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Terza parte - GENTE D'ARTE E DI MERCATO
CAPITALI E LAVORO
Capitolo 4 - Le società e l'attività d'impresa
La ricerca dei dati economici
Più o meno tortuosa che sia, l’accessibilità sui vari fronti a una verifica anagrafica e cumulativa attendibile dipende direttamente dalla possibilità di disporre di misure omogenee e lineari sul complesso delle diverse attività in tutto il settore e degli elementi identificativi che permettono di analizzare le dinamiche e i valori del mercato, in rapporto ai specifici comparti così come ai suoi addetti, e soprattutto è legata all’opportunità qualificare poi i risultati economici in relazione a natura, origine, caratteristiche e tipologia societaria dei vari gruppi e categorie d’imprese, oltre che delle singole realtà aziendali e degli operatori più importanti e di maggiore influenza strategica.
In questa direzione la fonte più ricca e completa cui attingere per la ricerca e la valutazione dei risultati economici e finanziari espressi dalle imprese di ogni sistema produttivo del paese si dimostra il database di Cerved Business Information, in cui vengono riversati sia i materiali documentali del registro imprese delle Camere di commercio italiane (anagrafe e bilanci annuali d’esercizio) sia le riclassificazioni ed elaborazioni che lo stesso Cerved svolge sui rendiconti amministrativi e contabili memorizzati nella banca dati Infocamere-Telemaco. Le ragioni sociali di tutte le realtà aziendali presenti sul territorio nazionale sono raggruppate in base alla loro attività in decine di macrosettori, ognuno dei quali accorpa poi vari settori relativi a diversi e più omogenei ambiti d’operatività, suddivisi a loro volta in comparti ancora più specifici. Secondo questa classificazione, denominata Ateco e in vigore fino al 2008, il macrosettore di riferimento è il numero 92 “Attività ricreative, culturali e sportive”, in cui sono comprese le aziende del settore cinematografico – precisamente “Produzioni e distribuzioni cinematografiche e di video” con il codice 92.1 (essendo il 92.2 dedicato alle “Attività televisive”) – disaggregato a sua volta sulla base degli scopi indicati nei rispettivi statuti sociali in:
  • Produzioni cinematografiche e di video (92.11);
  • Distribuzioni cinematografiche e di video (92.12);
  • Proiezioni cinematografiche (92.13).
È intuitivo che questa registrazione potrebbe attagliarsi soltanto in parte alla realtà della cinematografia nazionale, in virtù delle interrelazioni che si sono sviluppate col tempo – soprattutto sotto l’impulso dell’evoluzione tecnologica – con altre attività “contigue”, così come lo stesso prodotto-servizio filmico può avere utilizzi diversificati e si intreccia spesso con altre tipologie, fino a ricadere in categorie diverse. In larga misura le imprese dei servizi di pre-produzione e post-produzione, considerate ad esempio dall’Enpals nella categoria cinema, non ricadono inoltre nella classificazione del codice 92.1. Né va escluso infine il fatto che una parte delle aziende del settore non svolga in via del tutto esclusiva un’attivi tà di produzione, edizione o distribuzione e operi invece anche in altri mercati collegati: la circostanza è riferibile in particolare ai prodotti video in generale.
Per questo motivo nella stessa catalogazione Ateco si osserva che i numeri totali riassunti nel settore 92.1 non corrispondono mai esattamente – per eccesso – alle somme dei numeri riportati alle voci corrispondenti nei tre singoli comparti sottostanti. Ed è sempre per lo stesso motivo che la classificazione delle attività economiche Ateco è stata ricodificata, in conformità alla nomenclatura comunitaria Nace e con validità a partire dall’1 gennaio 2009, creando il nuovo macrosettore 59 “Servizi di informazione e comunicazione” in cui viene fatto confluire il settore 59.1 “Attività di produzione cinematografica, di video e di programmi televisivi, di registrazioni musicali e sonore”, cui fanno ora capo in pratica cinque diversi comparti:
  • Attività di produzione cinematografica, di video e di programmi televisivi (59.11);
  • Attività di post-produzione cinematografica, di video e di programmi televisivi (59.12);
  • Attività di distribuzione cinematografica, di video e di programmi televisivi (59.13);
  • Attività di proiezione cinematografica (59.14);
  • Attività di registrazione sonora e di editoria musicale (59.20).
Con ogni probabilità la riforma si annuncia con scarse prospettive di migliorare la trasparenza sull’effettivo core business delle società (comparto d’attività di appartenenza, natura e mercati di destinazione di quanto prodotto o dei servizi prestati), ma è evidente da tempo che una robusta fetta di imprese nate per operare nel cinema hanno trovato quale cliente preferenziale il sistema televisivo.
La mappa tracciata in base alla codificazione Ateco in vigore fino al 2008 resta in sostanza la base d’indagine utile a far luce con soddisfacente attendibilità su confini, dimensioni, valenze economiche e segmenti d’operatività attinenti peculiarmente al settore e funzionale a valutarne i reali protagonisti. Rappresenta un punto di partenza, un passo (giova ripeterlo) iniziale nell’obiettivo di definire mercato dell’offerta e apparato produttivo della cinematografia del paese; valido – a fronte di un processo d’integrazione multimediale nel pieno del suo corso e mentre l’evoluzione delle tecnologie digitali sta giungendo a maturazione – ad approfondire anche ruolo, contenuti e nuovi valori che il cinema nazionale si avvia a rappresentare.
Un primo elemento di analisi sullo stato attuale del settore e sui suoi ordini di grandezza generali è riassunto nella tabella qui sotto.



