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Quarta parte - INTEGRATI E CONCENTRATI
LA FORZA DI UNA CLASSE
Capitolo 6 - Gruppi e aziende: le principali realtà
Le società operative e i leader
Ai 40 gruppi individuati nel campione di riferimento fanno capo più di 100 società e come detto molte di queste vantano ricavi superiori a loro volta a quelli di altre holding. Il panorama delle singole società operative di maggiore impatto estratto dal campione (tabella 7) – fermandosi alla soglia di 4,35 milioni di euro di giro d’affari – finisce così per abbracciare in massima parte attività che ricadono nel “recinto” delle holding e dei cosiddetti gruppi dominanti: ben 36 su 45 (stessa tabella) e fra queste – a esclusione di Bim Distribuzione – tutte le prime 35, compresa la compagnia di distribuzione Universal Picture International che nel mondo delle major ha una connotazione singolare essendo posseduta in joint venture al 50% da Viaocm Inc. e General Electric company.



Fonte: elaborazione su dati Cerved, Infocamere-Registro delle imprese e bilanci di Borsa Italiana per le società dei gruppi quotati Rai, Mediaset (Medusa) e Mondo Tv.
* I dati riportati si riferiscono alle sole attività cinematografiche.
** I bilanci d’esercizio di Sony pictures home e Sony pictures releasing prevedono la chiusura al 31 marzo di ogni anno. Tutti quelli di 20th Century Fox la contemplano invece al 31 maggio.
*** Il personale Blockbuster si compone di 1.489 dipendenti full e part time pari a un equivalente di 1.037 unità a tempo pieno.

Si ripropone la constatazione esposta in apertura a proposito dell’effettivo giro d’affari generato dalla cinematografia in Italia. Come era stato osservato che il valore della produzione delle sole prime 10 corporates (oltre 2.010 milioni) supera il volume di entrate che le consuete rilevazioni sui consumi in tema di spettacolo e di intrattenimento accreditano globalmente, come mercato della domanda, al cinema, allo stesso modo si rileva che pure a livello disaggregato, ossia in termini di società prettamente operative, è sufficiente il monte ricavi delle prime 18 ragioni sociali per andare oltre il tetto di 2 mila miliardi di euro (per la precisione 2.003,8) di introiti complessivi.
Anche a livello di singole imprese la classificazione per dimensione dei proventi (intesi come valore della produzione e non quale puro fatturato) è funzionale soprattutto a facilitare l’esposizione e la lettura dei dati e della composizione del settore e non a fissare una graduatoria esaustiva delle imprese e delle loro attività. Ha in sostanza l’obiettivo di rappresentare schematicamente quella verifica delle forze in campo che, sia pure in forma elementare, consente di delineare e meglio percepire i volumi d’affari e il “peso” delle diverse realtà nei singoli comparti. A partire dalla constatazione più immediata che riguarda le dimensioni di Rai Cinema, più che doppie rispetto a quelle delle aziende – Disney a parte – che la seguono, compresa Medusa Film, di cui il prospetto riporta ancora i dati relativi al 2007, prima cioè dell’incorporazione dell’ex società capofila per le attività cinematografiche del gruppo Mediaset in Rti e della conseguente riorganizzazione societaria che ne ha modificato la struttura (i valori complessivi della produzione restano comunque inalterati).
  • Tra gli obiettivi di Rai Cinema non vi sono in realtà solo le attività di produzione diretta e l’acquisto di produzioni cinematografiche italiane ed europee – con l’impegno prevalente di rispettare le quote di risorse predeterminate all’interno sia delle norme europee sia del contratto di servizio stipulato tra Rai e ministero delle Comunicazioni –ma anche di acquisizione e commercializzazione di fiction, film e cartoni animati “in funzione delle esigenze editoriali generali del gruppo e delle sue società collegate, senza limiti”, come recita la mission aziendale, “di modalità trasmissiva, distributiva o di supporto economico (sale cinema, home video, pay per view, pay tv e così via)”. E per la verità il bilancio non consente di stabilire una netta suddivisione fra le prestazioni legate al ruolo televisivo (comunque minoritario) piuttosto che a quello strettamente cinematografico.
  • La seconda evidenza riguarda la presenza relativamente contenuta delle case di produzione, rispetto alle compagnie di distribuzione e alle imprese d’esercizio. Alle spalle delle due mini-major autoctone, Rai Cinema e Medusa, si affacciano peraltro una 20th Century Fox Home Italia che realizza (come Disney) una piccola parte di opere originali e una Film Master attiva principalmente nei filmati destinati al mercato pubblicitario. Le prime, più importanti indie del comparto produttivo sono in sostanza le società operative Cattleya, Italian International Film, Lucky Red e Mikado.
  • Appare abbastanza singolare inoltre la circostanza che proprio le aziende dei due gruppi leader in campo nazionale siano, fra tutte quelle presenti nel prospetto (tabella 7), le più giovani. Se si prescinde dalla costituzione formale dell’originaria Medusa da parte di Franco Poccioni, che non ha diretti legami con quelle poi “figliate” da Mediaset e tuttora a targa Medusa, si rileva infatti che le 35 società di vertice sono state fondate da più di dieci anni e che quindi il loro maggiore impatto deriva anche da un superiore periodo di tempo durante il quale hanno potuto crescere e svilupparsi. E le percentuali relative alle classi di anzianità (tabella 8) suonano a conferma anche della precedente considerazione sulla prevalenza – in termini di fatturato – delle imprese di distribuzione e di esercizio su quelle del comparto a maggiore volatilità della produzione.



