LINGUA
Report 2014
Report 2013
Report 2012
Report 2011
Report 2010
Report 2009
Report 2008
Report 2009

1ª PARTE - L'EVOLUZIONE DI UN MONDO

2ª PARTE - IL CINEMA E LE SUE RISORSE

3ª PARTE - TUTTI I MERCATI DEL FILM

4ª PARTE - GRANDI E PICCOLI PROTAGONISTI

APPENDICE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2009
Terza Parte - TUTTI I MERCATI DEI FILM
DALLA PRODUZIONE AL CONSUMO
Capitolo 5 - La filiera dell'offerta
Pochi posti in sala per il film italiano
Richiamandosi alle motivazioni della degradante redditività dei monosala e dell’impulso dato dai blockbuster in 3D alle grandi strutture tecnologicamente adeguate per la loro proiezione – in genere multiplex con schermi digitali – questi rapporti di valori per ogni singola visione sembrano segnalare a una prima analisi una struttura di mercato sempre meno congeniale al film italiano.
Mentre il mercato totale nel 2009 è cresciuto in valore, il cinema nazionale ha in effetti archiviato a fine stagione il bilancio peggiore da molti anni a questa parte. Se le entrate da incassi si sono globalmente incrementate di 29,2 milioni di euro, i ricavi generati dai titoli italiani sono diminuiti di 26,65 milioni (meno 15,3%), mentre quelli delle altre opere straniere sono cresciuti di 55,47 milioni (+13,1%). Seguendo lo stesso trend, il pubblico della produzione domestica è dimagrito di 4,99 milioni di unità (-17,2%) mentre quello dei film di nazionalità diversa ha sommato 4,66 milioni di spettatori in più (+6,6% sul 2008).



I regressi interessano tutte le tipologie di struttura, ma in misure percentualmente più accentuate i circuiti di proiezione di minori dimensioni, quelli che storicamente preferiscono impostare la loro programmazione proprio sul film italiano che vi cumula il 38,8% delle proprie presenze (contro il 28,9% degli altri film) e il 36,4% dei suoi incassi globali (a fronte del 24,8% delle pellicole di produzione estera).
Si realizza in sostanza per il cinema italiano un graduale e diffuso indebolimento nelle aree di maggiore e tradizionale riferimento, dove la densità delle strutture risulta in continua rarefazione e la resa delle visioni sconta differenziali di valore nei prezzi di ogni singolo biglietto che vanno da 40 a 80 centesimi.
Per quanto attiene all’ultima stagione, in verità, la risposta del pubblico all’offerta di cinema nazionale è stata con ogni probabilità condizionata da una circostanza di natura artistica. Dei cineasti italiani più quotati e con maggiore seguito di pubblico, che firmano pellicole capaci di ottenere in media dall’esercizio incassi di 4-5 milioni di euro, quasi nessuno gira un film ogni dodici mesi. Ma ogni anno, a rotazione, esce qualche loro opera. Nel 2009 invece non vi è stato praticamente turnover e le ripercussioni sembrano essersi fatti sentire, come proverebbe la ripresa registrata nei mesi iniziali del 2010 quando nel carnet di prime uscite sono tornati a proporsi i film di alcuni di questi registi.
Nella competizione del film italiano con la produzione estera, che ha il suo reale focus nel confronto con il cinema delle majors Usa, l’evoluzione del mercato dell’esercizio resta comunque centrale, perché è sua la catch area decisiva. Il bacino di spettatori che raccoglie è quello di prima istanza, dove maturano – dopo gli investimenti per la produzione e la realizzazione delle opere – i primi ritorni economici per tutto il settore e per i suoi addetti e che è in grado di influenzare poi l’accoglimento e la fortuna economica delle pellicole anche negli altri canali distributivi e sulle altre piattaforme di consumo.
Si sa che la conformazione della cosiddetta rete di vendita è in grado a lungo termine di determinare anche i contenuti dell’offerta. Per fare un esempio, che potrebbe sembrare irriguardoso, basta pensare al cammino parallelo che i mall del cinema moderno stanno compiendo sulle orme del percorso che ha portato la grande distribuzione di alimentari e grocery all’attuale espansione nelle cinture urbane di tutte le città. Ci si può anche soffermare sulla forza di sistema, paradigmatica pure per i più elementari manuali di marketing, che supermercati e megastore hanno esercitato sulle grandi imprese fornitrici attraverso le loro esigenze di standardizzazione di pesi e volumi dei prodotti, di confezionamento e packaging, di imponente sostegno promozionale a marche e merci, di massiccia presenza nei punti vendita con un’imprescindibile ma estremamente mirata offerta di alternative. Intanto i centri urbani hanno visto chiudere i piccoli esercizi di prodotti alimentari e generici per la casa, falcidiati dalla concorrenza, e il perentorio subentro di esercizi monomarca, ad alta caratterizzazione di brand e firme, per articoli, capi e merci a prezzi di fascia più elevata.
Il problema per la cinematografia europea, e soprattutto per quelle italiana e francese, è che il film d’autore, di contenuti, richiede in ogni caso risorse e investimenti non trascurabili, che trovano sempre meno compatibilità con una “rete di vendita” – dedicata alla programmazione di qualità – in continua e pericolosa fase di dimagrimento, debilitata anche nei suoi residui margini di redditività e profittabilità.