Elaborazione su dati Infocamere-Cerved.
* I valori calcolati da Cerved e riferiti all’intero settore non esprimono – per l’oggettiva difficoltà di classificazione di alcune attività – le somme matematiche dei dati che lo stesso Cerved attribuisce ai tre singoli comparti.

Si tratta di numeri (quasi 9,9 mila imprese registrate e oltre 9 mila quelle attive) a prima vista sorprendenti per la loro consistenza. Ma che impongono una considerazione di fondo, comune a tutta la base societaria delle attività economiche del paese. In genere, a buona parte delle ragioni sociali iscritte all’anagrafe delle Camere di commercio, non corrisponde un’azienda con un’attività continuativa. E la circostanza ben si adatta alla tipicità della produzione filmica; soprattutto a quella generata dalle società minori, come dimostra l’alternanza di opere realizzate nell’arco del tempo dalle migliaia di aziende propostesi per il finanziamento pubblico e che la documentazione Fus attesta nel loro percorso.
Quasi sempre, al momento di avviare nuove iniziative imprenditoriali, viene formalizzata la fondazione delle imprese destinate a realizzarle; ma spesso il progetto resta sulla carta – per periodi più o meno lunghi e talvolta anche definitivamente – senza che per questo la registrazione formale della ditta venga richiesta dai suoi promotori e quindi decada o venga autonomamente annullata (e la stessa richiesta di cancellazione viene a sua volta ratificata ed evasa a distanza di anni). Molto spesso poi, dopo un periodo iniziale di operatività, tante società riducono drasticamente – per i motivi più svariati – il loro impegno commerciale o entrano letteralmente “in sonno”, in attesa (secondo le migliori intenzioni e speranze dei loro fondatori) di tornare un giorno, forse, attive. Appare quindi comprensibile che l’iscrizione al registro, per evitare di ripetere in futuro le pratiche amministrative e burocratiche di costituzione, continui nella maggioranza dei casi a essere rinnovata. Queste circostanze fanno sì che dal censimento camerale (relativo ai soli atti di registrazione) scaturisca di regola una sovrastima, più o meno ampia, delle ragioni sociali realmente operative3.
Il fenomeno è riferibile principalmente alle società non di capitali – fondamentalmente le più piccole – ossia a quelle che rispondono a due delle tipologie previste dal codice civile: società di persone e ditte individuali, nelle quali confluisce il 51,5% dell’intera “popolazione societaria”, pari a 4.671 ragioni sociali (nelle nuove imprese iscritte degli ultimi anni la percentuale sale addirittura al 70%).
In misura inferiore riguarda invece un’altra delle forme giuridiche contemplate dal codice – in questo caso per le 4.400 società di capitali – che registra a sua volta un’alta frequenza di aziende anche di piccolissime dimensioni: le srl, ossia le società a responsabilità limitata, che annoverano da parte loro il 40% del totale societario. Questo non equivale necessariamente a dire che si tratta di iniziative ormai spente. La relazione dell’Osservatorio dello spettacolo del MiBac sull’utilizzazione del Fus testimonia per esempio che sono proprio le società di persone ad accedere per il 73,1% alle erogazioni disposte nel settore contro il 26,9% di quelle destinate a società di capitali, con una ripartizione di queste ultime in ragione del 24,4% riguardante le srl e appena del 2,5% le spa4.



Elaborazione su dati Cerved al 30 settembre 2007.

Risulta perciò significativa la composizione delle società di cinematografia per forma giuridica. Questi termini di ripartizione fra le varie forme giuridiche sono equivalenti, come detto, a quelli di tutti gli altri settori d’attività, senza particolari fluttuazioni. E d’altra parte la stessa mobilità delle imprese, grandi e piccole, si conferma in linea con il trend generale dell’imprenditoria produttiva nazionale.




Elaborazione su dati Cerved al 30 settembre 2007.
* I valori calcolati da Cerved e riferiti all’intero settore non esprimono – per l’oggettiva di fficoltà di classificazione di alcune attività – le somme matematiche dei dati che lo stesso Cerved attribuisce ai tre singoli comparti.





Elaborazione su dati Cerved all’1 gennaio 2007. Il macrosettore di riferimento (Ateco) è “Attività ricreative culturali e sportive”.

