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Quarta parte - INTEGRATI E CONCENTRATI
LA FORZA DI UNA CLASSE
Capitolo 6 - Gruppi e aziende: le principali realtà
Le prime imprese industriali e dei servizi
È prassi consolidata suddividere il settore cinematografico nei tre tradizionali comparti di produzione, distribuzione ed esercizio, comprendendo nel primo tutte le attività legate alla realizzazione dei film, nel secondo quelle strumentali al suo approdo al mercato finale del consumo, cioè dell’offerta al pubblico, e nel terzo quelle funzionali alla sua commercializzazione pratica e alla sua più larga diffusione (il cosiddetto botteghino o box office). L’esperienza concreta mostra inoltre come l’attenzione finisca per concentrarsi su chi “fornisce” in prima persona le risorse finanziarie e creative ed è “toccato” di ritorno dai conseguenti dividendi economici e artistici. Vi sono così ambiti della filiera che per quanto importanti vengono raramente considerati. Ad esempio quelli delle imprese che procurano materie prime, impianti, attrezzature e strutture logistiche; delle aziende di pre e post-produzione come quelle di doppiaggio; delle società d’import-export o d’ntermediazione di diritti, licenze e commissioni piuttosto che dei production service; delle agenzie di rappresentanza degli artisti e di casting e così via. Quando se ne parla si pensa a un generico “indotto del cinema”, ma in realtà si tratta di attività strettamente connesse al settore e le loro dimensioni ne legittimano il ruolo e le funzioni essenziali.
Essendo lo scenario cinematografico già di per sé frammentato e scomposto, non è tuttavia facile tracciarne un quadro analtico. Anche perché ci si riferisce a imprese fondamentalmente industriali e di servizio e la stessa classificazione Ateco dell’Istat e delle Camere di commercio ne annovera gran parte al di fuori della categoria 92.1 riservata al cinema (la gestione di diritti e licenze confluisce per esempio sotto il codice 74.8) o tutt’al più le inserisce nel raggruppamento 92.2 in cui confluiscono aziende e società del settore televisivo. Va rilevata inoltre la presenza in banca dati di bilanci aggiornati percentualmente inferiore rispetto a quanto è possibile riscontrare per le altre società cinematografiche dimensionalmente affini. La ricerca condotta sul campione selezionato di imprese legate alla produzione cinematografica porta comunque a comporne un quadro di sintesi indicativo (tabella 12).




Elaborazione su dati e bilanci Cerved, Infocamere-Registro delle imprese e Borsa Italiana per la quotata Mediaset.
* Queste società operative appartengono ai gruppi indicati: i valori economici relativi alla loro gestione,e riportati nel prospetto, sono già compresi in quelli complessivi dei gruppi di riferimento.
** I proventi attribuiti algruppo Filmauro sono frutto di stime basate su indicazioni contenute nel bilancio; quelli relativi a Pathé-Vis Pathé di Europalace sono tratte invece da comunicazioni inerenti le loro attività.
*** Per quanto concerne il Gruppo Giometti si segnala che l’elaborazione è stata effettuata sui soli consuntivi disponibili delle società gerenti le strutture di Jesi, Fano, Senigallia e Pesaro e non comprendono pertanto i rendiconti relativi agli impianti di Porto S. Elpidio, Ancona e Perugia. L’anno di esercizio delle imprese di Giometti Holding non coincide con quello solare e i bilanci vengono chiusi il 31 agosto.

