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Report 2009

1ª PARTE - L'EVOLUZIONE DI UN MONDO

2ª PARTE - IL CINEMA E LE SUE RISORSE

3ª PARTE - TUTTI I MERCATI DEL FILM

4ª PARTE - GRANDI E PICCOLI PROTAGONISTI

APPENDICE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2009
Terza Parte - TUTTI I MERCATI DEI FILM
DALLA PRODUZIONE AL CONSUMO
Capitolo 5 - La filiera dell'offerta
I capitali coraggiosi e il nuovo mix di risorse
Gli investitori italiani che materialmente raccolgono le risorse primarie – in buona parte attingendo alla fonte originaria del credito bancario – possono essere considerati come gli imprenditori cinematografici effettivi, ossia gli azionisti delle case di produzione, distinguibili a loro volta in produttori diretti, che gestiscono in prima persona le realizzazioni delle opere, e in produttori indiretti o coproduttori (italiani o stranieri), che sostengono l’impegno finanziario dell’iniziativa, la cui gestione esecutiva fa capo però materialmente a un altro partner dell’iniziativa.
Fra i capitali privati che alimentano il settore va compresa anche una parte di capitale straniero che confluisce negli investimenti di film italiani. Risultano tali quelli – pochi – finanziati e allestiti da società-filiali di gruppi internazionali, con sede in Italia e che vengono pertanto considerati d’origine nazionale, e quelli – più numerosi e d’incidenza nettamente superiore – realizzati in regime di coproduzione, ossia in compartecipazione da case di produzione nazionali e operatori esteri.
Dal 2004 fino al 2008, come si può riscontrare dalla tabella, l’importo degli investimenti privati sul complesso delle produzioni italiane mostra un trend di graduale crescita, mentre l’ammontare totale delle risorse segue un andamento meno lineare, a causa del gettito altalenante dei fondi pubblici. Da poco più di un quarto del 2002, questi contributi sono passati a oltre un terzo nel biennio successivo per poi ridiscendere a meno di un sesto e a poco più di un quinto rispettivamente nel 2007 e nel 2008, fino a crollare in ultimo al 12,8%: meno di un ottavo. Emergeva tuttavia una relativa convergenza dei due trend, visibile soprattutto nella serie dei dati riferiti alle opere prodotte.



RISORSE PRIVATE
In rispondenza dei cali o degli incrementi dei finanziamenti statali anche gli investimenti privati registravano decrementi o aumenti, cambiando o invertendo la loro curva di tendenza. Al contrario traspariva un’incidenza inferiore dei contributi FUS nelle coproduzioni, con un apporto fondamentalmente ininfluente in termini di scostamenti sul flusso di risorse dei produttori privati italiani. L’entità globale degli investimenti per i film italiani coprodotti risultava d’altra parte sempre nettamente superiore ai budget totali riscontrati per le opere al 100% nazionali e la sequenza degli investimenti medi (tabella ancora precedente) rileva altresì la costanza d’investimento da parte italiana, che destina alle coproduzioni risorse finanziarie pressoché simili in quantità a quelle pianificate per le produzioni interamente domestiche.
Per la prima volta nel 2009 invece i capitali privati si sono mossi pressoché in autonomia, facendo fronte anche alla caduta verticale degli stanziamenti ministeriali. Rispetto al 2008 il loro montante – quello destinato alle opere sia prodotte sia coprodotte – ha ceduto appena lo 0,38%, mentre quello delle erogazioni FUS ha disperso addirittura il 46,47%. Alla luce del clima depresso dei mercati internazionali e delle problematiche che tutti i settori hanno affrontato nel periodo dopo la crisi finanziaria del 2008, si tratta (pare giusto ribadirlo) di una performance degna di considerazione.
Nel riproporsi della questione se ci si trova di fronte a un processo di reale cambiamento o di un momentaneo adattamento, si possono rilevare alcune circostanze. Appare in crescita per esempio la considerazione degli istituti creditizi e finanziari verso le attività cinematografiche, con un maggiore afflusso di risorse verso il settore. Fenomeno non quantificabile per ora, ma percepibile anche dalle iniziative di Cinecittà Luce, che si è fatta parte attiva con l’ABI-Associazione Bancaria Italiana – che rappresenta le 733 aziende bancarie del paese – aprendo la strada a una maggiore collaborazione e avviando una serie di match-making fra gli operatori dei due settori.

