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Quarta parte - INTEGRATI E CONCENTRATI
LA FORZA DI UNA CLASSE
Capitolo 7 - Le quote di mercato
Major, mini major e indie
Considerando la nazionalità dei gruppi principali presenti nel prospetto, l’incidenza della loro attività (che copre il 99,43% per il 2007 e il 99,16% per il 2008 dei ricavi generali della distribuzione) e la struttura societaria di molti di loro – con un’integrazione verticale che li porta a raccogliere anche gli introiti da produzione ed esercizio – attraverso i dati Cinetel si può risalire per esempio a una segmentazione di fondo del mercato della domanda. Si possono così individuare tre fasce principali di operatori:
  • major le holding internazionali Warner Bros, Universal-Uip, 20th Century Fox, Walt Disney e Sony, più Eagle Pictures che va ormai aggregata per omogeneità;
  • mini major i gruppi nazionali Rai-01 Distribution e Medusa-Mediaset, con l’affiancamento per coerenza di Filmauro, anch’essa integrata verticalmente;
  • indie le società italiane indipendenti di media-piccola dimensione, ma a maggiori intensità e continuità di lavoro, ossia le altre nove società che compaiono nel prospetto precedente e alle quali si riferiscono i dati della tavola successiva (tabella 3).
In un’ipotetica assegnazione delle parti si potrebbe dire che alle prime spetta in cast il ruolo di primattori, che le seconde occupano la scena come altri attori protagonisti e che le terze recitano da attori non protagonisti.



Fonte dell’elaborazione: rapporti “Il cinema italiano in numeri” - anni solari 2007 e 2008 – a cura dell’Ufficio studi/Ced dell’Anica (Associazione nazionale industrie cinematografiche audiovisive e multimediali) su dati Cinetel – Le somme delle quote percentuali sul totale degli incassi non sono pari a 100% in quanto sono riferite soltanto alle prime 18 società distributive sul mercato nazionale, la cui incidenza è pari comunque al 99,17% per il 2007 e al 99,16% per il 2008.

La disponibilità delle rilevazioni degli incassi ottenuti dalle società di distribuzione in base ai dati Cinetel parte dal 2006 e non è possibile perciò ricostruire una serie storica su un arco temporale sufficientemente ampio. Anche se è noto, ad esempio, che fra il 2000 e il 2005 la produzione americana proponeva in media il 44 % dei nuovi film in sala contro il 26% delle case italiane e il 30% di tutti gli altri paesi, catalizzando ad ogni modo il 60% degli incassi, rispetto al 24% dei titoli nazionali e il 16% di tutti gli altri di provenienza straniera.
La pur ristretta comparazione nel triennio 2006-2008 sembra in ogni caso segnalare – come conferma lo stesso confronto fra i consuntivi delle ultime due stagioni – una potenziale attenuazione dell’egemonia delle major straniere, mentre l’incidenza delle mini major nazionali mostra un trend stabile. Segno che i leggeri spostamenti in atto investono soprattutto le indie, le altre società indipendenti italiane di dimensioni medio-piccole.
Quale controprova di queste indicazioni si può prendere a parametro l’incidenza complessiva delle prima 10 società unendo le attività delle sei major internazionali e delle tre mini major nazionali a quella della maggiore – in questo caso Lucky Red – fra le indie, tutte integrate (01 Distribution a parte) verticalmente. Fra l’altro è proprio sulle quote cumulative della classe di imprese costituita dalle top ten che si commisurano fondamentalmente l’equilibrio di un mercato e l’impatto dei leader di settore (anche per determinare la formazione di eventuali regimi d’oligopolio piuttosto che di monopolio od oligopsonio).
Emerge che questo ipotetico e informale G 10 della distribuzione cinematografica ha lanciato 489 film nel 2007 e 452 nel 2008 ed è passato da 542,0 milioni di euro d’incasso in sala a 540,3 milioni e nel biennio ha visto ridursi la sua elevatissima quota di mercato dal 93,83% al 90,91%. Per valutare sul piano concreto l’eventuale consistenza di questa evoluzione ai diversi livelli della filiera occorrono però altri elementi di conoscenza.

 

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