Anche in questo novero di attività ricorrono due caratteristiche che contrassegnano tutto il settore cinematografico. 1. La rilevanza del fatturato generato. Se si considera che molte stime sull’area dell’indotto valutano in 571 milioni di euro il volume d’affari complessivo, appare significativo il fatto che le prime cinque realtà sommino da sole 502,9 milioni di ricavi. Bastano le altre dieci a raggiungere quasi il totale generalmente stimato, considerando inoltre che dell’altra grande industria produttrice di pellicole – la giapponese Fuji – non risulta possibile accertare i proventi specifici della divisione Fujifilm. 2. Emerge di nuovo inoltre la predominanza del capitale straniero, dal momento che quattro delle prime cinque società fanno capo a gruppi esteri, così come altre due aziende presenti nel prospetto: Technicolor Milan e International Recording.5
Si è intesa definire come servizi l’area di pre e post-produzione perché la natura delle prestazioni fornite è – nella quasi totalità dei casi – tipicamente terziaria. Il cosiddetto indotto cinematografico del resto è da sempre il regno dell’outsourcing; fin da quando cioè gli studios americani si resero conto più di 50 anni fa che era molto più economico e in fondo non eccessivamente pericoloso per la difesa dei contenuti affidare determinati processi tecnici di lavorazione a ditte esterne, in grado di espletarli in serie, piuttosto che svolgerli al proprio interno con strutture fisse.
Un esempio di gruppo di servizio è Cinecittà Studios, al cui fatturato hanno contribuito le strutture di produzione per 27,1 milioni di euro – teatri e locali (10,0), impianti fissi (3,7), scenografia (10,5) e mezzi tecnici (2,9) – e quelle di post-produzione per 13,2 milioni, suddivisi fra laboratorio sviluppo e stampa (9,4), Cinecittà audio (1,3) e Cinecittà Digital (2,5). Cinecittà Studios detiene a sua volta il 48% di Cinecittà Entertainment (615,6 mila euro di ricavi) ed è passata sotto il controllo di Ieg della cordata Abete-Della Valle-De Laurentiis-Haggiag, che ne ha pianificato un rafforzamento con investimenti in co-produzioni internazionali e l‘ulteriore valorizzazione dell’area post-produzione. L’altro importante asset di Ieg, Film Master, si presta oltretutto a sfruttare le nuove sinergie con Cinecittà Studios, visto che realizza ogni anno 120 produzioni, che richiedono un’occupazione media di teatri per 4 mila ore all’anno. Fra i servizi di tipo commerciale rientra l’attività di Blockbuster, che acquista i prodotti (o, meglio, i diritti alla loro riproduzione, affidata a fornitori esterni) dalle compagnie di distribuzione o direttamente dalle case di produzione e fa poi da canale terminale vendendo al dettaglio nei suoi negozi. La catena leader al mondo con i suoi 7.800 punti vendita ha conosciuto dopo anni di espansione una fase controversa e anche in Italia ha visto contrarsi il volume d’attività accusando a bilancio nel 2007 un passivo di 14,7 milioni, ma la sua leadership nel segmento della vendita diretta di film registrati resta indiscussa.
Altrettanto consolidata appare la posizione di Deluxe fra le strutture di sviluppo e stampa, registrazione e trattamento post-produzione. La società, che controlla al 100% Digititles, piccola azienda specializzata nella titolazione, vende oltre 236 milioni di metri di pellicola all’anno (corrispondenti a quasi 8 mila film della durata di 100 minuti) ed è a sua volta committente di altri laboratori esterni.
Allo stesso segmento di mercato appartengono altre tre imprese italiane del campione – Eurolab, Laser Film e Fono Roma film recording, la prima nata in Italia, nel 1931 – la cui presenza vale a fornire un profilo indicativo del complesso di medie e piccole aziende attive su questo versante, così come può considerarsi Cvd-Cine video doppiatori rappresentativa di un’attività estremamente importante per il cinema italiano come quella del doppiaggio. Sac (Servizi ausiliari cinema) di Roma potrebbe essere definita un’azienda di distribuzione, ma somministra un tipo di servizio particolare: fornisce le copie pellicole e il materiale pubblicitario per il circuito delle sale nelle 12 città capozona Anica sulle quali è strutturato il mercato dell’esercizio (Roma, Ancona, Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Padova e Torino).
Leader assoluta nella pubblicità per le sale è Opus Proclama di Milano, storica agenzia che fa capo alle famiglie Maestro e Langs. Opus è un gruppo che controlla una serie di agenzie minori dedicate al product placement, al merchandising e alla promnozione interattiva e detiene sul mercato dell’advertising per gli schermi una quota del 46%.
Oltre a Rai Trade rientra poi nell’area dei servizi di intermediazione e di rappresentanza degli interessi – quali le agenzie artistiche, di promozione, pubbliche relazioni e casting o gli uffici stampa (ambiti dove la rarefazione dei dati di bilancio si accentua ulteriormente) – la Surf Film di Roma, specializzata nella gestione dei diritti di proprietà su mandato delle case di produzione e distribuzione. Costituita da Massimo Vigliar, la società ha iniziato a operare anche nella distribuzione e ha da poco prodotto i suoi primi due film.
Il carattere sostanzialmente illustrativo del prospetto è avvalorato dall’inserimento della Cam, acronimo di Creazioni artistiche musicali, una casa discografica che vanta ormai mezzo secolo di vita e che si è sempre dedicata in via esclusiva a produrre musiche e colonne sonore per film, nazionali e internazionali (ha creato a parte una linea jazz a marchio appunto Cam jazz). Etichetta indipendente, è la casa editrice per eccellenza dello scomparso Nino Rota e anche dell’altro più noto autore di musiche del cinema italiano, anch’egli premio Oscar, Ennio Morricone. Quale azienda discografica non è ovviamente catalogata fra le imprese cinematografiche, ma riesce difficile escludere la sua attività da quelle che concorrono a generare il valore della produzione di tutto il settore.


5 La stima di 571 milioni di euro citata a titolo esemplificativo è tratta dal documento annuale di sintesi sull’attività del settore “Il cinema italiano in numeri – anno solare 2007” curato dall’ufficio studi Anica. La tabella “Fatturato per aree di attività” (pagina 21) riporta le indicazioni dei volumi d’affari generati in cinque segmenti: teatri di posa-studi televisivi – riprese: 158 milioni; noleggiatori e gestori mezzi tecnici e trasporti: 20; stabilimenti di sviluppo e stampa videoduplicazione: 190; postproduzione audio e video: 58; riprese elettroniche per il cinema e la televisione: 148. Relativamente al 2006 il valore di queste lavorazioni era stato stimato in 566 milioni di euro, mentre nell’edizione 2008 viene valutato in 574 milioni. Le voci considerate non sembrano comprendere l’area di produzione e fornitura delle materie prime (a partire dalle pellicole).

 

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