglia minima e la loro consistenza numerica segnala quale sia il reale contesto operativo e “ambientale” della cinematografia nazionale.
È altresì possibile effettuare ulteriori riscontri di carattere anagrafico nei repertori cartacei o nei database digitali compilati a vario titolo da case editrici private, società di marketing e operatori dell’informazione. È il caso dello storico “Annuario del cinema italiano & audiovisivi” fondato da Alessandro Ferraù; di “Trovaset” di Star Edizioni; oppure del “chi è” del sito internet cinemaitaliano.info o del who’s who dalle caratteristiche pressoché analoghe (e anch’esso disponibile online) realizzato da Filmitalia, la società di Cinecittà Holding che si occupa di promozione all’estero della cinematografia nazionale1. Pratici e indubbiamente preziosi strumenti di lavoro per gli operatori del settore – grazie a una ricchezza di registrazioni che conferma l’estesa e reale composizione del sistema cinema – le fonti di questa tipologia non sono tuttavia legittimamente concepite e abilitate per attingervi, oltre alle semplici indicazioni nominali e logistiche, informazioni aggiuntive.
D’altra parte, nemmeno il ricorso alle organizzazioni di categoria è sufficiente a tracciare una radiografia del tutto attendibile. Nonostante le associazioni di cineasti presenti in Italia siano numerose, non riuniscono tutti gli operatori del settore e la loro rappresentanza, più che generale, appare circoscritta (per taluni osservatori, essendo espressioni di raggruppamenti abbastanza ben delimitati e molto omogenei, sembrano assumere alcuni caratteri propri del corporativismo). Quasi nessuna rende pubbliche le liste degli iscritti, poche ne dichiarano il numero reale e la grande maggioranza si limita a fornire dati complessivi e “ufficiali” sulla quota di produzione e di addetti che fa capo alle aziende degli associati, senza entrare nel merito delle loro attività2.


1 “Annuario del cinema italiano & audiovisivi” nell’edizione 2008-2009 (è la numero 57) riporta le indicazioni di circa 2 mila società: 306 di produzione cinematografica e televisiva; 134 di distribuzione; 1.000 d’esercizio, 144 di mezzi tecnici, 91 di servizi, 87 di post-produzione, 72 di comunicazione e grafica, 53 di doppiaggio, 90 di agenzie artistiche di rappresentanza, 47 di casting, 42 di studi fotografici, 22 di sviluppo e stampa e 17 di product placement, oltre a 4 mila schede di attori e registi italiani, 315 di artisti stranieri e 2.200 di film prodotti in Italia dal 1985 al 2007. “Trovaset” elenca 15 mila operatori, divisi in 200 categorie professionali, di cinema, tv, pubblicità e audiovisivi in genere. Nel “chi è” di cinemaitaliano.info sono individuate 1.266 società ed enti di produzione (fra cui 489 attive solo in campo documentaristico), 78 produttori di home video, 186 distributori per i circuiti delle sale, oltre a 389 produttori (intesi come persone fisiche), 109 società che si occupano di vendite all’estero, 157 uffici stampa e 285 entità (230 italiane a livello nazionale, regionale, comunale e provinciale più 55 estere) classificate per le emanazioni ricevute a vario titolo di sovvenzione alla produzione di film e, soprattutto, di documentari. Il repertorio online di Filmitalia annovera 668 imprese produttrici, 119 impegnate in coproduzioni internazionali e 107 di distribuzione, più 45 agenzie di rappresentanza (su procura dei cineasti) o promozione. (Ultima consultazione dei siti internet: 31 marzo 2009).
2 L’Anica-Associazione nazionale industrie cinematografiche audiovisive-multimediali è la più consolidata e fa parte (attraverso l’organismo federale Sistema cultura Italia) di Confindustria, la maggiore organizzazione nazionale dell’imprenditoria privata. È firmataria di tutti gli accordi sindacali e dei contratti di lavoro nazionali del settore, anche se si configura con un tipo di struttura assimilabile a quello delle organizzazioni di secondo grado, con sezioni specifiche dove confluiscono gli operatori dei diversi comparti: case di produzione; compagnie di distribuzione; le imprese cosiddette tecniche (sviluppo e stampa, teatri di posa, noleggio mezzi, post-produzione audio e video, trasporti); le aziende specializzate nella realizzazione di cortometraggi, pubblicità e documentari; le società di gestione di multiplex, che nella fattispecie (sono le 11 maggiori) hanno dato personalità giuridica al loro raggruppamento: cn l’istituzione dell’Anem, Associazione nazionale esercenti multiplex. L’Anica rappresenta comunque in prevalenza gli operatori di grandi e medie dimensioni – comprese le major estere, Mediaset e i gruppi pubblici Rai e Cinecittà Holding – per un apporto al settore in termini di volumi d’affari e di addetti superiore al 60%, a fronte di una consistenza numerica che viene stimata inferiore al 20%. Si contano poi per la produzione l’Api-Autori produttori indipendenti, con 29 membri, l’Apt-Associazione produttori televisivi con 49 componenti, l’Ape-Associazione produttori esecutivi con le 13 principali realtà del segmento. Nella distribuzione l’Univideo-Unione italiana editoria audiovisiva, che con le 66 società affiliate dichiara di rappresentare il 90% del mercato home video (fra le aderenti compaiono di nuovo le major statunitensi e giapponesi e i maggiori operatori nazionali, da Rai e Medusa a Mondadori e Rcs, da De Agostini e Hachette a Filmauro, Mondo Tv, Istituto Luce e così via) mentre gli operatori minori confluiscono nell’Unidim-Unione nazionale imprese distribuzione multimediale. Nel campo dell’esercizio sono invece presenti: l’Anec-Associazione nazionale esercenti cinema con la prevalente adesione delle società gerenti di multisala e monoschermo, l’Acec-Associazione cattolica esercenti cinema di cui fanno parte 1.050 sale d’ambito (ma non tutte) generalmente parrocchiale e la Fice-Federazione italiana cinema d’essai con 450 delle oltre mille strutture attive.

 

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