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Report 2009

1ª PARTE - L'EVOLUZIONE DI UN MONDO

2ª PARTE - IL CINEMA E LE SUE RISORSE

3ª PARTE - TUTTI I MERCATI DEL FILM

4ª PARTE - GRANDI E PICCOLI PROTAGONISTI

APPENDICE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2009
Terza Parte - TUTTI I MERCATI DEI FILM
DALLA PRODUZIONE AL CONSUMO
Capitolo 5 - La filiera dell'offerta
Se il FUS continua a dimagrire
Se nella composizione dei capitali d’investimento delle case di produzione per i film della stagione 2009 si intravede un nuovo mix di fonti e di risorse, in buona parte lo si deve alla progressiva riduzione del FUS-Fondo Unico per lo Spettacolo in dotazione al Mibac, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali. La sua importanza ha sempre trovato corrispondenza nella possibilità per i cineasti ideatori del progetto artistico di assicurare quegli investimenti aggiuntivi che consentono spesso ai finanziatori principali, quali le case di produzione, di impostare un budget di previsione compatibile nelle prospettive dei suoi ritorni economici e di indurli quindi a diventare soci d’opera delle nuove produzioni. E gli interventi a sostegno delle cinematografie nazionali – nell’ambito delle politiche a favore dei sistemi audiovisivi – sono d’altra parte largamente diffusi in tutti i paesi europei, in un’estrema varietà di modalità ma in misura uniformemente elevata. Si calcola che nel 2008 siano stati concessi in Europa finanziamenti statali alla cinematografia per oltre 750 milioni di euro.11

RISORSE STATALI
La contrazione del FUS è in corso dal 2003, quando erano stati stanziati 517,93 milioni di euro, pari allo 0,39% del PIL, il prodotto interno lordo del paese. Da allora è sceso gradualmente, fino a un ammontare di 441,29 milioni nel 2007, risalito poi dodici mesi dopo a 471,33 milioni. L’anno nero, se così si può dire, è stato tuttavia il 2009, con un’erogazione prevista inizialmente in soli 378 milioni e con un eventuale, successivo reintegro a 460 milioni. Alla fine un’integrazione c’è stata – di 60 milioni – attingendo al fondo per le emergenze della presidenza del Consiglio, e il ministero ha “spacchettato” l’incremento rimpolpando prioritariamente i fondi destinati alle fondazioni liriche e alle attività cinematografiche.
Resta comunque la realtà di un FUS dalla portata sempre meno consistente: dal primo gettito del 1985 – fra l’altro il più basso della serie storica con 357,48 milioni, essendo poi salito anche a 530,4 nel 2001 – e l’erosione fino al 2009 risulta pari al 41,7% e, nella sua incidenza sul pil, del 64,7% nella sua incidenza sul PIL. Tutto questo a valori correnti, perché a valori costanti il PIL nel frattempo si è in realtà quasi quadruplicato.12 La questione presenta anche alcuni aspetti singolari. Mentre con il Dpef 2008-2011 (Documento di programmazione economica e finanziaria) il governo assumeva l’impegno di valorizzare i beni e le attività culturali, nell’obiettivo dichiarato di portare le risorse disponibili all’1% del bilancio dello stato, con un decreto convertito in legge nell’agosto 2008 allo stanziamento complessivo iscritto nella previsione di spesa del dicastero venivano apportati tagli trasversali su tutta l’attività – FUS compreso, quindi – per 236,6 milioni a valere sul 2009, per 251,3 sul 2010 e di 434,5 milioni per il 2011. Con l’effetto di far scendere ulteriormente i finanziamenti alla cultura e allontanarne ancora di più l’incidenza sui bilanci del paese dal livello di 0,28% del PIL cui è giunto ora (sempre a valori correnti) e che figura già fra i più bassi in assoluto di tutta Europa.13
Va ricordato che la legge finanziaria del 22 dicembre 2008, numero 203, conteneva anche una previsione di assegnazione triennale del FUS che non lasciava e non lascia tuttora presagire tempi migliori: 398 milioni per il 2009; 420 per il 2010; 307 per il 2011.
L’altra circostanza – rilevata da tempo dalla Corte dei Conti nella sua funzione di controllo, con le relazioni annuali sulle attività del Mibac – consiste nel perdurante saldo di cassa che caratterizza la gestione dell’amministrazione, i cui tempi d’erogazione risultano molto ritardati rispetto al riconoscimento formale degli stanziamenti. Nonostante una riduzione di tale disponibilità di circa il 10% negli ultimi anni, il dicastero conta su giacenze di oltre 400 milioni di euro, che con 358,3 milioni di residui passivi portano a un resto di cassa di 757 milioni, accumulato in buona parte a partire dal 2002, e che affluiscono nelle cosiddette contabilità speciali.14



