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1ª PARTE - L'EVOLUZIONE DI UN MONDO

2ª PARTE - IL CINEMA E LE SUE RISORSE

3ª PARTE - TUTTI I MERCATI DEL FILM

4ª PARTE - GRANDI E PICCOLI PROTAGONISTI

APPENDICE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2009
Seconda Parte - IL CINEMA E LE SUE RISORSE
CAPITALI E LAVORO
Capitolo 4 - Le professioni e il mercato del lavoro
Dove finisce la trasparenza delle partite IVA
Nella ricerca di determinare l’effettivo andamento del mercato del lavoro – e delle fonti d’occupazione – interferisce un’altra problematica di difficile valutazione e che alimenta incertezze. Negli ambienti cinematografici è affiorata la sensazione che il calo di prestazioni lavorative registrate nel settore si debba ascritto anche al possibile “trasferimento” di una fetta di occupazione a tempo determinato (soprattutto se ad accentuata saltuarietà) dal mercato ufficiale a quello sommerso.
Non si può realisticamente escludere in via preventiva la presenza nell’attività d’impresa di pratiche di elusione ed evasione contributiva. È un aspetto scivoloso e che sfugge, in quanto sommerso, a qualsiasi possibilità di censimento o anche di sommario accertamento. La moltitudine di soggetti che si colloca alla base della piramide degli occupati legittima oggettivamente la presunzione che una certa parte di lavori occasionali per il personale di più giovane età – soprattutto nella produzione cosiddetta minore (documentari promozionali, video sussidiari alla forma zione e all’insegnamento o illustrativi delle realtà sociali e industriali) gestiti attraverso agenzie di intermediazione (è sovente il caso dei figuranti speciali) – finisca per alimentare quell’area delle attività “invisibili” che secondo le stime di ricerche e indagini sul campo sottraggono alla contabilità ufficiale in tutti i settori e a livello nazionale oltre il 20% delle forze di lavoro e del reddito prodotto7. Fra gli addetti ai lavori, la questione delle cosiddette “attività della zona grigia” per il cinema, come per gli altri settori dello spettacolo e per tutto lo sport (sempre sospeso tra professionismo e dilettantismo), non è mai stata in verità sottaciuta e periodicamente affiora in superficie8. È accaduto anche durante le riunioni della VII Commissione Cultura e della XI Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, che si sono trovate a predisporre i testi di nuove leggi intervenendo entrambe, seppure da versanti diversi, sulla stessa materia previdenziale9.
I problemi riguardano innanzitutto le pratiche di elusione ed evasione, che presuppongono l’esistenza di un sub-strato di lavoro nero10, ma anche il ricorso a un’eventuale regolazione e compensazione dei rapporti di lavoro – preferenzialmente a frequenza intermittente e discontinua – in regime di partita IVA sotto forma di prestazioni di consulenza, di diritti d’autore o di fornitura di servizi più o meno generici, come peraltro inducono a sospettare alcuni dati di portata inusitata (quelli maggiori nei settori radio-TV e musica) sulla fuoriuscita di contribuenti dai registri ENPALS11.




È questo il fenomeno considerato ora in più rapida espansione, perché formalmente lecito e legittimo, quantunque si prospetti dirompente nei suoi effetti a cascata: ai fini previdenziali, permettendo di aggirare l’obbligatorio versamento dei contributi sociali; sotto il profilo fiscale, comportando il trasferimento da un regime all’altro delle posizioni tributarie; infine sul piano “istituzionale”, in termini cioè amministrativi, sociali e sindacali, con una trasposizione di soggetti fra aree professionali, inquadramenti di categoria e relative competenze in materia regolatoria. Una sua generica diffusione, indiscriminatamente “forzata”, sarebbe in grado di creare distorsioni nelle già controverse politiche d’intervento a favore del settore, su scala sia nazionale sia territoriale.

