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Quarta parte - INTEGRATI E CONCENTRATI
LA FORZA DI UNA CLASSE
Capitolo 6 - Gruppi e aziende: le principali realtà
I grandi circuiti dell'esercizio
Il comparto dell’esercizio è forse il più paradigmatico di tutto il settore cinematografico. Termometro terminale dell’evoluzione dell’attività nel corso degli anni – dalla pressante concorrenza del prodotto televisivo al crescente consumo filmico su “piattaforme” individuali come lettori dvd, personal computer e telefoni mobili – è contestualmente esemplificativo della frastagliata segmentazione del mercato dell’offerta.
Essendogli congeniale una struttura organizzativa a matrice, che consente modelli gestionali comuni e permette di pianificare e modulare con discreta omogeneità le programmazioni su più sale e schermi, è sempre stato caratterizzato dalla formazione di circuiti comprensivi di più strutture, dislocate geograficamente anche a notevoli distanze l’una dall’altra. Tuttavia questa quasi “naturale” propensione all’aggregazione non ha fondamentalmente intaccato la vasta, anzi, amplissima platea di piccole e piccolissime sale autonome (di quartiere, di parrocchia o di circolo, sovente attive anche solo per uno o due giorni la settimana e a volte nemmeno aperte a tutto il pubblico, in quanto riservate solo agli associati o iscritti a determinate organizzazioni ) che popolano il parco-proiezioni nazionale.
La frammentazione inoltre non è solo di origine dimensionale o logistica. Lo è per esempio in termini di tipologia dell’offerta, cioè di natura dei prodotti filmici proposti, in virtù della quale si continua ad animare quei segmenti parzialmente trascurati – dal cosiddetto cinema d’arte o d’autore a quello amatoriale, dai documentari ai cortometraggi – che pure restano organi vitali del settore. E lo è anche sotto il profilo societario e amministrativo, dal momento che l’attività di ogni unità di proiezione contempla la gestione e – assai spesso – la proprietà stessa dei locali o dell’edificio in cui ha sede la struttura operativa, alla quale viene data di solito personalità giuridica autonoma (in genere sotto forma di srl, società a responsabilità limitata) proprio per tutelare e meglio valorizzare a bilancio il patrimonio immobiliare.
Per l’identico motivo la prassi è diffusissima a tutti i livelli dimensionali, compreso quello di vertice dove si collocano i circuiti nazionali maggiori, costituiti da multisala e multiplex. Così, se da un lato emerge formalmente una crescente concentrazione degli impianti, dall’altro la frammentazione resta intensa e l’autonomia societaria diventa spesso motivo di sussistenza per le strutture minori, cui il capitale immobiliare conferisce capacità negoziale e di spesa (in particolare sul fronte creditizo) pure in momenti di eventuale difficoltà.
Questo spiega anche il numero elevato – 1.815 – di ditte attive iscritte al Registro delle imprese nel comparto proiezioni cinematografiche. Ai fini di un’analisi del mercato dell’offerta come si propone questo rapporto la situazione presenta tuttavia un riscontro problematico, perché con l’aumentare del novero di imprese da considerare e con la contestuale riduzione delle loro dimensioni diventa inevitabile confrontarsi con una sensibile carenza di fonti: per una quota rilevante (nettamente superiore a quella registrata nei comparti produzione e distribuzione) di società non risultano depositati rendiconti o altri consuntivi recenti (e lo stesso repertorio anagrafico tradisce vuoti inattesi, anche a proposito di aziende ben note agli addetti ai lavori e delle quali resta perfino difficile in qualche caso trovare traccia); per un’altra importante parte si accede ad atti di bilancio talmente succinti da apparire quasi lacunosi.
Il quadro fornito dalla tabella 11 corrisponde quindi a una prima ricostruzione di un comparto che si conferma dai contorni e dai confini non propriamente netti. La classificazione basata sui valori economici è finalizzata unicamente a facilitare l’esposizione dei dati e ha un significato puramente indicativo, anche se la somma dei ricavi attribuiti ai circuiti considerati (ed escludendo ovviamente quelli delle imprese controllate) supera la soglia di 400 milioni di euro. La cifra corrisponde al 74% del valore della produzione delle società di capitali registrate nel data base delle Camere di commercio e al 65% degli incassi lordi realizzati secondo i dati Anica 2007 in tutte le sale e può quindi essere ritenuta sufficientemente rappresentativa del panorama generale.



Elaborazione su dati e bilanci Cerved, Infocamere-Registro delle imprese e Borsa Italiana per la quotata Mediaset.
* Queste società operative appartengono ai gruppi indicati: i valori economici relativi alla loro gestione,e riportati nel prospetto, sono già compresi in quelli complessivi dei gruppi di riferimento.
