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1ª PARTE - L'EVOLUZIONE DI UN MONDO

2ª PARTE - IL CINEMA E LE SUE RISORSE

3ª PARTE - TUTTI I MERCATI DEL FILM

4ª PARTE - GRANDI E PICCOLI PROTAGONISTI

APPENDICE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
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Terza Parte - TUTTI I MERCATI DEI FILM
DALLA PRODUZIONE AL CONSUMO
Capitolo 5 - La filiera dell'offerta
Il film e le sue declinazioni
Se si parla di produzione in termini di mercato dell’offerta si osserva quanto sia abbastanza riduttivo riferirsi al film solo come “prodotto” da sala di proiezione. Si tende per esempio a trascurare le sue diverse tipologie, come le pellicole d’animazione e i documentari, in base all’assunto probabilmente che le prime vadano considerate istituzionalmente quali opere per ragazzi e i secondi a generale impronta scientifica, divulgativa o più genericamente informativa. A parte i pochi cartoon (come quelli della Disney) concepiti e realizzati espressamente per una proiezione in sala, la quasi totalità dei lavori d’animazione e documentaristici – come peraltro dei cortometraggi – è invece destinata ai circuiti home video e televisivi, oltre che, in parte, anche alle strutture didattiche.


LA PRODUZIONE INTEGRATA
Al di là dei loro canali di diffusione privilegiati, si tratta di opere dalle caratteristiche e dai contenuti tecnici specifici, ma che appartengono a pieno titolo alla produzione cinematografica e che concorrono a formare un valore di fatturato e ricavi per l’intero comparto pari quanto meno a quello generato dalla distribuzione nelle sale di proiezione.
Insieme con quelli dell’animazione e dei documentari vi sono poi almeno altri quattro segmenti di attività che integrano il vasto parco di società e aziende di tutto l’apparato produttivo, pur non rientrando solitamente nel campo visivo delle rilevazioni e delle analisi statistiche sul mercato del consumo cinematografico, con le quali viene costantemente monitorata la produzione filmica propriamente detta. Tre di essi – al pari di cartoon e doc – si distinguono per la tipologia dei canali di diffusione; il quarto invece è trasversale all’intero complesso della produzione.


ANIMAZIONE
Nei loro 60 anni di storia i cartoni animati italiani hanno sempre avuto un ruolo di primo piano nell’ambito degli spettacoli per bambini (e non solo), soprattutto attraverso la diffusione del mezzo televisivo, anche se a differenza di quanto avviene sugli altri principali mercati europei non sono previste quote di investimento né obblighi di programmazione per i network del video a favore della produzione di cartoon. Soltanto la Rai è impegnata, secondo il contratto di servizio sottoscritto con il Ministero delle Comunicazioni, a destinare alla loro realizzazione lo 0,75% del proprio fatturato.22
Molto utilizzata anche in campo pubblicitario, la tecnica d’animazione trova il suo principale sbocco proprio sui mercati TV – in particolare con canali dedicati satellitari e digitali in pay tv (in Europa sono 15) – e home video, con una prevalenza dei prodotti statunitensi (Walt Disney e Marvel, ora unite dopo l’acquisizione realizzata da Disney) e giapponesi, ma con una crescente incidenza della produzione nazionale, dove primeggia la Rainbow di Iginio Straffi, che ha lanciato in tutto il mondo le fatine Winx creando in cinque anni un gruppo da oltre 60 milioni di euro di fatturato e candidato ormai a quotarsi in borsa.
Le aziende di media e piccola dimensione – Rainbow a parte – che operano con continuità nel cinema d’animazione sono stimate oggi in poco più di 100 e sono impegnate in un continuo aggiornamento tecnologico indotto dalla digitalizzazione e dal sistema 3D. Si tratta di imprese e studi attivi sui versanti della produzione, della distribuzione sia interna sia estera per un fatturato di oltre 120 milioni di euro (20 dei quali da committenza televisiva), cui si collega tuttavia un’attività di merchandising (zainetti, pupazzi, musiche, agende e gadget) per circa altri 20 milioni. Nel segmento sono tradizionalmente compresi anche i film d’azione per bambini, in cui primeggia a livello europeo l’italiana Big 5 con 11 titoli usciti nelle sale, di vari paesi, fra il 2000 e il 2008.23