Quelle del Fondo Unico non sono le uniche risorse statali destinate allo spettacolo, se si considerano altri finanziamenti che provengono “di volta in volta da leggi finanziarie, leggine ad hoc e da altri ministeri” (come recita la relazione del Mibac sulle attività del FUS) piuttosto che dalle estrazioni infrasettimanali del gioco del lotto, dalle destinazioni dell’8 per mille e del 5 per mille delle dichiarazioni IRPEF, dalle agevolazioni fiscali concesse alle imprese in materia di sponsorizzazioni o dalle erogazioni liberali in denaro, che vanno comunque obbligatoriamente comunicate al ministero. Per il settore cinematografico le cose non cambiano molto. La suddivisione dei contributi ha una sua conformazione storica e segue per i diversi settori indicazioni di legge specifiche.
L’impiego da parte del Mibac delle risorse assegnate al FUS ogni anno, in base alla legge finanziaria, riguarda i sei settori di musica, lirica-sinfonica, danza, prosa, cinema, circhi e spettacoli viaggianti, presenta in effetti un’articolazione molto complessa, con varie tipologie di intervento e di destinatari per ognuno di essi, che esulano in gran parte dal volume dell’attività svolta, dal conseguente valore economico generato per tutto il settore e dalle dimensioni di consumo e fruizione, da parte del pubblico, degli spettacoli prodotti.15






La stessa Corte dei conti nella sua annuale relazione sul Mibac non manca ad esempio di sottolineare (in linea con perplessità diffuse da più parti) come la ripartizione a favore delle fondazioni liriche abbia quale base di considerazione l’entità dei passivi di questi enti teatrali e quale correttivo l’esame dei piani di futuro contenimento delle perdite accumulate, mentre per gli altri settori la valutazione è riferita essenzialmente alla validità di quanto viene svolto o dei progetti artistici – è il caso del cinema – proposti o realizzati. E se la suddivisione degli stanziamenti vede tradizionalmente la cinematografia al secondo posto per entità d’importo con i suoi 84,1 milioni, le fondazioni liricosinfoniche, pur essendo solo 14, beneficiano degli aiuti più alti – oltre il 50% del totale – e dei “ritocchi” più sostanziosi anche quando la dieta imposta al settore diventa particolarmente rigida.



