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1ª PARTE - L'EVOLUZIONE DI UN MONDO

2ª PARTE - IL CINEMA E LE SUE RISORSE

3ª PARTE - TUTTI I MERCATI DEL FILM

4ª PARTE - GRANDI E PICCOLI PROTAGONISTI

APPENDICE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2009
Quarta Parte - GRANDI E PICCOLI PROTAGONISTI
RAPPORTI DI FORZA E VALORI A CONFRONTO
Capitolo 6 - Gruppi e aziende: le principali realtà
Holding e gruppi dominanti
La ricostruzione delle fonti di creazione dei valori economici del settore, ossia di chi e quanto dà vita al cinema, ne alimenta contenuti e business, contribuendo in definitiva a determinarne assetti, equilibri ed evoluzione, ribadisce senza dubbio, a grandi linee, la lettura convenzionale fornita dal mercato della domanda attraverso i risultati del box office e la frequenza del pubblico al botteghino. Dall’analisi dei bilanci societari condotta attraverso le banche dati delle Camere di Commercio traspare chiaramente la forza d’influenza che i maggiori operatori possono esercitare sul settore. In particolare, grazie al modello organizzativo e gestionale impostato su una struttura a rete, che con la presenza di proprie imprese nei vari comparti consente oltre a una pressoché completa autonomia produttiva anche un controllo esteso sul sistema e penetrante sul mercato, nelle fasi sia di distribuzione sia di vendita diretta e indiretta (quale può essere considerata la cessione dei diritti sulla proprietà o sull’utilizzo delle opere realizzate).




La quota di aziende di cinema appartenenti a un medesimo gruppo è in effetti superiore a quelle riscontrate in altre realtà imprenditoriali del paese nell’industria e nel terziario, anche se registra nell’ultimo periodo una certa flessione.
Al di là della rilevazione statistica sul numero di imprese che fanno capo o sono legate finanziariamente a un medesimo gruppo, non si rivela tuttavia facile ricostruire le reali dimensioni economiche sia del fenomeno nel suo complesso sia del volume d’affari cumulato da ogni singola holding grazie alle attività realizzate nei diversi comparti. Circa la metà di queste “conglomerate” non redige infatti, oltre ai bilanci delle rispettive società, anche quello consolidato, ossia il rendiconto che riassume i ricavi ottenuti nel corso d’anno attraverso i vari assets aziendali e valuta i rapporti economici all’interno dello stesso gruppo. Stati patrimoniali e conti economici delle singole imprese non sono inoltre necessariamente uniformi. Nonostante la presenza di principi contabili fissati per legge e dalle normative amministrativa e fiscale, la loro interpretazione e applicazione – come insegna la pratica finanziaria – non sono mai univoche. In particolare per quanto si riferisce all’imputazione dei proventi secondo le diverse attività svolte.
Dal momento che nessun repertorio riepiloga le cifre di fatturato di ogni azienda, occorre affidarsi di conseguenza a una rielaborazione, formalmente “empirica”, delle poste messe a bilancio attraverso uno screening dei rendiconti il più completo possibile e la successiva selezione delle società controllate o collegate finanziariamente ai rispettivi gruppi. In questo modo è stata redatta la tabella successiva che offre il quadro analitico delle principali realtà rappresentate dalle holding italiane ed estere presenti sul mercato nazionale, disponendole secondo l’ammontare dei rispettivi proventi. Non ha oggettive pretese di esaustività, tuttavia la stessa consuetudine di analisi finanziaria testimonia quanto sia fondamentale costruire un’iniziale classificazione specifica del campo di ricerca per trarne i principali elementi di valutazione. Fra le indicazioni generali che questo quadro di prima istanza fornisce sullo stato del cinema italiano emerge innanzitutto la reale dimensione delle sue attività economiche. Lo schema di graduatoria dei 64 gruppi individuati compendia infatti 144 ragioni sociali (con 30 sub-holding, comprensive a loro volta di un altro centinaio di unità operative) ed esprimono un valore della produzione complessivo vicino a 3.200 milioni di euro, pari in pratica a un quintuplo degli incassi annui registrati globalmente nelle sale del paese. Oltre che dimostrazione della relativa, specifica valenza dei risultati messi in evidenza al box office, il fatturato di queste holding è testimonianza anche della “copertura” molto parziale che la classificazione Ateco del Registro delle imprese – 4.290 milioni di euro per 9.919 imprese attive – è in grado di assicurare sull’effettiva consistenza economica delle attività realizzate in tutto il settore cinematografico.