Nella configurazione del circuito dell’esercizio – essenziale per determinare l’accountability delle opere verso tutte le altre piattaforme e modalità di consumo, moltiplicatrici dei ricavi – si rispecchia in sostanza l’evoluzione del cinema nazionale, teso a sostenere gli investimenti nella propria produzione e a cercare risorse complementari (tuttavia essenziali per far convergere nel budget di progetto tutti i capitali necessari), così come a coltivare il proprio dna espressivo del film d’autore popolare, in una competizione di mercato dove l’aggressività della concorrenza è propria del sistema dell’attuale cinematografia internazionale.

INVESTIMENTI IMMOBILIARI
Il processo che ha ridisegnato il paesaggio della proiezione in sala è stato sospinto dall’enorme flusso di capitali che i cosiddetti developer – banche d’affari, fondi d’investimento e di private equity, in genere anglo-americani, in connessione con società finanziarie, gruppi immobiliari e di costruzioni italiani – hanno convogliato a partire dalla metà degli anni Novanta verso i grandi complessi multischermo capaci di generare ritorni economici superiori e molto più rapidi rispetto ad altre iniziative e opportunità d’investimento. 29





Si calcola che nei precedenti 15 anni siano stati investiti in Italia oltre 3 miliardi di euro. Nel 2009 hanno avviato la loro attività altre 17 strutture delle maggiori dimensioni: 11 da cinque a sette sale e sei multiplex, per un valore in ordine al solo patrimonio immobiliare di circa 160 milioni di euro.

INNOVAZIONE TECNOLOGICA
In questa evoluzione recita una parte in copione anche l’innovazione tecnologica che investe sia la fase di prevendita (servizi di prenotazione telefonica o via internet) sia soprattutto le modalità di proiezione. Il D-cinema sta rendendo sempre più sofisticata la visione nei complessi di ultima generazione, quali appunto i multiplex, ma consente anche la trasmissione via satellite dei film – eliminando i costi di stampa, trasporto e assicurazione delle copie da noleggiare, con risparmi dell’ordine del 20%-30% per l’esercente – e degli spot pubblicitari.
In Italia la prima esperienza sul campo è già in corso da alcuni anni, frutto della collaborazione tra l’ACEC (Associazione Cattolica Esercenti Cinema) e alcuni investitori privati (Strategia Italia SGR, Piemontech, Club degli Investitori) con il supporto tecnologico del centro studi e ricerche della Rai di Torino. La joint venture ha dato vita a Microcircuito, un network di 27 sale localizzate prevalentemente al Nord, che dispongono complessivamente di 8 mila posti, è stata anche la prima a proiettare in diretta concerti dal vivo e avvenimenti sportivi internazionali, in una formula alternativa d’uso dei complessi associati con positivi riscontri di pubblico.

INCENTIVI PUBBLICI
Per consentire la riqualificazione e il rinnovo dell’esercizio il programma di intervento del FUS-Fondo Unico per lo Spettacolo prevede da anni l’erogazione di risorse finalizzate alla «realizzazione di nuove sale cinematografiche, la ristrutturazione di sale esistenti, l’adeguamento strutturale e tecnologico degli impianti», concedendo contributi in conto capitale (parametrati in base alle tipologie e dimensioni degli interventi) o in conto interessi per diminuire gli oneri complessivi dei mutui contratti per finanziare le opere di riconversione, con importi massimi crescenti con l’aumentare del numero degli schermi per ogni complesso interessato.
Alternative l’una all’altra, le due forme di incentivazione prevedono un’integrazione supplementare quando riguardano l’attivazione di complessi di proiezione in comuni con meno di 10 mila abitanti oppure la trasformazione in multisala degli esercizi dei comuni con meno di 20 mila abitanti e allo scopo di promuovere e favorire la diffusione della cinematografia nazionale nei confronti del prevalente influsso delle majors, è previsto in entrambi i casi che il gestore si impegni a programmare una determinata quota di film italiani o di produzione europea.
Nel 2008 sono stati assegnati stanziamenti in conto capitale per 6,859 milioni di euro a favore di 143 interventi di ristrutturazione, per importi in larga maggioranza abbastanza contenuti (l’ammontare medio è pari a 47,9 mila euro), ma in alcuni casi particolarmente consistenti: quattro sono compresi fra 622 e 871 mila euro; tre fra 434 e 621 mila; cinque fra 126 e 433 mila euro.


Per accedere ai contributi in conto interessi al fine di diminuire il costo del servizio del debito sono state invece avanzate soltanto nove richieste. «Tale tipologia è scarsamente utilizzata», spiega il rapporto annuale del FUS, che tuttavia aggiunge, «ma nessuna è stata saldata per mancanza da parte della pubblica amministrazione di fondi».

29Cinetel è una società di rilevazione costituita pariteticamente dall’ANEC (Associazione Nazionale Esercenti Cinema) e dall’Anica (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali).

 

Copyright © Fondazione Ente dello Spettacolo / P.Iva 09273491002 - Soluzioni software e Ideazione grafica a cura di