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1ª PARTE - L'EVOLUZIONE DI UN MONDO

2ª PARTE - IL CINEMA E LE SUE RISORSE

3ª PARTE - TUTTI I MERCATI DEL FILM

4ª PARTE - GRANDI E PICCOLI PROTAGONISTI

APPENDICE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2009
Terza Parte - TUTTI I MERCATI DEI FILM
DALLA PRODUZIONE AL CONSUMO
Capitolo 5 - La filiera dell'offerta
Un nuovo paradigma finanziario?
Sembra in sostanza aprirsi la platea dei potenziali supporters finanziari, ampliando così lo spettro delle risorse economiche di base all’attività. È una strada che contempla nuove compatibilità per una categoria di imprenditori, come quelli dello spettacolo e del cinema in particolare (abituati ad agire – pur tra molte difficoltà – in piena autonomia e autodiscrezionalità), ma in tutta probabilità obbligata per continuare a essere competitivi ai livelli che il mercato, non solo nazionale, pare ormai pretendere. Già con un più frequente ricorso alle pratiche di product placement i cineasti italiani si sono da qualche tempo misurati su un diverso terreno di fundraising rispetto a quello tradizionale – e in passato pressoché univoco – del finanziamento bancario. Ora il fronte si allarga. L’introduzione del tax sharing e del tax credits – seppure operativa a oltre un anno di distanza dall’approvazione della legge – si muove senza dubbio nella stessa direzione e pare quasi predisporre a una diversa tipologia, per il futuro, della distribuzione di contributi statali sull’esempio dei meccanismi più diffusi in altri paesi dell’Europa e soprattutto in Nord America, attenuando il modello della cosiddetta peer review vincolata, su cui è stato uniformato in origine il FUS, e accentuando invece la cosiddetta versione ibrida dei challenge o reverse matching grants verso cui sembrava essersi orientata la tendenza di rimodellare, almeno parzialmente, nel tempo lo stesso FUS.6 Il sistema dei challenge grants prevede che per ogni euro di fondi pubblici l’impresa produttrice debba ottenere, per esempio, almeno tre o quattro euro di altri finanziamenti non statali; mentre nello schema quasi simile dei reverse grants l’erogazione dei contributi di stato è assicurata in corrispondenza di un dichiarato incremento delle fonti di finanziamento privato, nelle forme anche di donazioni individuali o di sponsorship da parte di aziende private o fondazioni.7

PARTNER BANCARI
Per quanto non sistemica e non stabilizzata, la situazione pare più promettente di quella tracciata su scala comunitaria attraverso un approfondito studio sul ruolo del sistema creditizio nel cinema europeo, promosso nell’ambito del programma comunitario Media. Condotta nel 2008, la ricerca riconosce l’importanza dell’attività storicamente svolta in Italia dalla sezione per il credito cinematografico della BNL-Banca Nazionale del Lavoro – un tempo pubblica, oggi controllata dopo la privatizzazione dal gruppo francese BNPParibas – consolidatasi nei decenni quale braccio operativo sia dei programmi d’intervento e incentivazione statali, sia delle linee di credito che la BEI-Banca Europea per gli Investimenti finanzia a condizioni concordate con l’Unione europea per le imprese cinematografiche (l’ultima aperta da BNL ha una dotazione di 100 milioni di euro).8 Dal confronto con gli altri principali paesi emerge tuttavia il maggior peso ricoperto oltre confine dal sistema creditizio privato nella raccolta delle risorse economiche per le nuove produzioni, attraverso specifici fondi creati per il settore, al servizio principalmente di quello che viene chiamato gap o supergap financing, ossia del primo capitale di puro rischio delle iniziative (in quanto non garantito inizialmente da alcuna protezione o copertura, sotto forma ad esempio fidejussoria). Gap che viene stimato convenzionalmente fra il 10%-15% per i film a budget medio – circa 5 milioni di euro – e fra il 25%-30% per quelli a budget più elevato, pari o superiore a 10 milioni di euro. Il riferimento è al ruolo delle banche commerciali del francese IFIC (partecipato al 49% dallo stato e al 51% da 20 istituti di credito privati), del tedesco BBF-Bavarian Bank Fund, dell’inglese Prescience Film Fund, dello scozzese Future Film, dello spagnolo Sgr e del portoghese Fica, che svolgono inoltre una proficua attività di finanziamento all’export delle opere nazionali, che in Italia è stata quasi sempre elusa.9 Rispetto alla mappa disegnata soltanto due anni fa, il quadro nazionale appare comunque mutato e la predisposizione delle aziende creditizie verso l’industria del film leggermente più confortante, tanto è vero che lo stesso Future Film scozzese, nella sua avviata espansione continentale, ha già cominciato a operare anche in Italia.

