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1ª PARTE - L'EVOLUZIONE DI UN MONDO

2ª PARTE - IL CINEMA E LE SUE RISORSE

3ª PARTE - TUTTI I MERCATI DEL FILM

4ª PARTE - GRANDI E PICCOLI PROTAGONISTI

APPENDICE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2009
Seconda Parte - IL CINEMA E LE SUE RISORSE
CAPITALI E LAVORO
Capitolo 4 - Le professioni e il mercato del lavoro
Le vere dimensioni dei flussi di lavoro
Elemento distintivo dell’ente previdenziale rispetto agli altri istituti mutualistici è il fatto che l’obbligo assicurativo degli addetti è legato all’attribuzione delle rispettive qualifiche professionali indipendentemente dalla natura subordinata o autonoma del rapporto di lavoro (a prescindere cioè da un eventuale regime contrattuale). Date le specifiche caratteristiche delle attività, ai fini assicurativi valgono quindi tutte le prestazioni d’opera, per quanto saltuarie e occasionali – occorre almeno una giornata lavorativa all’anno – e limitate o frammentati siano le retribuzioni e i compensi percepiti.

OCCUPAZIONE
La perdita in soli due anni di oltre il 10% di contribuenti, ossia della stessa quota che era stata guadagnata nel biennio precedente, con una retrocessione che aveva riportato la situazione esattamente ai livelli 2004 (prima e seconda tabella del capitolo), sembra essere stata compensata dalla crescita in un solo anno segnalata dalle stime di previsioni nel +12,4% del 2009. È significativo tuttavia che il parziale prosciugamento in un biennio delle fonti di occupazione sia maturato nonostante il contemporaneo incremento dei datori di lavoro, cioè delle imprese iscritte, pari al 7,7%, e sia stato accompagnato anche dall’impoverimento delle opportunità di impieghi, senza distinzioni fra le loro varie forme e modalità4.
Un depauperamento a prima vista sensibile, quantunque relativamente contenuto. Tanto è vero che non ha impedito, nel frattempo, al monte retributivo della categoria di salire del 14,7%, passando da 808,0 a 938,6 milioni di euro (prima tabella del capitolo). Occorre tuttavia considerare un’altra, netta variazione intervenuta in “corso d’opera”. Nello stesso arco di tempo la base delle retribuzioni giornaliere (come dimostra la serie storica qui sopra) si è difatti rivalutata del 62,5%. Questo significa che, pur in presenza di un parco di risorse umane ridotto di un decimo, la frequenza e l’intensità degli impieghi di artisti e tecnici hanno subito nella realtà – descritta dai rapporti attuariali dell’ENPALS – contrazioni assai più pesanti dell’apparente 10%. In mancanza di una misurazione puntuale, sulla base dei parametri disponibili se ne può prudenzialmente azzardare l’ordine di grandezza, che si aggira intorno al 25%.
Per valutare il campione di effettivo riferimento di ENPALS bisogna fra l’altro considerare che le elaborazioni statistiche dell’ultimo anno non sempre si raccordano a quelle precedenti. In particolare per quanto riguarda la classificazione delle qualifiche professionali e la conseguente individuazione degli addetti a tempo indeterminato rispetto a quelli a tempo determinato, identificabili prima nelle due macro-categorie “maestranze e impiegati” e “artisti e tecnici”: forti dodici mesi prima rispettivamente di 17.500 unità, pari al 23% del totale”, e di 58.700 soggetti per il restante 77%5. Ora la loro collocazione non è più specificamente individuabile. Negli ultimi quadri statistico-attuariali riferiti al 2008 se ne può solo presumere la distribuzione fra i quattro raggruppamenti “impiegati”, “produzione cinematografica, di audiovisivi e di spettacolo”, “tecnici” e “dipendenti da imprese di noleggio”, che contano complessivamente 13,3mila soggetti, per un’ipotetica differenza in difetto di 4,2mila unità rispetto alla precedente somma di dipendenti fissi.




LIVELLI E PERIODI D’IMPIEGO
Non risulta di conseguenza perfettamente circoscrivibile l’area di attribuzione degli addetti a tempo determinato, dove si concentrano le prestazioni “a soggetto” di artisti e tecnici, in tutte le loro varie formulazioni6. Gli altri parametri generali adottati da ENPALS – numero e media di ore lavorative, dei giorni d’occupazione e delle giornate lavorate annue – permettono comunque di quantificare nel loro complesso questi impieghi, fondamentali per valutare la progressiva evoluzione delle attività e del mercato del lavoro.
È proprio alla frequenza dei rap porti di lavoro meno stabili con ampio e costante ricorso alla contrattazione a termine o a progetto (la quale appunto si risolve molto spesso nella singola produzione) che risale la considerevole superiorità del novero generale degli iscritti ENPALS rispetto a quello delle unità di lavoro annue effettivamente impiegate. Questa asimmetria, che secondo quanto illustra la tavola sintetica successiva contraddistingue tutto il macrosettore delle attività culturali e dello spettacolo, ha il suo riscontro nel numero delle giornate nelle quali in media lavorano i soggetti dei vari settori.