Elaborazione su dati Cerved all’1 gennaio 2007.

  • In convergenza a questa annotazione figura la posizione al numero 32 di Bim Distribuzione, società costituita a Roma nel 1983 da Valerio De Paolis e che ha puntato fin dall’inizio a coprire sul mercato italiano uno spazio non occupato dalle major statunitensi, pur attingendo alla cinematografia internazionale (compresa quella orientale) e co-producendo o distribuendo film di registi stranieri e prodotti da compagnie indipendenti. Frutto di uno sviluppo graduale ma costante, la posizione di oggettivo spessore consolidata appare emblematica delle persistenza con cui le indie nazionali – al di là di eventuali successi di “cassetta” iniziali, propedeutici a un abbrivio favorevole e confortante – devono agire per raggiungere gli standard gestionali, organizzativi e finanziari che sono alla base della continuità di lavoro essenziale per conseguire e conservare un apprezzabile benchmarking di mercato (sotto il quale non vi sono né visibilità né condizioni sufficientemente profittevoli).
  • Dotate senza dubbio di anzianità sono le due entità pubbliche che compaiono subito dopo: Rai Trade (100% Rai, fondata nel 1996) e Istituto Luce (100% di Cinecittà Holding, nato addirittura nel 1924). La prima è essenzialmente una società di servizi che coadiuva in misura significativa Rai Cinema e 01 Distribution e che in ossequio alla sua denominazione opera prevalentemente nella distribuzione e commercializzazione all’estero delle opere prodotte e sui fronti del licensing e della cessione dei diritti relativi. Istituto Luce ha in carico l’Archivio foto-cinematografico di Cinecittà, ma nella sua opera di valorizzazione e riconversione del patrimonio audiovisivo storico ha anche partecipato nel 2007 alla produzione e distribuzione di quattro pellicole (una soltanto invece nel 2008).
  • Quarta per entità fra le holding, Warner Bros si conferma seconda delle major propriamente dette di matrice estera anche per le dimensioni della sua principale società operativa, che agisce principalmente nella distribuzione cinematografica (ma ha all’attivo anche alcune produzioni di opere italiane) e genera il 57,76% dei ricavi complessivi a sigla WB, mentre la consorella dell’esercizio apporta il restante 42,24%. Da tempo le due imprese registrano con i loro risultati una graduale ma costante crescita di attività, tanto è vero che dal 2001 al 2007 sono riuscite a raddoppiare il fatturato nazionale del gruppo che ha sede a Roma ed è presieduto da Paolo Ferrari.
  • Il posizionamento di Blockbuster Video Italy Inc. suona a riprova del rilievo che la società controllata dalla capogruppo Blockbuster Entertainment Inc. (Viacom-Paramount) ha assunto in Italia. Con 178 punti vendita diretti e 64 in franchising e 1.935.169 clienti affiliati è l’azienda di settore che da in assoluto più lavoro, con ben 1.489 addetti full e part time (tutti dipendenti di Blockbuster Italia, la ragione sociale con cui Blockbuster Video Italy agisce commercialmente sul mercato).
  • La continuità operativa nel tempo, che è contestuale al consolidamento di un’autonomia gestionale e di una posizione di mercato quanto meno competitiva, è una caratteristica che si attaglia anche alle altre indie della produzione che emergono dal campione delle società. R & C Produzioni è stata creata nel 1998 da Tilde Corsi e Gianni Romoli, così come Ager 3 da Maria Lorenza Predome, e Biancafilm nel 1993 da Donatella Botti.
  • Albatross Entertainment di Alessandro Jacchia si rivolge in prevalenza al canale televisivo ed è fra le poche imprese che mantengono rapporti equivalenti fra i due broadcaster nazionali, Rai e Rti-Mediaset. 11 Marzo è più attiva invece sul mercato cinematografico, dove i fondatori Matteo e Roberto Levi contano una seconda impresa, Tangram Film, per la distribuzione; comparto in cui agisce soprattutto Emme Cinematografica.

 

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