DOCUMENTARI
Nell’attenzione dedicata ai lungometraggi viene spesso trascurato l’impegno che le stesse case di produzione di film dedicano anche alla realizzazione di documentari. Eppure, secondo le iscrizioni al PRC-Pubblico Registro Cinematografico gestito dalla SIAE (Società Italiana Autori ed Editori) in Italia ne vengono realizzati in media 300 all’anno. In pratica, 100 lavori aggiuntivi al tradizionale carnet annuo di lungometraggi nazionali. Più che di opere minori per via della durata e dei budget di lavorazione inferiori, si tratta di creazioni diverse per le funzioni di raccordo dell’eventuale intreccio (che è invece alla base di ogni film) volto a documentare la realtà da raccontare e per le caratteristiche dei contenuti, distinti per consuetudine internazionale in due principali categorie: civiltà (società, arte e cultura, antropologia, scienza) e natura (storia e archeologia, elementi naturali, flora e fauna).
In ragione della loro tipologia i cosiddetti “filmati” hanno quali principali committenti i network televisivi terrestri e satellitari, free e a pagamento, con una programmazione che sulle sole reti generaliste – più agevolmente rilevabili – supera la quota di 2 mila ore all’anno, soprattutto all’interno di programmi d’informazione e divulgazione (1.300 ore) e con minore frequenza in forma autonoma (500 ore) o quali supporto di trasmissioni didattiche (400). La distribuzione nelle sale dell’esercizio risulta invece appannaggio di pochi, selezionati doc: in media 15 all’anno, che totalizzano circa 260 mila presenze. Si può calcolare il valore della produzione complessivo in quasi 50 milioni di euro, 20 dei quali da committenza dei quattro principali broadcaster.24


CORTOMETRAGGI
Non sempre la distinzione dei documentari e degli stessi cartoon dai cortometraggi appare scontata. A volte si tende a estenderne la definizione anche ai film pubblicitari e ai video e alle clip musicali. Ma nell’accezione internazionale più consolidata e professionalmente più diffusa quello dei cosiddetti corti è un segmento specifico della produzione cinematografica, che identifica opere brevi – la cui durata non supera di norma i venti o trenta minuti – a tipica struttura filmica e con un proprio intreccio narrativo. Sostanzialmente sovrapposti sono invece i canali di diffusione, che convergono di norma nelle reti TV e nella committenza pubblica e privata. Anche la realizzazione dei cortometraggi vede peraltro impegnate, insieme con alcune decine di operatori che vi si dedicano in maniera esclusiva, vari produttori delle case più attive nel canale primario del comparto. Il cortometraggio italiano conta una produzione media di 120 titoli all’anno, per 80-85 dei quali viene di solito avanzata la richiesta di accesso ai finanziamentoi del FUS. Il fatturato complessivo del segmento è considerato vicino a 5 milioni di euro.


FILM TV
La televisione è arrivata a plasmare forme quasi autonome di prodotti cinematografici come i TV movie e, in sottordine, le cosiddette fiction, attraverso il patrimonio di esperienze acquisito nella sua crescita dal cinema italiano e soprattutto attraverso la collaborazione delle sue risorse artistiche Ma le fiction in tutte le loro declinazioni – teleromanzo, sceneggiato, originale, serial, telefilm o serie, sit-com, miniserie, soap opera e così via – non vengono e non possono essere confuse col cinema. I TV movie conservano invece una propria identità di prodotti filmici e sono arrivati a realizzare un volume d’affari di buone dimensioni, valutato per il 2008 in oltre 60 milioni di euro, pari a circa un terzo di quanto hanno speso i network per l’acquisto di cinema nazionale. Al di là della specificità delle tecniche d’ideazione e realizzazione, l’attività è rimasta molto integrata, al punto che alcune delle case nate proprio per produrre solo film TV hanno cominciato a impegnarsi anche sul mercato cinematografico, a cominciare da Taodue (gruppo Mediaset) e Lux Vide (famiglia Bernabei, Quinta Communications di Tarak Ben Ammar, Banca Intesa), leader nazionali del segmento.


HARD
A fronte di un consumo sempre più digitalizzato, l’offerta tradizionale di pellicole a sesso esplicito nelle sale a luci rosse (ridotte ormai a meno di un decimo rispetto a 15 anni fa) e in home video si è notevolmente contratta. E di pari passo è calata la produzione domestica, a causa della scarsa competitività in termini di costi rispetto ai prodotti dell’Europa dell’Est: 6-7 mila euro di investimento medio contro 15-20 mila delle realizzazioni domestiche. Attualmente dei 1.500 film immessi annualmente sul mercato del porno in Italia, soltanto 300 sono prodotti internamente – con un investimento complessivo di circa 2 milioni di euro – da una trentina di piccole società.
I prodotti a luci rosse si stanno invece affermando fra i principali protagonisti della distribuzione sui canali – ormai abbastanza consolidati – della pay TV e della Pay-Per- View e ancora di più su quelli, in via di formazione, della telefonia mobile e di internet. La quota di mercato più consistente appannaggio dall’offerta televisiva pay e di conseguenza del suo leader, il network Sky Italia, accreditato di 220 mila abbonati alle visioni a luci rosse, con una spesa media di 10 euro al giorno e ricavi nel 2009 per poco più di 800 milioni di euro. In alternativa a Sky operano poi in regime criptato e con parental control (barriere che non ostacolano comunque le emittenti satellitari estere) anche Conto TV, che integra trasmissione satellitare con sistema digitale, e la più giovane Glamour Plus sul digitale terrestre, cumulando proventi stimati in altri 80 milioni di euro. Più problematica appare la valutazione economica del cine-porno sui video telefonini. Quelli hard sono fra i contenuti di maggiore interesse offerti da tutti i gestori attivi in Italia, ma nessuna telco fornisce dati sul relativo traffico né su quello generato attraverso i numeri delle conversazioni erotiche (fra gli addetti ai lavori si parla di un volume d’affari vicino ai 200 milioni di euro). Altrettanto difficile è valutare la visione streaming su internet di film xxx rated, quasi tutti ormai girati in digitale, al costo medio di 6 euro per un tempo limite di 48 ore. Le stime più diffuse parlano di oltre 1 milione di clienti con una spesa unitaria di 50 euro all’anno e quindi il giro d’affari contestuale raggiungerebbe la cifra di 50 milioni di euro.
Altri 150 milioni sarebbero frutto invece dei diritti di licensing concessi alle emittenti commerciali per i film mandati in onda e altrettanti delle vendite dei dvd attraverso le videoteche (i proventi medi dei titoli si aggirano sui 6 mila euro, al netto delle percentuali di pertinenza dei rivenditori). Nonostante le difficoltà di accertamento, le dimensioni del business “vietato ai minori” nel suo insieme varrebbe in sostanza almeno 1,4 miliardi di euro.


