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1ª PARTE - L'EVOLUZIONE DI UN MONDO

2ª PARTE - IL CINEMA E LE SUE RISORSE

3ª PARTE - TUTTI I MERCATI DEL FILM

4ª PARTE - GRANDI E PICCOLI PROTAGONISTI

APPENDICE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2009
Terza Parte - TUTTI I MERCATI DEI FILM
DALLA PRODUZIONE AL CONSUMO
Capitolo 5 - La filiera dell'offerta
La lotta di classe dell'esercizio
Si è avuto modo di osservare che sul fronte della produzione il cinema italiano ha realizzato nel 2009 23 film in meno rispetto al 2008: in totale 131 contro 154 – con un differenziale pari al 14,9% – fra i quali quelli realizzati con soli capitali privati sono passati da 82 a 71 (-13,4%). Tuttavia è stato in grado di mettere in campo per ogni pellicola molti più investimenti, con incrementi medi del 9,6% sul complesso delle opere (che comprende anche quelle sostenute dai contributi dello stato) e del 10% per la produzione alimentata dalle sole risorse private. Nel passaggio al mercato della distribuzione tuttavia si è rilevato un quadro meno confortante: i titoli italiani programmati in sala nel 2009 sono risultati 294 contro i 288 del 2008 (+2,0%), mentre la loro quota di mercato al box office si è ridotta dal 28,4% al 23,4% in confronto alle pellicole d’importazione e in controtendenza all’andamento favorevole degli anni precedenti.
Purtroppo il comparto dell’esercizio non apporta alcun elemento confortante a questo quadro. Perché nel panorama delle sale italiane il turnover dei complessi perpetua lo stesso andamento degli anni più recenti, che ha avuto nel fenomeno Avatar solo la sua ultima manifestazione.
Come si può constatare cala il numero degli impianti – 25 in meno – e contestualmente cresce quello degli schermi: 67 in più. Le tipologie in più netta sofferenza sono quella storica delle monosale, a quasi totale diffusione nei centri urbani, e quella degli esercizi da 2 a 4 sale, protagonista della prima fase di evoluzione del comparto, quando alla visione di una sola pellicola nella giornata ha cominciato ad affiancarsi una programmazione articolata su più titoli proiettati in contemporanea.
Negli ultimi quattro anni le chiusure degli esercizi monosala ne hanno portato il numero da 779 a 582, con una perdita secca del 25,3%. Sembra così sempre più probabile che a fine 2010 la loro incidenza complessiva sul totale degli impianti possa arrivare ad attestarsi al di sotto del confine del 50%. Il segmento più vitale resta invece quello delle strutture da 4 a 7 sale, mentre le aperture di nuovi multiplex non accennano per ora ad accusare pause.



Gli effetti più appariscenti di questo turnover vengono espressi dall’andamento degli incassi. Per la prima volta in assoluto la spesa del pubblico al botteghino dei tradizionali cinematografi a sala unica si colloca sotto il 10% del totale e nel frattempo quella negli esercizi da 2 a 4 sale si abbassa ancora di più sotto la soglia del 20%: dal 2009 non solo più in termini di incassi, ma anche di ingressi. Viceversa i multiplex, dopo aver oltrepassato la linea del 50% nel 2007, negli ultimi dodici mesi sono riusciti a compiere un altro progresso significativo, superando anche la quota del 55% dei ricavi da ingressi.



Diventa evidente come sul mercato delle proiezioni al pubblico si stia consumando una “lotta di classe” fra grandi e piccoli complessi, che sta costando a questi ultimi pesanti quote di mercato. La loro perdita di competitività in termini di resa media per impianto e per schermo si perpetua ormai da tre stagioni e si profila difficilmente arrestabile. A giudicare dal ritmo con cui si susseguono le chiusure di tanti esercizi di lunga e onorata carriera nei centri storici delle città si direbbe che la loro gestione stia giungendo – quasi strutturalmente – ai limiti della profittabilità.
All’erosione delle quote di mercato delle strutture minori si contrappone naturalmente l’espansione di quelle di maggiori dimensioni. Con un’evidenza densa di implicazioni per il cinema italiano. Nell’interpolazione di perdite e guadagni da parte delle varie fasce di strutture emerge infatti che il deficit di 9,3 milioni di euro di incassi rispetto al 2008 registrato nelle due classi inferiori è più che compensato dai guadagni dei grandi complessi, pari a 39,4 milioni, fino a generare un saldo finale positivo per tutto il circuito nazionale di 29,2 milioni nei confronti del 2008.
Di quei 9,3 milioni di passivo accusati dalle due classi di esercizi minori, “soltanto” 3,9 vanno ascritti però ai monoschermo contro i 5,4 da addebitare a quelli da 2 a 4 sale; anche se il calo di spettatori dei primi è stato dell’ordine di 900 mila presenze contro un decremento negli ingressi dei secondi di poco superiore a 1,7 milioni e quindi quasi doppio.





Viceversa, dei 39,4 milioni incassati in più dai grandi impianti, sono 25,9 quelli di pertinenza dei multiplex e 13,5 dei multisala da 5 a 7 schermi, in un rapporto quasi perfetto di due terzi contro uno. Eppure l’incremento di pubblico è stato pressoché identico; anzi, leggermente inferiore per i multiplex: 1,1 milioni contro 1,3 milioni. Significa che l’incasso pro capite per ogni biglietto staccato è corrisposto nel 2009 a un prezzo medio unitario a spettatore di 5,67 euro nei monoschermo; di 5,89 euro negli impianti da 2 a 4 sale; di 6,31 euro nei multisala da 5 a 7 schermi; infine di 6,55 euro nei multiplex con più di 7 sale.

 

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