AZIONARIATO E SOCI FINANZIARI
Intesa San Paolo, primo gruppo a livello nazionale, già partner creditizio di Mondo TV e con il controllato Mediocredito Italiano del fondo TorinoFilmLab destinato in particolare a sostenere le imprese nelle fasi di post-produzione, ha investito 5 milioni di euro nel progetto promozionale perFiducia per realizzare tre corti promozionali di 10 minuti affidati a Ermanno Olmi, Gabriele Salvatores e Paolo Sorrentino proiettati in 300 sale e nelle versioni di tre minuti anche sui circuiti televisivi. Azionista di minoranza di Lux Vide, controllata dalla famiglia Bernabei e da Tarak Ben Ammar (cui fa capo Eagle Pictures), la banca ha anche seguito l’emissione di un prestito obbligazionario convertibile da 8,5 milioni di euro per rafforzarne il capitale e sostenerne i nuovi investimenti, finalizzati in particolare a svilupparne la crescita sui mercati asiatici.
È stata inoltre al centro di due fra le maggiori operazioni dell’anno. Prima quale socio al 10% della casa di produzione Cattleya, che cedendo nel gennaio 2009 il 20% delle proprie azioni all’Universal è stata protagonista del primo investimento diretto di una major Usa in una compagnia produttrice italiana. Poi finanziando insieme con Unicredit, per 50 milioni di euro, l’acquisizione da parte della società di private equity 21 Partners SGR, che fa capo alla famiglia Benetton, del 5l% del pacchetto azionario di Medusa Cinema e Medusa Multicinema (gruppo Mediaset-R.T.I.) e poi attraverso queste la proprietà di Warner Village Cinema (controllata dalla corporate statunitense Time Warner), formando così il maggior circuito di sale nazionali con il 15% del mercato dell’esercizio (30% nel solo segmento multiplex), 25 strutture in tutta Italia, 257 schermi e 125 milioni di fatturato annuo. Successivamente la neonata The Space Cinema, di cui Mediaset possiede ora il 49%, ha venduto cinque di queste strutture al fondo immobiliare Delta, che fa capo a FIMIT SGR (leader nazionale, guidato da Massimo Caputi e partecipato fra gli altri dagli enti previdenziali Inpdap per il 30,72%, ENPALS per il 19,0%, ENASARCO con il 10,0% e INARCASSA col 5,0%). Costata 65,199 milioni di euro, l’operazione è stata finanziata sempre da Unicredit e IMI Immobiliare-Intesa Sanpaolo, attraverso una linea di credito di 39 milioni di euro.
BNL-BNP Paribas ha da parte sua sostenuto con un prestito obbligazionario di 4 milioni di euro Film Master, controllato dall’IEG-Italian Entertainment Group, nel closing del processo di privatizzazione che l’ha portato a rilevare da Cinecittà Luce (gennaio 2009) le sue due ex-controllate Cinecittà Studios e Cinecittà Entertainment. Interamente finanziato dalle banche è stato anche l’altro passaggio al privato condotto da Cinecittà Holding e che ha riguardato le multisale Mediaport-Globalmedia, acquistate per 59 milioni di euro da Farvem Real Estate, braccio operativo della FG Holding di Massimo Ferrero e Laura Sini; mentre un altro consorzio creditizio ha assistito Mik Holding di Franco Tatò e Sonia Raule nell’acquisizione della maggioranza di Mikado Film da De Agostini Communications (il valore della transazione non è stato reso noto).
Altre realtà finanziarie si sono comunque avvicinate al mondo della celluloide. Goldman Sachs è azionista di Endemol-Mediaset; Interbanca e GE Capital sono storicamente partecipi delle operazioni di Eagle Pictures e Film Master Group; la fiduciaria Eurofinleading è socia d’opera al 25% del gruppo Film Participation di Ernesto Tabarelli; a Symphonia SICAV risale il 4,9% del capitale della quotata Mondo TV; il fondo olandese Cyrte, terzo socio di Endemol e che ha tra i suoi investitori il gruppo De Agostini, vanta una presenza significativa anche nel produttore indipendente inglese RDF; Banca Sella, attraverso EasyNolo, ha investito nell’agenzia QMI, specializzata nel direct marketing cinematografico.
E ancora: due fra le maggiori banche europee, la francese BNP Paribas e la consociata belga Fortis, hanno costituito in joint venture un fondo denominato “Global export & project finance” per finanziare la digitalizzazione dei multisala del continente con una dotazione iniziale di 100 milioni di euro per i primi mille interventi; il fondo inglese Cambria ha acquisito il 33% della casa di produzione Palomar di Carlo Degli Esposti; Lafitrade BV, società olandese il cui controllo è riconducibile alla Lafico (Libyan Arab foreign Investment Company), ha rilevato per 19 milioni di euro il 10% di Quinta Communications, la holding con cui Tarak Ben Ammar controlla tutte le sue attività cine-televisive e capogruppo appunto di Eagle Pictures; la banca d’affari Morgan Stanley ha acquisito dalla famiglia Furlan – storica dinastia dell’esercizio in Veneto – un ulteriore 10% del circuito Cinecity Art & Cinema, dopo averne già assunto la maggioranza nel 2007.

 

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