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1ª PARTE - L'EVOLUZIONE DI UN MONDO

2ª PARTE - IL CINEMA E LE SUE RISORSE

3ª PARTE - TUTTI I MERCATI DEL FILM

4ª PARTE - GRANDI E PICCOLI PROTAGONISTI

APPENDICE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2009
Seconda Parte - IL CINEMA E LE SUE RISORSE
CAPITALI E LAVORO
Capitolo 4 - Le professioni e il mercato del lavoro
Quel fantasma era l'occupazione del 1999
Rimane in ogni caso rimarchevole la discesa del numero medio di giornate lavorate all’anno, per addetto, nel corso di un intero quadriennio, in aperta controtendenza rispetto a tutte le altre attività dello spettacolo. Una discesa cominciata proprio nel 2004 e che ha riproposto gli stessi valori d’occupazione del 1999.




In genere nei film, quando la sceneggiatura prevede l’apertura di una finestra sul passato, il flashback racconta un evento traumatico o un fatto cruciale, in un contesto spesso drammatico. In questo caso è la statistica che si è incaricata di far ricomparire, come un fantasma, un’esperienza già vissuta.
Dal momento che il monte di giornate lavorative annue totalizzato nel 2008 dai contribuenti del settore cinema risulta di poco superiore a 4,8 milioni, si può ipotizzare quale sarebbe il numero complessivo di addetti – se a tempo pieno – necessario per conseguirlo: 15.481, a fronte dei 68.942 realmente iscritti. Questi calcoli virtuali permettono dunque di dedurre a titolo di pura esercitazione che l’arco di impiego è talmente ristretto e saltuario che occorre l’apporto di ben 4,5 soggetti per formare un posto di lavoro a tempo indeterminato, mentre dodici mesi prima sarebbero state sufficienti le prestazioni di 4 di loro e l’anno ancora precedente sarebbero bastate quelle di 3,8 addetti. E la situazione secondo le prime stime provvisorie dell’ENPALS non sembra migliorata di molto nel 2009, dal momento che le liste di addetti del cinema hanno visto l’ingresso di 8.591 nuovi iscritti all’ente di previdenza.
Il modesto saggio di utilizzazione – perché di questo in fondo si tratta, più che di vero e proprio tasso di occupazione – della popolazione artistica e tecnica del cinema affiora anche dalla comparazione con quello medio complessivo dello spettacolo e con quelli degli altri tre comparti più affini e rappresentativi, costruita sulla scomposizione assai significativa per decili (tabella 11) di tutti gli addetti.
Fino a un anno prima, il settore musicale, dove la produzione è incentrata su attività simili in quanto sostanzialmente “episodiche” come quelle discografiche e concertistiche, denunciava tempi d’impiego annui inferiori in tutte le classi di ripartizione al cinema. A distanza di dodici mesi, la constatazione resta vera solamente per tre decili intermedi (dal 60% all’80%) dei soggetti. Posto che il settore radio-televisivo, vincolato alla realizzazione di programmi e trasmissioni con una diffusione a ciclo continuo, si colloca decisamente fuori quota, va tuttavia notato, ai livelli superiori al 60%, un generale regresso del cinema pure nei confronti del teatro.


Se si approfondisce la disamina del panorama occupazionale ci si può rendere conto che il numero di addetti registrati dall’ENPALS si è drasticamente ridotto (seconda tavola del capitolo) negli ambiti della musica e – fenomeno finora mai sottolineato per le sue dimensioni – della radiotelevisione. Perfino il saldo provvisorio 2009 dice che la contrazione continua: 5.299 unità in meno (-9,0%) per le categorie musicali e altre 322 per quelle di TV e radio (che vanno ad aggiungersi alle 4.657 perse in precedenza, oltretutto su una pletora di soggetti assai più ristretta in confronto alle altre attività di spettacolo). In questi comparti, l’indice medio di impiego annuo è però migliorato, aumentando in misura abbastanza consistente di anno in anno, al contrario di quanto avvenuto nel cinema. Il contrasto sembra quindi indicare la differenza delle evoluzioni: sui palchi e dietro le quinte, insieme con l’esclusione dall’attività di una porzione di soggetti, è in scena anche un processo di selezione; sui set e dietro gli schermi ancora no, e sia che il vento giri a favore sia che si metta in opposizione, sembra prevalere il movimento di pura erosione delle “finestre” lavorative.

 

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