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1ª PARTE - L'EVOLUZIONE DI UN MONDO

2ª PARTE - IL CINEMA E LE SUE RISORSE

3ª PARTE - TUTTI I MERCATI DEL FILM

4ª PARTE - GRANDI E PICCOLI PROTAGONISTI

APPENDICE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
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Seconda Parte - IL CINEMA E LE SUE RISORSE
CAPITALI E LAVORO
Capitolo 4 - Le professioni e il mercato del lavoro
Tutto il peso dei "figli di Cinecittà"
Certe inquietudini appaiono del tutto congrue e giustificate se si valuta la leadership della produzione cinematografica anche da un secondo versante: quello della valenza territoriale. La concezione di Roma quale capitale del cinema nazionale è un’espressione ormai “storicizzata”, quasi tautologica: ricorrente come in un mantra e tanto scontata da apparire quasi un fenomeno naturale.




DISTRIBUZIONE TERRITORIALE
Ma talvolta consuetudine e assuefazione fanno dimenticare la reale entità dei fatti. La geografia del settore è eloquente e restituisce significato al diffuso luogo comune.
Dire che il mondo dello spettacolo ha il suo perno nel cinema e che l’economia di interi comparti – anche su scala nazionale – ruota attorno alle sue attività è una constatazione tanto meno ovvia e superflua quando il ciclo economico attraversa fasi di gravi difficoltà. Il peso del polo romano e laziale appare determinante e non è controbilanciato da realtà alternative: soltanto il comprensorio milanese-lombardo potrebbe forse compensarne parzialmente l’influenza (tabella sotto). È preponderante persino sotto il profilo degli incassi e delle frequenze in sala e il contratto integrativo dei dipendenti dell’esercizio nella regione prevede un premio di produzione (960 euro all’anno) basato sul raggiungimento di almeno 13,5 milioni di spettatori, tetto già superato nel 2007.




I comparti cinematografici “romanocentrici” contano quattro imprese su dieci, oltre la metà di aziende, e generano più del 60% di tutti i redditi da lavoro. Di qui nasce la conseguente influenza della capitale anche nel settore dello spettacolo, inteso nel suo complesso, a livello nazionale. Con una quota del 30% circa di addetti e del 35% dei redditi da lavoro arriva a determinare infatti i valori della produzione del macrosettore, indirizzandone le principali variazioni e le linee di tendenza sostanziali. Tanto è vero che proprio a fine 2008 le organizzazioni sindacali dei lavoratori avevano chiesto per la prima volta alla Regione Lazio interventi di contrasto al ciclo depressivo, adottando anche misure eccezionali non previste per il settore spettacolo, come il riconoscimento dello stato di crisi e l’ammissione alla cassa integrazione straordinaria (interventi che trovavano favorevoli le stesse associazioni di rappresentanza delle imprese).




Può essere che il radicamento strutturale e societario dei cineasti della capitale esca leggermente enfatizzato dai repertori ENPALS, nel loro focus sullo stato occupazionale e contrattuale ai fini previdenziali e assistenziali, ma è indubbio che l’importanza dell’attività dei “figli di Cinecittà” nei suoi riflessi sugli altri settori renda plausibile la crescente attenzione alle politiche di sostegno e alle alterne vicissitudini del mercato del lavoro. Sia dello spettacolo in generale sia in particolare, e soprattutto, del cinema. Vi è infatti un dato implicito nelle rilevazioni ENPALS fin qui illustrate che merita di essere messo a fuoco.


 

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