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Terza parte - GENTE D'ARTE E DI MERCATO
CAPITALI E LAVORO
Capitolo 5 - Le professioni e il mercato del lavoro
Un censimento improprio
Come si è visto dalla diversificazione per forma giuridica delle imprese cinematografiche (cfr. tabella 2, capitolo 5), la quota delle società non di capitali (51,5% fra le 9.071 attive nel 2007, ma con un trend crescente confermato dalla percentuale del 78,0% fra le nuove iscritte in corso d’anno) è assai elevata. E fra queste il 32,6% è costituito da ditte individuali (addirittura il 63,3% di quelle registrate nel 2007), mentre il 15,0% è rappresentato da società di persone e il 3,9% da altre forme, come cooperative e consorzi.
Ciò non significa necessariamente che si tratti di aziende senza altri addetti al di fuori dei titolari fondatori, perché in realtà anche parte di queste vantano personale dipendente; ma in rispondenza alla loro natura giuridica sono strutturate per avere un ristretto numero di occupati. Si è inoltre potuto osservare come fra le stesse società di capitali più della metà (oltre 2,6 mila su quasi 4,4 mila) siano di piccolissime dimensioni e tali da sommare quindi un parco di lavoratori molto esiguo.
Al settore inteso in senso stretto – e non nella sua dimensione allargata che comprende tutta l’area dei servizi pre/post-produzione, dell’indotto in outsourcing e dell’intermediazione sia professionale sia della filiera di mercato – non corrisponde pertanto, di certo, un vasto bacino a occupazione stabile. Risulta meno facile però stimare da quante unità sia davvero composto. Perché non tutti i bilanci – peraltro depositati obbligatoriamente dalle sole società di capitali – riportano la segnalazione delle persone a libro paga e lo stesso Cerved non è in grado di ricavare elementi utili a qualificarne numero, tipologie, distribuzione, costo e incidenza sul fatturato.
La prima base d’indagine rimane la rilevazione annuale dell’Istat (l’Istituto nazionale di statistica) sul mercato del lavoro e sullo stato dell’occupazione in Italia. Non si tratta di un censimento, in quanto la raccolta dei dati scaturisce da un’indagine a campione e quindi dalle dichiarazioni che le imprese – di tutti i settori – apportano rispondendo volontariamente ai questionari inviati dall’ente; in ogni caso, in base all’ultima elaborazione gli occupati dei comparti cinematografici (ossia delle aziende identificabili nel codice Ateco 92.1) risultano 47.527. Pur comprendendo gli addetti delle società che forniscono servizi e attrezzature, il dato non include in verità i dipendenti delle industrie che producono impianti, mezzi tecnici e materie prime (e che concorrono a comporre il settore cosiddetto allargato) destinati alle società cinematografiche, il cui numero porterebbe la cifra complessiva delle unità di lavoro riconducibili direttamente alle società di capitali sulla soglia di 55 mila. In ogni caso la media aritmetica di persone alle dipendenze per ragione sociale si attesta a 5,2.
Un secondo elemento per stendere un referto un po’ più circostanziato e dettagliato è fornito da una ricerca – “Le imprese dell’audiovisivo nel Lazio” – che il Censis ha realizzato in collaborazione con Videoplay a fine 2007 coinvolgendo direttamente 403 aziende. È un’indagine focalizzata sulle sole attività locali, ma essendo il Lazio la regione che rappresenta più e meglio il cinema nazionale – di cui sono appunto simbolo Roma e Cinecittà – assume valori di rappresentanza del tutto attendibili (e proprio per rispettare l’esigenza di una migliore aderenza al reale tessuto imprenditoriale non sono state rilevate le attività dei due maggiori gruppi, Rai e Mediaset, che per il complesso delle loro poste di bilancio e dei loro interessi avrebbero inevitabilmente influenzato il quadro generale).
Anche se le aziende di cinema regionali sono per forza di cose considerate come le più “attrezzate” del panorama italiano e figlie perciò di un contesto più sviluppato in confronto a quello nazionale complessivo – tanto è vero che pur contribuendo secondo Cerved solo per il 28,8% al novero totale nazionale, vantano per l’Istat il 45,5% dell’occupazione globale – si possono ritenere le risultanze della ricerca di sicura congruità e affatto significative.



Fonte: Indagine Censis “Le imprese dell’audiovisivo nel Lazio”, 2007.


L’altra fonte di documentazione in grado di aggiungere diversi tasselli di conoscenza è comunque l’ente mutualistico Enpals, che per le 3.471 aziende cinematografiche iscritte nel 2006 registra 76.442 posizioni contributive personali (ne hanno diritto tutti gli iscritti con all’attivo almeno una giornata di contribuzione all’anno). Con una media teorica per società di 22 addetti – in conto dei quali sono pagati i contributi – ben superiore a quella risultante dalla rilevazione Istat. Ma secondo le registrazioni dell’istituto i dipendenti a contratto a tempo indeterminato ammontano a poco più di 18.700: una cifra che riporta appunto la media aziendale – di 5,3 – pressoché in linea con quella di 5,2 stimata dall’Istat.
In effetti ai regimi previdenziali e assistenziali dell’ente possono accedere anche i soci e titolari che si iscrivono a libro paga della loro ditta, così come finiscono sempre nelle casse dell’istituto i contributi versati dalle società per i soggetti messi di volta in volta a contratto e che gestendo direttamente le loro prestazioni (in proprio o attraverso agenti rappresentanti), si trovano in una condizione affine a quella dei liberi professionisti e lavoratori autonomi. Sono compensati alla stessa stregua, con forme retributive a prestazione o per così dire a cachet, e confluiscono in larghissima misura nella categoria “artisti e tecnici”, forte appunto di oltre 58.700 soggetti (corrispondente al 77% dell’intero perimetro cinematografico).
La seconda categoria Enpals “maestranze e impiegati” annovera infatti poco più di 17.500 unità, identificabili nel personale dipendente, tanto è vero che pur essendo pari solo al 23% “coprono” la fetta maggiore – il 63% – delle giornate lavorative conteggiate per calcolare l’entità delle cosiddette “trattenute sociali”. D’altra parte delle otto aree di attività codificate (imprese di produzione; produzioni varie; stabilimenti di produzione; sviluppo e stampa; doppiaggio; distribuzione e noleggio; esercizi esclusivamente cinematografici; esercizi cinematografici polivalenti) sono le prime due – quelle a maggior cultura e tradizione industriale e dotate generalmente di uno staff permanente, anche di poche persone – ad annoverare la larga maggioranza di addetti fissi, oltre che di quelli temporanei: più di 25.900 con un’incidenza del 34% sul totale di vecchi e nuovi contribuenti.

 

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