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1ª PARTE - L'EVOLUZIONE DI UN MONDO

2ª PARTE - IL CINEMA E LE SUE RISORSE

3ª PARTE - TUTTI I MERCATI DEL FILM

4ª PARTE - GRANDI E PICCOLI PROTAGONISTI

APPENDICE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2009
Seconda Parte - IL CINEMA E LE SUE RISORSE
CAPITALI E LAVORO
Capitolo 3 - Le società e l'attività d'impresa
Ecco il primo saldo demografico negativo
Se si valuta l’effettivo turnover demografico delle società di cinema, si notano soprattutto due circostanze. La prima riguarda il fatto che la somma delle imprese cessate, liquidate o fallite in corso d’esercizio, a partire dal 2008 ha iniziato a superare il numero delle aziende nuove iscritte. A imprimere questa svolta è stato soprattutto il comparto produ­zione (comprensivo delle aziende tecniche e dei servizi), dal momento che quelli della distribuzione e delle proiezioni erano già in sofferenza dal 2006. Date le dimensioni abbastanza ridotte di questi ultimi deficit demografici, il complesso di tutte le ragioni sociali del settore aveva però continuato a denunciare saldi positivi. Nel giro degli ultimi due anni invece il bilancio è passato dall’attivo (da 123 ragioni sociali in più presenti nel Registro) al passivo (203 ditte in meno iscritte a repertorio)3 (Tab 2).
A differenza dell’andamento in valori assoluti, il trend in rapporti percentuali evidenzia un cammino lineare: negli ultimi quattro anni le nuove iscrizioni rispetto al totale delle società registrate sono sempre gradualmente scemate (fa saltuariamente eccezione il comparto distributivo) e per contro gli abbandoni si sono confermati in costante ascesa (Tab 3).



La seconda circostanza che emerge dai flussi demografici contiene comunque un elemento positivo. È vero che nei comparti cinematografici l’incidenza delle cancellazioni dal Registro delle imprese sul totale delle società iscritte risulta considerevolmente superiore alla media riscontrata in tutti gli altri settori produttivi del Paese; ma l’handicap appare in buona misura compensato dall’alto indice medio di nuove iscrizioni rispetto alla “popolazione” delle società già registrate (la tabella di riferimento è la 3). Pur in una fase di difficoltà, il cinema continua a esprimere in sostanza la sua natura di settore in cui ogni prodotto è un prototipo, e di attività che ha come missione destinata la sperimentazione e vive di innovazione permanente, impegnandosi ad alimentarla anche attraverso un’alta frequenza di ricambio dei suoi operatori. Questa attitudine di fondo – che attiene in linea primaria alle società di produzione – è confortata dalla constatazione che, nonostante le sollecitazioni costanti del mercato e le intense condizioni di competitività del settore, le imprese di cinema esprimono una capacità di affrontare e superare le criticità di congiunture non favorevoli senza dubbio superiore a quella mostrata dalle altre aziende del macrosettore d’appartenenza (“attività ricreative, culturali e sportive”) e ancor più a quella messa in campo mediamente dall’apparato produttivo nazionale nella sua globalità (il parametro di valutazione utilizzato è costituito dai tassi di anzianità media calcolati da Cerved, in base ai quali è stato costruito il successivo prospetto). Resta in ogni caso la consapevolezza che dalla fine del 2007 lo stato di crisi dei mercati finanziari internazionali ha creato profonde preoccupazioni in ogni ambito produttivo, oltre che incertezze sullo stato di salute dell’economia domestica, e tutte le attività hanno cominciato a soffrire il cambiamento di “clima”. Cinema compreso, che a dispetto delle sue doti di “resistenza” – e di abitudine a fronteggiare i momenti di peggioramento dell’ambito operativo – ha accusato comunque l’erosione di qualche punto dei suoi indici di sopravvivenza. Né poteva essere altrimenti, vista anche l’incipiente riduzione degli operatori che decidono di avviare nuove iniziative e imprese e degli stessi imprenditori già in campo. Pur rispetto alle fluttuazioni più recenti, i numeri che disegnano la composizione del settore (10,6mila imprese registrate e oltre 9,9mila quelle attive) si confermano di evidente consistenza. Resta valida a questo proposito la considerazione di fondo ormai nota – e comune a tutta la base societaria delle attività economiche del paese – sul fatto che in genere a buona parte delle ragioni sociali iscritte all’anagrafe delle Camere di Commercio non corrisponde un’azienda con un’attività continuativa. Una circostanza che ben si adatta alla tipicità della produzione filmica; soprattutto a quella generata dalle società minori, come dimostra l’alternanza di opere realizzate nell’arco del tempo dalle migliaia di aziende propostesi per il finanziamento pubblico e che la documentazione FUS attesta nel loro percorso2.



2 La suddivisione percentuale dei fondi è riferibile sia al numero delle erogazioni disposte sia al valore dei finanziamenti concessi. Le proporzioni mutano soltanto per quanto riguarda l’incidenza delle domande accolte rispetto a quelle presentate: alla voce specifica del sostegno diretto alla produzione, le richieste soddisfatte corrispondono al 40% di quelle avanzate per le società non di capitali, al 50% per le società per azioni e soltanto al 10% per le S.r.l.
3 Quasi sempre, al momento di avviare nuove iniziative imprenditoriali, viene formalizzata la fondazione delle imprese destinate a realizzarle; ma spesso il progetto resta sulla carta – per periodi più o meno lunghi e talvolta anche definitivamente – senza che per questo la registrazione formale della ditta venga richiesta dai suoi promotori e quindi decada o venga autonomamente annullata (e la stessa richiesta di cancellazione viene a sua volta ratificata ed evasa a distanza di anni). Molto spesso poi, dopo un periodo iniziale di operatività, tante società riducono drasticamente – per i motivi più svariati – il loro impegno commerciale o entrano letteralmente “in sonno”, in attesa (secondo le migliori intenzioni e speranze dei loro fondatori) di tornare un giorno, forse, attive. Appare quindi comprensibile che l’iscrizione al Registro, per evitare di ripetere in futuro le pratiche amministrative e burocratiche di costituzione, continui nella maggioranza dei casi a essere rinnovata. Queste circostanze fanno sì che dal censimento camerale (relativo ai soli atti di registrazione) scaturisca di regola una sovrastima, più o meno ampia, delle ragioni sociali realmente operative.

 

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