** I proventi attribuiti algruppo Filmauro sono frutto di stime basate su indicazioni contenute nel bilancio; quelli relativi a Pathé-Vis Pathé di Europalace sono tratte invece da comunicazioni inerenti le loro attività.
*** Per quanto concerne il Gruppo Giometti si segnala che l’elaborazione è stata effettuata sui soli consuntivi disponibili delle società gerenti le strutture di Jesi, Fano, Senigallia e Pesaro e non comprendono pertanto i rendiconti relativi agli impianti di Porto S. Elpidio, Ancona e Perugia. L’anno di esercizio delle imprese di Giometti Holding non coincide con quello solare e i bilanci vengono chiusi il 31 agosto.

  • A una prima lettura ribadisce la forza degli operatori di vertice stranieri rispetto a quelli nazionali e in particolare il notevole divario degli ordini di grandezza fra i due leader del comparto e gli altri competitor. Warner Village (Warner Bros-Time Warner) e Uci Italia (United cinemas international) raccolgono quasi la metà di tutti i proventi delle società d’esercizio prese in considerazione e presentano dimensioni di quattro-cinque volte maggiori in confronto a quelle dei concorrenti più immediati. Warner Village è un ramo d’azienda integrato fin dalla sua costituzione nel gruppo; Uci invece solo dal 2004 è entrato a far parte dell’inglese Odeon holding limited di Manchester (ragione sociale modificata poi in Odeon & Uci Cinemas) cui appartiene anche la storica casa cinematografica britannica Odeon fondata nel 1930 da Oscar Deutsch e acquisita nel 1941 da J. Arthur Rank per incorporarla nella sua Rank Organization, dove è rimasta per 59 anni prima di passare di mano tre volte: nel 2000 al network tv Abc, nel 2003 alla banca d’affari West LB e nell settembre 2004 al fondo private equity Terra Firma, che nell’ottobre successivo ha rilevato il circuito Uci e nel maggio 2007 la casa discografica internazionale Emi guidata dall’italian Elio Leoni Sceti. Oggi la subholding Oeon & Uci Cinemas Group Ltd. detiene 200 sale con 1.832 schermi in sette paesi e fattura 340,3 milioni di sterline (382,3 milioni di euro).
  • In larghissima misura le attività di tutti i gruppi principali dell’esercizio riguardano la gestione di strutture dell’ultima generazione, ossia multisala e multischermo, sulle quali concentrano peraltro i piani di sviluppo e gli investimenti in nuove aperture o acquisizioni. Warner Village ha portato per esempio a 15 il numero di propri complessi – per un totale di 158 sale – con l’inaugurazione dei multiplex di Nola nel 2007 e di Lamezia Terme e Vimercate (unico in Italia dotato di uno schermo large format di 21 per 16 metri) nel 2008. Uci, che opera attraverso cinque società (Uci Centro di Roma, Multiplex Nord, Uci Bicocca, Uci Nord Est e Uci Sud) ha consolidato la sua posizione rilevando i circuiti Europlex e Cinestar e dispone di 22 multiplex per 233 schermi. Ugc ha realizzato dal 2000 a oggi in Europa nuovi impianti per un totale di 240 sale e 60 di queste in Italia.
  • Se Warner Village e Uci hanno origini anglosassoni, con case madri insediate rispettivamente negli Usa e in Inghilterra, e una rete di strutture intercontinentale, gli altri due circuiti stranieri presenti in Italia sono di marca francese e operano solo in Europa. Ugc-Union général cinématographique è nata nel 1971 a Lilla per iniziativa di alcune catene d’esercizio a carattere regionale e conta oggi su 48 cinema e 576 sale in Francia (35-359), Spagna (6-108), Italia (4-66) e Belgio (3-43). Nel tempo ha esteso il suo raggio d’azione anche alla produzione e alla distribuzione, raccogliendo l’eredità di due fra i più antichi gruppi della cinematografia internazionale, Gaumont e Pathé, dei quali appunto da quasi 30 anni l’alleanza Pathé-Vis Pathé rappresenta la continuità. Il circuito gestisce oggi 86 cinema a insegna anche Europalace con 843 schermi, 643 dei quali in multiplex come i 39 in dotazione ai tre centri italiani di Roma, Firenze e Torino.
  • Il modello di società integrata verticalmente e attiva in tutti i comparti è comune pure ad alcuni fra i maggiori circuiti nazionali, a cominciare dal numero uno Medusa, che opera attraverso sia Medusa Cinema sia Medusa Multicinema. Il suo sviluppo è stato molto rapido e dispone di dieci cinema multisala e di uno monosala. Produttori, distributori e al con tempo esercenti sono anche i gruppi Filmauro – tramite le controllate Sautec, Esi-Esercizi cinema italiani, Cinema Europa e Olimpia 80, tutte di Roma, che rappresentano il 21,9% dei proventi cinematografici della holding – e Italian int. Film con Stella Film di Napoli, Italian international Movieplex di Roma e Goodwind di Benevento (80 sale complessive e un contributo al fatturato di gruppo pari al 26,1%). È curioso peraltro come la composizione del set di business cui è interessata Filmauro sia speculare al bouquet di affari di Pathé, dal momento che entrambe contemplano nel loro core business anche il calcio, detenendo la proprietà rispettivamente dei club del Napoli e dell’Olympique Lione.
