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1ª PARTE - L'EVOLUZIONE DI UN MONDO

2ª PARTE - IL CINEMA E LE SUE RISORSE

3ª PARTE - TUTTI I MERCATI DEL FILM

4ª PARTE - GRANDI E PICCOLI PROTAGONISTI

APPENDICE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
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Seconda Parte - IL CINEMA E LE SUE RISORSE
CAPITALI E LAVORO
Capitolo 3 - Le società e l'attività d'impresa
Chi perde e chi ci guadagna
A corollario della straordinaria numerosità e dello scarso peso economico delle aziende più piccole (fino al tetto di 1 milione di euro di proventi) che si confermano di anno in anno, si potrebbe supporre una certa staticità della situazione settoriale in generale. Dal confronto fra il 2007 e il 2008 si nota per esempio solo una graduale scalata del numero di imprese di distribuzione dai segmenti mediani verso l’alto e uno slittamento a cascata esattamente opposto - concentrato nella fascia intermedia, a scendere dalla classe di 20 milioni di euro di fatturato fino a quella di 1 milione di ricavi - per le aziende di produzione e dell’esercizio.
Se oscillazioni in apparenza trascurabili di singoli segmenti possono essere interpretate come fisiologiche, sembra però arduo - in considerazione dei movimenti registrati sul piano demografico, della parziale contrazione nelle attività e della progressione attribuita alle società di capitali - ritenere che all’interno dei comparti cinematografici nulla stia cambiando e tutto proceda senza scosse.




Classi dimensionali - A pensare che il processo di assestamento tocchi interessi più profondi induce per esempio l’esame ponderato dei singoli comparti a livello di gruppi dimensionali, dove il primo include solo le piccolissime unità; il secondo le imprese minori; il terzo le medie e grandi società (anche se, a onor del vero, in campo nazionale si tende già a parlare di medie aziende cinematografiche quando i ricavi superano i 10 miliardi di euro, mentre nella tradizionale industria manifatturiera questa taglia viene di solito riconosciuta solo con valori compresi almeno fra 30 milioni e i 100-150 milioni di euro).
L’analisi incrociata consente di “qualificare” nelle loro connessioni gli scostamenti nel numero di unità attive e nelle quote dei loro proventi, rilevati sia in valori assoluti sia in percentuale, e il prospetto successivo permette di apprezzare il reale peso specifico di determinati differenziali (Tab 13).
Si presta a giudizi contrastanti il fatto che le case di produzione della fascia di mezzo (aumentate appena dello 0,5%) abbiano elevato del 24,2% i loro ricavi e che nel contempo quelle di media-grande dimensione abbiano accusato un calo ancora superiore e pari al 25,9%. Tali scarti sembrano presentarsi come il frutto di un combinato disposto. Lasciano intuire per esempio che l’innovazione tecnologica con cui si evolve il “fare cinema” stia elevando l’apporto delle numerose aziende tecniche e di servizi di post-produzione concentrate nella fascia mediana. Nel contempo fanno intendere che le produzioni a budget contenuto, rispetto ai normali standard domestici, abbiano ripreso vitalità e raccolto confortanti successi. In questo caso tuttavia andrebbero anche a indicare che l’attività dei maggiori produttori - quelli che assicurano maggiore visibilità al cinema italiano e la realizzazione dei progetti in genere più impegnativi - sembra aver accusato (soprattutto se la si vedesse perpetuare) una flessione preoccupante.
In senso opposto, seppure con spostamenti meno accentuati, si sono mossi invece i comparti della distribuzione e dell’esercizio, a conferma di due fenomeni fra i più controversi del settore.
Sul mercato distributivo si sta palesando infatti l’ulteriore rafforzamento delle case più consolidate e lo sviluppo della capacità di penetrazione di una sola parte degli operatori di commercializzazione, con la conseguente concentrazione dei canali d’intermediazione e veicolazione (metaforicamente raffigurata in genere con l’immagine di un imbuto). I due eventi contestuali non sembrano correlarsi alle principali tipologie che caratterizzano da tempo i prodotti filmici di casa; non almeno sintonizzandosi su quella lunghezza d’onda e con quell’offerta - meno contratta, più ampia - di sbocchi verso il mercato del consumo che potrebbero assecondare i cineasti italiani nelle loro prospettive di sviluppo.
Secondo un copione sostanzialmente analogo, sul fronte dell’esercizio il travaso di proventi da una tipologia all’altra di società va a dimostrare che proseguono a ritmo quasi inesorabile sia l’emorragia degli impianti a minore fatturato, in particolare dei “monosala” situati nei centri cittadini, sia la contestuale crescita delle strutture di dimensioni superiori, facilmente identificabili nei complessi multisala extraurbani dove incide maggiormente l’aggiornamento tecnologico (del prodotto filmico e delle caratteristiche e modalità di proiezione) e trovano più facilmente accoglienza i blockbuster di produzione estera piuttosto che le opere nazionali.

 

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