Nella stessa misura anche gli indici di anzianità delle imprese cinematografiche attive risultano allineati a quelli medi dell’universo aziendale italiano. Anzi, per i motivi già esposti – e seppure in parziale controtendenza con quanto si è portati a pensare – tutte le società del settore cinema che operano sul mercato da più di un anno fanno segnare tassi di sopravvivenza superiori tendenzialmente non solo a quelli della generalità dell’industria e dei servizi del paese, ma anche a quelli raggiunti nel macrosettore d’appartenenza “Attività ricreative culturali e sportive”.


3 Sono società non di capitali le imprese individuali e le società di persone. Si ha l’impresa individuale quando il soggetto giuridico è una persona fisica che risponde coi propri beni delle eventuali mancanze societarie. L’impresa non gode quindi di autonomia patrimoniale: se viene dichiarata fallita, anche il suo imprenditore è fallito. Per quanto riguarda l‘imposizione fiscale, il red dito dell’impresa è soggetto a Irap (Imposta regionale sulle attività produttive) e Irpef (Imposta sul reddito delle persone fisiche). Esistono inoltre delle semplificazioni relative alla contabilità che l’amministrazione finanziaria concede: ad esempio la contabilità semplificata che consiste nei soli libri Iva. Sono concettualmente simili all’impresa individuale quella familiare (formata al 51 % dal capofamiglia e al 49% dai suoi familiari) e quella coniugale (formata solo da marito e moglie). La società di persone è caratterizzata da un’autonomia patrimoniale imperfetta, in cui cioè il patri monio della società non è perfettamente distinto da quello dei soci, per cui i creditori possono rivalersi (se il patrimonio societario è insufficiente) anche sui beni del socio (solitamente non vale il contrario). Si può avere una società semplice nel caso in cui non sia necessario svolgere una attività commerciale, ma si abbia la necessità di gestire un’attività (agricola o professionale, come ad esempio uno studio associato); una società in nome collettivo in cui tutti i soci sono responsabili in egual parte e con tutto il loro patrimonio delle obbligazioni della società o una società in accomandita semplice in cui i soci accomandatari rispondono nella stessa misura prevista per le società in nome collettivo, mentre i soci accomandanti rispondono limitatamente al capitale con ferito. In tutti e tre i casi non si ha l’obbligo di versare un capitale sociale minimo, ma è necessario predisporre un atto costitutivo e redigere un bilancio d’esercizio (che però può non essere depositato – come accade nella quasi totale generalità dei casi – al Registro delle imprese). Le società di capitali sono invece soggetti con propria personalità giuridica e che godono di autonomia patrimoniale perfetta (il loro patrimonio è distinto da quello dei soci). Le forme riconosciute dal diritto italiano sono: società a responsabilità limitata, società per azioni e società in accomandita per azioni. Nelle ultime, il socio accomandatario (amministratore) risponde illimitatamente col suo patrimonio delle obbligazioni sociali se il patrimonio della società non è sufficiente. Le società di capitali hanno l’obbligo di versare un capitale sociale minimo e di approvare il bilancio annuale che va depositato presso il Registro delle imprese della Camera di Commercio in cui ha sede legale l’azienda. Sono quindi soggetti obbligati alla redazione e alla pubblicazione del bilancio d’esercizio o della situazione patrimoniale: le società per azioni (articolo numero 2423 del Codice civile); le società in accomandita per azioni (articolo. 2454); le società a responsabilità limitata (articolo 2478-bis); le società cooperative (articolo 2519) e loro consorzi; le mutue assicuratrici (articolo 2547); i cosiddetti Geie, ossia i Gruppi europei di interesse economico (decreto legge numero 240 del 1991); i consorzi con attività esterna (art. 2615-bis c.c.); le società consortili a responsabilità limitata (articolo 2615-ter); gli enti autonomi lirici, le istituzioni concertistiche e tutte le altre istituzioni operanti nel settore della musica, del teatro e della danza, che si sono trasformati in fondazioni di diritto privato (articolo 16, comma 5, del decreto legge numero 367 del 1996, così come modificato dall’articolo 6 del decreto legge n. 134 del 1998). Per le società di capitali ricorre l’obbligo di rendere pubblica – attraverso il deposito presso il Registro imprese delle Camere di commercio - la propria situazione patrimoniale, finanziaria ed economica (Fonte: Camera di Commercio).
4 La suddivisione percentuale dei fondi è riferibile sia al numero delle erogazioni disposte sia al valore dei finanziamenti concessi. Le proporzioni mutano soltanto per quanto riguarda l’incidenza delle domande accolte rispetto a quelle presentate: alla voce specifica del sostegno diretto alla produzione le richieste soddisfatte corrispondono al 40% di quelle avanzate per le società non di capitali, al 50% per le società per azioni e soltanto al 10% per le srl.

 

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