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1ª PARTE - L'EVOLUZIONE DI UN MONDO

2ª PARTE - IL CINEMA E LE SUE RISORSE

3ª PARTE - TUTTI I MERCATI DEL FILM

4ª PARTE - GRANDI E PICCOLI PROTAGONISTI

APPENDICE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2009
Prima Parte - L'EVOLUZIONE DI UN MONDO
TUTTO QUANTO FA CINEMA
Capitolo 1 - La sfida digitale
Conoscere per decidere
Oltre ad alterare il corretto funziona mento dei mercati le asimmetrie informative (qualificate come distribuzione ineguale di conoscenze sull’andamento e sulla composizione dei settori) e ancor più il vuoto informativo hanno importanti riflessi anche sulla struttura concorrenziale e sui provvedimenti di politica industriale o culturale che vengono altrimenti adottati in un contesto di “scarsa visibilità”.
Nel primo caso la distribuzione ineguale d’informazione ha la conseguenza di limitare la capacità di competere per taluni concorrenti, strutturalmente più “limitati” nelle scelte operative, precludendo in tutto o in parte i risultati commerciali ad aziende comunque efficienti nella produzione, ma che mancano di prospettive adeguate per decidere in modo completamente razionale. Di contro favorisce – come più volte lamentato in ambito cinematografico – gli operatori dominanti che grazie al possesso di maggiori e migliori elementi di conoscenza possono operare sul mercato in modo più agevole, cogente e di conseguenza con superiore stabilità.
Sul secondo versante l’assenza di un quadro di riferimento chiaro si ripercuote anche negli even tuali provvedimenti normativi che un governo può adottare per stimolare il rag giungimento di specifici risultati o promuovere lo sviluppo di un dato settore. Come dimostrano le recenti e preoccupate previsioni sull’eventuale, drastica riduzione dei contributi pubblici alla cinematografia a valere sul FUS-Fondo Unico per lo Spettacolo amministrato dal Mibac, il Mistero per i Beni e le Attività Culturali, un quadro frammentato o parziale della situazione può determinare strategie politiche divergenti dalle obiettive necessità od opportunità. Un conto è per esempio valutare la portata di interventi a sostegno di un settore accreditato di un valore della produzione pari a 637 milioni di euro (o ancor’anche 1.990) e che occupa ipoteticamente 37 mila addetti secondo determinate rilevazioni e tutt’altra faccenda è analizzare l’impatto di incentivi finanziari a supporto di attività il cui volume d’affari è in realtà dieci volte superiore e vede impegnate più di 9 mila imprese – metà delle quali a conduzione individuale – che danno lavoro a oltre 100 mila persone.5
È vero, come sosteneva Albert Einstein, che «non tutto ciò che può essere contato, conta, e non tutto ciò che conta può essere contato»; ma è altrettanto imprescindibile che in ogni caso bisogna «conoscere per deliberare», come predicava l’economista ed ex Presidente della Repubblica, Luigi Einaudi.6

5La cifra di 637 milioni di euro, indicata nel rapporto citato alla nota 2, corrisponde agli incassi delle sale cinematografiche nazionali accertati dalla SIAE nel 2007. Quelle di 1.990 milioni di euro quale valore della produzione e di 37 mila addetti sono riferite all’elaborazione del “Libro Bianco sulla Creatività”, progetto messo a punto tempo fa dal ministero per i Beni e le Attività Culturali. Lo studio, redatto dalla Commissione sulla Creatività e Produzione di Cultura in Italia, istituita presso lo stesso dicastero, sviluppava la sua analisi attraverso una classificazione delle attività intellettuali, artistiche e d’ingegno, impostata su tre categorie principali: cultura materiale, comprendente moda, design industriale e artigianato, industria del gusto; industria dei contenuti, dell’informazione e delle comunicazioni, comprensiva di software, editoria, TV e radio, pubblicità, cinema; patrimonio storico e artistico, costituito da patrimonio culturale, architettura, musica e spettacolo, arte contemporanea.
6La cifra di 637 milioni di euro, indicata nel rapporto citato alla nota 2, corrisponde agli incassi delle sale cinematografiche nazionali accertati dalla SIAE nel 2007. Quelle di 1.990 milioni di euro quale valore della produzione e di 37 mila addetti sono riferite all’elaborazione del “Libro Bianco sulla Creatività”, progetto messo a punto tempo fa dal ministero per i Beni e le Attività Culturali. Lo studio, redatto dalla Commissione sulla Creatività e Produzione di Cultura in Italia, istituita presso lo stesso dicastero, sviluppava la sua analisi attraverso una classificazione delle attività intellettuali, artistiche e d’ingegno, impostata su tre categorie principali: cultura materiale, comprendente moda, design industriale e artigianato, industria del gusto; industria dei contenuti, dell’informazione e delle comunicazioni, comprensiva di software, editoria, TV e radio, pubblicità, cinema; patrimonio storico e artistico, costituito da patrimonio culturale, architettura, musica e spettacolo, arte contemporanea.

 

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