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Terza parte - GENTE D'ARTE E DI MERCATO
CAPITALI E LAVORO
Capitolo 5 - Le professioni e il mercato del lavoro
“È BUFFO COME I COLORI DEL VERO MONDO
DIVENGANO VERAMENTE VERI
SOLTANTO QUANDO UNO LI VEDE SULLO SCHERMO

Malcolm McDowell, in Arancia meccanica di Stanley Kubrick



Secondo la letteratura economica classica il cinema non è un’attività ad alta intensità di lavoro, bensì di capitale. Sono le caratteristiche precipue del prodotto a determinarlo. Il settore è per sua natura caratterizzato infatti dalla produzione su commessa e quindi risente della vita dei singoli progetti. Difficilmente si struttura su linee di attività con lunghi cicli di vita – tanto più pluriennali – e comunque, qualora lo fossero, non sarebbero mai definitivamente pianificabili a priori, in quanto eventuali successi e fortune sono sempre determinate a produzione conclusa, dal riscontro del pubblico.
In particolare il cinema europeo – e a maggior ragione italiano – viene altrimenti qualificato anche da quella che gli economisti chiamano “addizionalità pura”; ossia quel fattore, determinato dalle caratteristiche di base del mercato e dalle strutture fondamentali del settore d’attività, che pone tante imprese (soprattutto minori) nella condizione di non poter produrre e nell’incapacità di far arrivare le loro opere a disposizione dei consumatori-spettatori senza un indispensabile intervento esterno, che in fin dei conti si traduce quasi sempre nel provvidenziale – per quanto limitato – sostegno pubblico sotto forma di insostituibili contributi di capitali, aiuti e incentivi finanziari da parte di stato, regioni, enti locali, istituzioni governative od organismi d’emanazione comunque centrale.
Senza continuità, resta davvero problematico elaborare strategie gestionali che consentano di realizzare le cosiddette economie di scala, cioè la razionalizzazione di ogni processo e passaggio di fabbricazione comuni a tutta la gamma e a tutti i tipi di “manufatti” che un’impresa immette sul mercato. Lo è in linea generale e ancor più in campo cinematografico. Nemmeno si possono avere dubbi, parlando di cinema, sul fatto che in qualsiasi circostanza lavorativa – anche al di là delle diverse dimensioni dei volumi e dei giri d’affari aziendali – si tratta sempre di impieghi che richiedono alte professionalità e specializzazioni in tutti gli ambiti; compresi quelli della distribuzione e dell’esercizio e i segmenti dei servizi, dalla pre-produzione alla post-produzione.
Queste poche connotazioni valgono già a delineare la specificità del mercato del lavoro in cinematografia; una caratterizzazione che si trova riflessa peraltro nella stessa natura e composizione del suo apparato produttivo.

 

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