INDUSTRIE TECNICHE E AUDIOVISIVE
Denominatore comune di tutti i comparti della produzione cinematografica, il segmento comprende le imprese dei servizi tecnici ed esecutivi che stanno appunto a monte e a valle di tutto il lavoro di riprese, il cosiddetto girato, e ne completano la realizzazione. In Italia si stima siano oltre 2 mila, il 43% delle quali rappresentato da società individuali o di persone (ossia non di capitali) costituite da lavoratori autonomi, artigiani e imprenditori che operano praticamente in proprio, mentre un ulteriore 30% di società di capitali (otto volte su dieci in forma di Srl, cioè a responsabilità limitata) presenta dimensioni veramente ridotte.25



Fra tutti è il segmento che ha conosciuto nel 2009 le maggiori difficoltà, con perdite di ricavi rilevanti ma non ancora note in dettaglio (la tabella riporta riporta i dati solo fino al 2008), a causa di una concorrenza di prezzi spietata. Le aziende si trovano infatti impegnate in una delicata e finanziariamente onerosa riconversione alle tecnologie digitali, che se da un lato rappresentano lo sviluppo futuro del settore e coprono già oltre il 30% delle attività, dall’altro comportano l’abbassamento delle tariffe stesse di lavorazione. Nell’ultimo anno il settore televisivo ha inoltre avviato una sistematica e decisa operazione di tagli e contenimento ai costi delle commesse, “lanciando” in pratica i suoi fornitori in una dura competizione al ribasso. Nell’ambito del mercato audiovisivo non esiste in effetti una netta separazione fra cinema e TV e oltre il 60% delle industrie tecniche è impegnata anche nella produzione televisiva.26
La situazione di crisi non è comunque appannaggio esclusivo dell’Italia. Anzi, in Francia l’indebitamento delle imprese è salito a livello di guardia; alcune hanno interrotto l’attività, altre sono state incorporate dalla TV pubblica e la riconversione al digitale continua a richiedere investimenti per oltre 150 milioni di euro ogni anno, al punto da sollecitare un iniezione di denaro fresco da parte dell’erario attraverso il FSI (Fonde Stratégique d’Investissement) per almeno 40 milioni.
Per quanto concerne l’Italia, in base alle generali indicazioni degli operatori del segmento il 2009 dovrebbe essersi chiuso con un bilancio globale in flessione, vicino ai 530 milioni di lire, cui si sommano i ricavi dei grandi gruppi industriali fornitori delle materie prime e degli impianti come Kodak, Fuji, Hasbro e così via.

22Si tratta di dati riferiti da Massimo Antichi, Direttore Generale ENPALS, nel corso del convegno promosso dal CIV, il Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dello stesso ente, il 30 ottobre 2009 a Roma.
23
Osservatorio Rai-IsiCult sull’animazione e i contenuti digitali: un dataset di scenario, a cura di Giovanni Gangemi e Angelo Zaccone Teodosi di IsiCult-Istituto italiano per l’industria culturale (aprile 2009).
24The theatrical circulation of european live action childern’s films in Europe 2000 to 2008 a cura di Martin Kanzler e Susan Newman-Baudais (European Audiovisual Observatory, Strasburgo, giugno 2009).
25
Fra i principali operatori figurano Vivo Film, che ha all’attivo negli ultimi cinque anni 23 produzioni, Fandango e Zelig (18), Palomar (15), Suttvuess (12), Komedì Production (10) e Stefilm International (9). In merito alle opere partecipate nominalmente e firmate (pur attraverso le rispettive società di riferimento) dai produttori si distinguono negli anni più recenti: Gregorio Paonessa (26), Georg Zetler (17), Gianluca Arcopinto (13), Federico Schiavi (12), Francesca Cima e Nicola Giuliano (11), Nicola Sofri (10), Domenico Procacci (9), Federico Schiavi (12).
26Le imprese dell’audiovisivo nel Lazio, Censis-Centro studi per gli investimenti sociali, Roma.

 

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