  • Fulvio Lucisano e Aurelio De Laurentiis si possono ad ogni modo considerare esercenti dalla prima ora. Fin dalla fondazione Iif ha gestito per esempio l’allora circuito Cannon, poi trasformatosi in Cinema 5, e successivamente ha creato in partnership con la Dino De Laurentiis una rete di sale miniplex. Quando hanno cominciato a imporsi le strutture multiplex l’intesa è stata sciolta e Iif e Filmauro hanno sviluppato autonomamente le loro strutture, puntando sul Centro-Sud.
  • Conta addirittura più di novant’anni l’impegno della dinastia Furlan nella gestione di teatri e cinema in Veneto. La famiglia è arrivata a detenere anche la quarta quota di mercato con i suoi impianti nel Nord-est, con una politica di forte espansione nel segmento multiplex a marchio Cinecity che l’ha portata nel 2007 a un cambio di strategia del piano d’investimenti. Le strutture della controllata Cinecity Art & Cinema sono state infatti scorporate nella società ponte Solengo e poi conferite alla holding olandese Msref V Amber, di cui è azionista di maggioranza col 60% la banca d’affari statunitense Morgan Stanley. Il Grppo Furlan, che ha conservato il 40% delle azioni e mantenuto la gestione dei quattro centri di Treviso, Udine, Padova e Trieste (con 45 schermi complessivi), ha ricavato dall’operazione 18,7 milioni di euro, più il diritto esercitatile solo da Gianantonio Furlan a riacquistare i cinema entro il secondo semestre 2010. Sono rimasti di sua proprietà i multisala e monosala tradizionali di Venezia, Mestre, Vittorio Veneto e Porto Viro (18 schermi in totale),
  • La strada dei multiplex era stata intrapresa nel 2003 pure da Cinecittà Holding, che aveva acquisito attraverso la controllata Mediaport il circuito Cineplex, denominato poi Globalmedia (dotato di sette multiplex e un monosala). Il gruppo pubblico non è però riuscito a portarne la gestione in attivo e nel 2008 ha avviato la cessione di Mediaport – inglobante la stessa Globalmedia e Mediaport Cinema, titolare della Cinemax di Padova – alla Farvem Real Estate srl di Massimo Ferrero, operatore impegnato in precedenza essenzialmente nella distribuzione (Elleemme Group).
  • L’interesse di Cinecittà nel comparto proiezioni resta ora legato a una partecipazione del 27% nella joint venture mista pubblico-privata Circuito Cinema, costituita per incentivare la circolazione di film di qualità e d’autore, che comprende la controllata (100%) Circuito Cinema Firenze e altre sette collegate omonime (con sede a Genova, Torino, Milano, Bologna, Roma, Firenze, Napoli, Catania e quasi tutte in partnership con esercenti locali) per un totale di dieci sale. Gli altri soci d’impresa sono Bim Distribuzione di Valerio De Polis (22,5%), Mikado Film della De Agostani (18%), Medusa Cinema di Rti-Mediaset (10%), White Cat di Andrea Occhipinti (9%), Greenwich di Fabio Fefè (8%) ed Emme Cinematografica di Mario Fiorito (4,5%).
  • A differenza dei riferimenti territoriali finora considerati, quelli delle altre principali realtà del campione parlano di una distribuzione geografica a carattere più regionale o, in qualche caso, interregionale. Si tratta in effetti di gruppi d’esercizio sviluppati da gestori che hanno avviato la loro attività a livello provinciale e che hanno poi saputo espandersi, interpretando i trend di mercato e adeguandosi tempestivamente all’evoluzione dell’attività, a partire dalla riconversione dei cinema monosala in multiplex. I circuiti Quilleri di Davide Quilleri di Brescia, Giometti di Giovanni Giometti (70%) e dei figli Massimiliano, Gianluca e Silvia (10% a testa) di Pesaro sono oggi fra i più consolidati, così come Nexo di Anna Nove Di Sarro e Arco di Luigi, Walter e Cristina De Pedys per altre aree del Norditalia.
La frammentazione degli interessi di gruppo in tante società di gestione ne può ridurre forse la visibilità, restringendo indirettamente il campo di ricerca, ma non la reale consistenza, avvalorata dalla considerazione mostrata dalle major e dai grandi gruppi che spesso affidano loro mandati d’agenzia di zona e di rappresentanza nelle aree di riferimento.

 

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