Non si può ovviamente escludere, data la prossimità delle prestazioni artistiche, che gruppi professionali classificati dall’ENPALS in un determinato ambito – come quello cinematografico – dedichino parte dei loro impegni in opere di genere diverso: in prevalenza, appunto, produzioni televisive e short promozionali. Resta il fatto che, fra gli addetti delle diverse attività, quelli del cinema presentano indici medi di occupazione considerevolmente bassi; distanti dalla media stessa del macrosettore e assai lontani dai valori attribuiti al sistema radiotelevisivo, dove il personale risulta praticamente a tempo pieno (come peraltro nella gestione degli impianti sportivi, anche se a un gradino inferiore).

4A proposito del maggior numero di imprese che risultano aver versato nel 2008 i contributi previdenziali e assistenziali (pur a fronte di quello in decrescita degli addetti, a nome dei quali vengono effettuate le cosiddette “trattenute sociali”) occorre ricordare che il suo progressivo aumento è anche frutto di una più estesa e incisiva azione ispettiva e di controllo avviata dall’ente per contrastare l’evasione, che ha prodotto in alcuni ambiti regionali risultati davvero significativi.
5L’istituto mutualistico, in base all’emanazione di nuove norme, ha dovuto adottare una diversa codificazione delle categorie obbligatoriamente iscritte e la composizione dei soggetti contribuenti ne è risultata modificata. La prima definizione ed elencazione delle categorie obbligatoriamente iscritte all’ente mutualistico è contenuta nella norma istitutiva dell’istituto, il decreto legislativo C.P.S. numero 708 del 16 luglio 1947, ratificato con alcune modifiche dalla legge numero 2388 del 29 novembre 1952. Con il decreto legge numero 182 del 30 aprile 1997, di armonizzazione alla riforma generale delle pensioni della normativa ENPALS, i lavoratori assicurati sono stati poi suddivisi in tre gruppi. Al Gruppo A appartengono “Coloro che prestano, a tempo determinato, attività artistica o tecnica direttamente connessa con la produzione e la realizzazione di spettacoli”; nel Gruppo B sono inseriti “Coloro che prestano, a tempo determinato, attività al di fuori delle ipotesi di cui al gruppo A”; del Gruppo C fanno parte tutte le categorie, sia del gruppo A che del gruppo B, “Quando l’attività lavorativa è prestata a tempo indeterminato”. L’appartenenza di ogni singola categoria a uno dei tre gruppi, piuttosto che a un altro, è stata successivamente definita con decreto ministeriale del 10 novembre 1997 e ulteriormente adeguata in conformità della legge numero 289 del 27 dicembre 2002 e poi con un altro decreto ministeriale del 15 marzo 2005.
6Le varie categorie professionali impegnate nell’attività cinematografica possono essere ricondotte ad almeno cinque tipologie della convenzionale nomenclatura gestionale: CREATIVA, creative staff, in capo a soggettisti, sceneggiatori, scenografi, compositori e costumisti; ARTISTICA, artistic labour, in cui confluiscono in linea di massima produttori, registi, direttori di montaggio e fotografia e coreografi; DI SCENA, performing labour, comprendente attori e comparse, eventuali musicisti e ballerini; TECNICA, technical line, che include assistenti di regia, responsabili di casting, operatori di ripresa, tecnici del suono e delle luci, elettricisti, attrezzisti, montatori del set, sarti, truccatori, parrucchieri e così via; AMMINISTRATIVA, administrative work, con agenti di produzione, funzionari della contabilità, addetti ad acquisti, noleggi e approvvigionamenti. All’interno di ogni tipologia convivono poi, a loro volta, corposi carnet di competenze specifiche, fra i quali si può rintracciare forse un unico tratto davvero comune: la prestazione a progetto, legata cioè alle singole pellicole di volta in volta in realizzazione o ancora più circoscritta a singole fasi della produzione (il discorso vale soprattutto per le prime quattro). Ove sussiste una presenza lavorativa in soluzione di continuità, per l’intero ciclo di lavorazione che va dal progetto alla stampa della copia master, anche questa finisce ad ogni modo per concretizzarsi soltanto lungo l’arco di sviluppo di ogni singola opera. E la condizione, potenzialmente, non si attaglia che alla figura del produttore e al ruolo di regista. (Testo di riferimento: Economia del cinema di Fabrizio Perretti e Giacomo Negro, Etas-Rcs Libri, Milano 2003).

 

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