REMUNERAZIONE
Non si può escludere che qualche effetto sul numero di contribuenti iscritti e sulla quantità di giornate lavorate possa essersi già verificato. In base ai dati finora disponibili è più difficile scoprire invece se il fenomeno (secondo quanto anticipato dalla tavola “Dieci anni di storia retributiva fra alti e bassi”) abbia per ora mostrato o meno di ripercuotersi sui livelli retributivi e sulla loro evoluzione. Se si pone l’attenzione sulla relazione fra gli indici occupazionali e retributivi, si può in effetti osservare – come si era già avuto modo di rilevare nella prima edizione di questo Rapporto – quanto sia connotata dalla frequente, se non proprio costante, divergenza nello stesso anno dei loro scostamenti, a segno sia più sia meno.
Il vero elemento ricorrente, quasi costitutivo del mercato del lavoro cinematografico resta l’estrema compressione del tasso d’impiego in alcune delle sue componenti artistiche, a partire da quella in assoluto più corposa degli attori che vanta una quota tale – pari al 54,6% del totale – da assumere un peso specifico talvolta travalicante, fino ad accentuare i valori medi di alcuni principali indicatori diventando il propellente delle loro variazioni più sostenute.

7Il rilievo è riferito all’intervento di Alberto Francesconi, presidente dell’AGIS (Associazione Generale Imprese dello Spettacolo) in occasione del convegno di presentazione del ”Piano strategico pluriennale 2009-2012-Linee di indirizzo del CIV” organizzato il 30 ottobre 2009 presso la sede del Cnel di Roma dal CIV-Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’ENPALS.
8Come la “parcellizzazione” delle risorse può essere considerata per certi versi una sindrome congenita del mercato del lavoro cinematografico, così l’alta frequenza di apporti professionali strettamente contingentati è una prassi congeniale alla produzione filmica e nel tempo si è fatta sistema. Ma è convinzione diffusa che non sia scevra di esasperazioni, quale l’introduzione latente nel mercato del lavoro di standard (a ritmi crescenti) formalmente borderline, anche rispetto a strategie di contenimento del costo del lavoro di particolare rigore. In tema di ricorso al lavoro per chiamata e delle scritture per porzioni anche minimali d’impegno, che da sempre contrassegnano l’attività del settore, nella precedente edizione di questo rapporto si era già sottolineato come le rilevazioni più recenti certifichino che la loro patologica applicazione vada conseguendo elevate gradazioni d’intensità, con una progressiva concentrazione degli stessi spezzoni di utilizzazione.
9La Commissione Cultura ha da tempo all’ordine del giorno la predisposizione di una proposta di legge quadro (di carattere definito “bipartisan”) per un complessivo riordino del settore, anche per quanto concerne le politiche di sostegno allo sviluppo e di finanziamento attraverso risorse pubbliche. La Commissione Lavoro ha invece predisposto – uniformemente ai suoi scopi istituzionali – un testo di legge unificato sulla previdenza dei settori dello spettacolo, dello sport e dell’intrattenimento. Nelle bozze preliminari del testo in corso d’elaborazione nella prima sede compaiono anche tre articoli relativi al sistema pensionistico e d’assistenza, tuttora in discussione anche per il contrastante indirizzo del dispositivo rispetto al progetto di provvedimento della seconda commissione.
10Alcune organizzazioni sindacali sostengono che, oltre al lavoro in nero e all’evasione contributiva tout court, sono diffuse altre pratiche illegali o illecite, prevalentemente sotto forma di prove non pagate e (ancora peggio) di versamento dei contributi senza retribuzione.
11La rilevanza del problema è stata sottolineata da Emilia Grazia De Biasi, segretario di Presidenza della Camera dei Deputati e componente della VII Commissione Cultura dello stesso ramo del Parlamento, nel corso del convegno promosso dal CIV-Consiglio di Indirizzo e di Vigilanza dell’ENPALS il 30 ottobre 2009 a Roma. Nel merito della questione si è espressa in quella sede anche Giulia Rodano, Assessore alla cultura, spettacolo e sport della Regione Lazio: «I lavoratori dello sport e dello spettacolo possono essere lavoratori indipendenti o autonomi. Ma se si spostano i lavoratori dello spettacolo sulla partita IVA, a quel punto si spostano via dall’ENPALS e rischiamo di trasformare le questioni previdenziali. Attenzione perché questo sta già avvenendo nel mondo dello spettacolo e dello sport: i lavoratori dello spettacolo e dello sport sono lavoratori intermittenti, l’attore non è un lavoratore autonomo, dipende da una compagnia e non è un libero professionista».

 

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