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1ª PARTE - L'EVOLUZIONE DI UN MONDO

2ª PARTE - IL CINEMA E LE SUE RISORSE

3ª PARTE - TUTTI I MERCATI DEL FILM

4ª PARTE - GRANDI E PICCOLI PROTAGONISTI

APPENDICE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2009
Prima Parte - L'EVOLUZIONE DI UN MONDO
TUTTO QUANTO FA CINEMA
Capitolo 1 - La sfida digitale
La definizione del business
Secondo le stime più diffuse i macrosettori dell’industria della comunicazione in questi 20 anni avrebbero visto crescere il valore delle loro produzioni da 28,6 a 105,2 miliardi di euro (ossia 3,67 volte), con un apporto da parte del settore audiovisivo passato da 998 milioni a poco più di 6,2 miliardi (6,25 volte tanto). Nell’alveo degli audiovisivi il cinema è accreditato di un contributo salito da 283 milioni del 1987 a 637 milioni di euro del 2008 per un moltiplicatore pari a 2,25.3
Facendo riferimento alle attività di comunicazione, si tratta di dati basati essenzialmente sul volume d’affari generato attraverso i vari canali e supporti distributivi – le cosiddette piattaforme – e che attengono sostanzialmente ai gruppi di servizi sviluppati dai cosiddetti carrier, come le telco, i network televisivi e radiofonici, i provider, gli editori di contenuti digitali e non. Dei tre macrosettori considerati, il maggiore è ad esempio l’ICT (Information Communication Technology) che copre il 64% del giro d’affari complessivo; mentre a livello di settori quello audiovisivo è considerato parte del macrosettore dei mezzi a contenuto editoriale (24,4 miliardi di euro di fatturato) e insieme con il cinema – inteso nella sua configurazione fisica di sala da proiezione, quale struttura di vendita e centro di spesa da parte del pubblico – computa altre cinque fonti di ricavi: canone radio- TV, home video, pay TV, games software e mobile video content.
Strumentali a definire in una logica di marketing l’apparato dell’industria delle telecomunicazioni, dei media, dell’interattività e dei servizi informatizzati, sono in sostanza valori funzionali a descrivere i soli assetti del mercato della domanda e che rileggono nel codice genetico del cinema il suo “destino naturale” di semplice soluzione tecnologica, quale veniva inteso alle origini il cinematografo.
Per quanto obiettivamente più agevoli, le analisi di qualsiasi settore attraverso i dati relativi al mercato della domanda e ai centri di spesa del pubblico spesso non sono del tutto aderenti alla realtà produttiva e quasi mai esaustive. Ma rischiano in particolare di fornire visioni fuorvianti. Come è stato rilevato anche nella precedente edizione di questo rapporto, in virtù di varie e comuni connotazioni di fondo la cinematografia viene di volta in volta considerata fra le attività artistiche o in alternativa culturali, quale parte dei settori dello spettacolo o dell’intrattenimento in genere, oppure inclusa tra le forme di consumo del tempo libero o ancora fra le componenti dei mercati della comunicazione piuttosto che degli e-contents, i cosiddetti contenuti dell’editoria elettronica confluente nell’ormai mare magnum dell’ICT.

3I dati riportati sono contenuti nella ricerca L’industria della comunicazione in Italia 1987-2008. L’andamento dei mercati, le sfide per il regolatore, i rischi e le opportunità per il cittadino, a cura di Flavia Barca e Andrea Marzulli, per lo IEM-Istituto di Economia dei Media della Fondazione Rosselli e presentata al Sesto Summit sull’Industria della Comunicazione in Italia.

 

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