Il fatto è che i cineasti italiani devono confrontarsi con un mercato internazionale in cui i competitori degli altri maggiori paesi europei possono contare quasi sempre su supporti superiori. Proprio nel 2009 ad esempio il fondo nazionale tedesco Ddff ha portato a quota 59,6 i milioni di euro destinati alla sola produzione (per 104 progetti, comprese 38 coproduzioni: 76 film, 24 documentari e 4 pellicole d’animazione) raggiungendo così negli ultimi tre anni la quota di 178,1 milioni, a supporto di 302 pellicole. Da parte sua il CNC francese ha riservato al cinema 348,28 dei 502 milioni di euro di sua disponibilità, pianificando inoltre per il 2010 un budget in aumento del 5,6%.
Con le risorse FUS vengono inoltre reintegrati ogni anno i fondi di dotazione di organismi centrali nelle attività del settore quali Cinecittà Luce (8,415 milioni nel 2008), la sezione cinema della Fondazione Biennale di Venezia (7,561 milioni, con un aumento del 36% rispetto al 2007) e la Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia (11,5 milioni, il maggiore importo di sempre), cui fanno capo la Scuola Nazionale di Cinema e la Cineteca Nazionale. Viene fortemente sovvenzionato anche l’ammodernamento delle strutture dell’esercizio, sia commerciale sia d’essai, ed è alimentata in misura sostanziosa l’attività di promozione del film italiano.
Il numero dei destinatari e la consistenza dell’importo medio dei contributi destinati al settore testimonia fra l’altro come il cinema rappresenti allo stato attuale la componente dello spettacolo nazionale che giustifica l’originaria missione e funzione del FUS, ossia di dedicarsi in primo luogo al finanziamento a progetto; il cosiddetto finanziamento non stabile che all’interno dell’intero spettro di interventi del FUS corrisponde al momento attuale solo al 13% delle disponibilità utilizzate. Viceversa il finanziamento stabile, costituito in genere negli altri settori da assegnazioni ricorrenti a enti, organismi o associazioni a supporto della loro attività istituzionale o sociale assorbe quasi tutte le altre risorse.16
Nella prevalenza dell’indirizzo al finanziamento stabile – per così dire a ragioni sociali – affiora anche la latente contraddizione a quell’orientamento di base cui si ispira ogni sostegno di natura pubblica allo spettacolo e che spesso viene ancora richiamato in ordine all’attività del FUS: conseguire la maggiore prossimità al territorio e favorire la fruizione e la diffusione delle attività di spettacolo presso il maggior numero di abitanti.





FONDI REGIONALI
In merito alla diffusione degli interventi a favore dello spettacolo si registra tuttavia da tempo la graduale crescita d’interesse e di presenza delle amministrazioni territoriali, sia regionali sia di comuni e province. Per oggettivi limiti di accessibilità e conoscenza dei dati disaggregati, nessuna istituzione è stata in grado finora di misurare la portata complessiva dell’impegno economico sostenuto dalle strutture pubbliche decentrate, ma varie rilevazioni a campione confermano la fondatezza di una convinzione ormai diffusa, ossia che l’apporto di risorse da parte dello stato – almeno per quanto riguarda l’alveo complessivo delle attività culturali e artistiche – sia oggi minoritario non solo nei confronti degli oltre 8.100 comuni e province del paese, ma anche delle 20 regioni d’Italia.17



11Delle 89 fondazioni bancarie, che detengono un patrimonio di oltre 48 miliardi di euro, 18 hanno sede nel Nord-Ovest (con un patrimonio medio di oltre 1 miliardo di euro, il doppio della media generale di 554 milioni), 30 nel Nord-Est (insieme con quelle del Nord-Ovest cumulano 33,2 miliardi di patrimonio corrispondente al 68% di quello complessivo nazionale), 30 al Centro e 11 al Sud, riunite ora nella Fondazione per il Sud.
12Study on the Role of Banks in the European Film Industry condotto dalla società di ricerca Peacefulfish nell’ambito del programma comunitario Media dell’Unione Europea (Final report, Bruxelles, 2009).
13Il rilievo viene sottolineato nella stessa Relazione sull’utilizzo del Fondo Unico per lo Spettacolo- Anno 2008 redatta a cura dell’Osservatorio dello Spettacolo del (Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Roma, 2009).
14Le due circostanze sono rilevate dalla Corte dei conti nella relazione annuale sulle attività 2008 del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Sezioni riunite in sede di controllo, Roma 2009). 15È un’altra annotazione della relazione annuale della Corte dei conti sulle attività del Mibac.
16L’ultimo decreto di ripartizione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali è del 13 febbraio 2009.
17Uno spettacolo che non deve continuare di Filippo Cavazzoni (IBF Focus, Istituto Bruno Leoni, Torino 2009).

 

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