FONDAZIONI BANCARIE
Quando si parla di banche viene quasi naturale pensare anche alle loro ricchissime fondazioni. Nate con una legge-delega del 1990 per liberalizzare il mercato e trasformare gli enti bancari – in particolare i grandi istituti di credito ex-pubblici e tutte le casse di risparmio – in società per azioni, le fondazioni hanno assunto il controllo delle rispettive imprese creditizie senza poter esercitare alcuna attività bancaria, ma con la facoltà di utilizzarne i dividendi generati dagli utili per “fini di interesse pubblico e di utilità sociale”, in attesa di privatizzare definitivamente le banche controllate e collocarne le azioni sul mercato; vero obiettivo della legge che quasi nessuno ha finora giudicato, né mostra di considerare, utilmente perseguibile.10 Attraverso alcuni aggiornamenti normativi, le attuali 89 fondazioni bancarie (le prime cinque però concentrano più del 50% del patrimonio complessivo e le prime dieci oltre il 75%) si trovano a operare in 19 settori per così dire istituzionali, con erogazioni annuali o progetti a più lungo termine e avvalendosi o meno di bandi pubblici, a discrezione dei consigli d’amministrazione che ogni tre anni devono però indicare cinque settori prioritari ai quali destinare almeno il 50% degli 1,6 miliardi di euro l’anno di cui dispongono per i contributi. L’Osservatorio dello spettacolo del Mibac ha condotto un’interessante screening sui loro interventi e ha riscontrato che in effetti “arte, attività e beni culturali” è il primo per valore degli ambiti d’azione, con una quota del 30,6%, davanti a “ricerca” (14,4%), “educazione, istruzione e formazione” (12%), “volontariato, filantropia e beneficenza“ e “sviluppo locale” (entrambi con il 10,4%), “assistenza sociale” (9,8%), “salute pubblica” (7,8%) e poi a seguire “protezione e qualità ambientale”, “sport e ricreazione”, “famiglia e valori connessi”, “diritti civili”, “religione e sviluppo spirituale”, “prevenzione della criminalità e sicurezza pubblica”.



Ma il cinema, contrariamente a quanto si era inizialmente supposto, non ha molta voce in capitolo. Le fondazioni bancarie tendono a operare interventi a favore di comunità ed enti, evitando di erogare contributi individuali, come si configurerebbero eventuali donazioni a film in lavorazione. Si conoscono soltanto alcuni rari stanziamenti a supporto dell’organizzazione di festival e rassegne a carattere locale. Anche su questo piano la differenza con l’estero è abbastanza marcata, dal momento che in vari paesi europei – così come negli Stati Uniti – le fondazioni di grandi gruppi industriali o finanziari ritengono utile e conveniente a scopo promozionale sostenere la realizzazione di film in linea con le loro strategie e mission aziendali.


6Le disposizioni normative sono contenute nell’articolo 1 della legge numero 244 del 24 dicembre 2007 (legge finanziaria per il 2008) ai commi 325-327 in riferimento al credito d’imposta e ai commi 338-341 per quanto concerne la detassazione degli utili. I benefici si riferiscono a investimenti in film italiani, anche se è prevista un’estensione alle industrie tecniche (per esempio pre e postproduzione, sviluppo e stampa, doppiaggio) chiamate a operare nella lavorazione di pellicole straniere. Di particolare interesse è giudicata l’introduzione del cosiddetto tax credit esterno, ossia il riconoscimento delle incentivazioni fiscali anche alle società non cinematografiche ma che contribuiscono agli investimenti destinati alla produzione filmica. All’estero l’uso della leva fiscale per finanziare opere cinematografiche è assai più diffusa e da molto più tempo. Il paese più avanzato su questo fronte è la Gran Bretagna, dove è prevista un’esenzione fiscale del 100% (messa in discussione perché sospettata di diventare un improprio strumento di evasione) e un credito d’imposta del 25% per film di budget inferiore a 29 milioni di euro e una detrazione pari all’80% con credito d’imposta del 20% per tutti gli altri. In Francia i privati che decidono di investire nel cinema nazionale versano le loro risorse alla SOFICA-Société de Financement de l’Industrie Cinématographique et Audiovisuel godendo di una deducibilità al 100% entro un limite del 25% del reddito imponibile e di un credito d’imposta corrispondente al 20% sui costi ammissibili fino a un tetto di 1 milione di euro. Un’analisi delle norme è contenuta in “Agevolazioni fiscali per il cinema. Studio in materia di credito d’imposta per l’industria cinematografica italiana” di Gian Marco Committeri e Mario La Torre (I quaderni dell’Anica, a cura dell’Ufficio Studi ANICA, dicembre 2008).
7Ai criteri di finanziamento delle attività culturali è dedicata un’analisi di Alex Turrini, assistant professor in public e nonprofit management all’Università Bocconi di Milano, dal titolo “Finanziatori privati in scena”, sul sito di ricerca economica www.lavoce.info (sezione articoli “Informazione”; settembre 2009).
8La ricerca “Study on the Role of Banks in the European Film Industry” (Bruxelles, 2009) è stata sviluppata da Thierry Baujard, Marc Lauriac, Marc Robert e Soizic Cadio della società Peacefulfish (consultancy for financing the content industry) per il programma Media dell’UE. Riguarda 32 paesi europei e il monumentale rapporto finale comprende 235 pagine.
9Lo studio considera tutte le forme di interim finance e di indebitamento bancario in fase sia di preparazione sia di post-produzione, di mutui e prestiti, di garanzie al servizio dei finanziamenti e fornisce un quadro indicativo degli istituti creditizi attivi nel settore cinematografico, dei modelli di pianificazione adottati e anche degli schemi di operatività delle istituzioni che erogano fondi pubblici.
10Alla legge-delega numero 218 del 1990 (cosiddetta legge Amato-Carli), hanno fatto seguito la legge numero 461 del 1998 (legge Ciampi), il decreto legislativo numero 153 del 1999 e la legge numero 448 del 2001 (cosiddetta legge Tremonti e corrispondente alla legge finanziaria 2002). La legge numero 266 del 1991 istitutiva delle organizzazioni del volontariato ha disposto inoltre (articolo 15) che un quindicesimo dei proventi venga comunque devoluto ai fondi regionali per il volontariato; mentre la Corte costituzionale – sentenza numero 300 del 2003 – ha confermato il regime giuridico privatistico delle fondazioni, ponendole “fra i soggetti dell’organizzazione delle libertà sociali”.

 

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