Quale sintesi della composizione – con relativi assets - del mercato dell’offerta cinematografica e dei suoi leader, il ranking dei principali gruppi mostra anche come la statura dimensionale da autentica conglomerata si addica fondamentalmente soltanto alla prima metà dei suoi soggetti. Significa che la struttura di gruppo corrisponde in sostanza a una concezione della strategia di presenza sul mercato che può prescindere dalla relativa “grandezza” del business condotto e deriva generalmente da scelte ed esigenze di natura organizzativa, gestionale e talvolta finanziaria.
In ragione della considerevole entità dei rispettivi volumi d’affari, la classificazione per gruppi pone poi in risalto la leadership delle due majors nazionali, Rai e Fininvest- Mediaset, con quest’ultima che opera a tutto campo, esercizio compreso, pur nella nuova veste di secondo azionista al 49%. È una posizione di forza che ha peraltro il suo contraltare nella presenza, ai successivi otto posti, di soggetti esclusivamente esteri (solo Quinta Communications conta una significativa componente italiana con la casa di produzione Eagle Pictures). Tuttavia seguono altre 12 holding nazionali, in una successione che, seppure inframmezzata dall’inserimento di Sony e De Luxe, testimonia la formazione di un nucleo di mini-majors in grado di assumere in prospettiva – se supportate da contesti e condizioni favorevoli – assetti e ruoli di rilevanza internazionale.
Sono peraltro significative le quote di attività all’estero che contribuiscono al giro d’affari complessivo realizzato dai primi gruppi italiani: Mediaset opera soprattutto in Spagna con Telecinco; Rainbow realizza oltre confine il 42,6% del fatturato; l’export di Pozzoli è pari addirittura al 70%; B&D (Boroli-Drago)-De Agostini è azionista della casa di produzione inglese RDF ed è presente direttamente in Spagna con Antena 3 e con la joint venture Planeta; Mondo HE e TV vanta consociate negli altri tre principali mercati europei.
Fra le presenze di rilievo in campo nazionale si potrebbe virtualmente annoverare anche la holding Sintonia della famiglia Benetton, che con la finanziaria 21 Investimenti ha acquisito il 51% dei circuiti multisala sia di Medusa-R.T.I. sia di Warner Bros. (venditrice di Warner Village), alleandosi con la stessa Mediaset, partner appunto ora al 49% della neonata The Space Cinema. Si tratta di una delle più rilevanti operazioni cui il settore ha assistito negli ultimi dieci anni e che proietta la galassia Benetton – prima di allora presente solo con alcune produzioni documentaristiche di Fabrica – fra i principali protagonisti del mercato nazionale. Dal punto di vista patrimoniale The Space Cinema consuma però il suo primo esercizio solo con il 2010 e non può ancora rientrare quindi in un’analisi di mercato basata sugli ultimi bilanci già disponibili. Anche fra le majors statunitensi si è consumato a fine 2009 un clamoroso deal dal valore di 18,5 miliardi di euro con l’acquisto da parte della corporate di comunicazione Comcast del 51% di Nbc-Universal, la sub-holding in cui General Electric Company aveva fatto confluire tutte le sue innumerevoli attività nei media e di intrattenimento, a partire dal network televisivo Nbc e dagli Universal Studios (21,9 miliardi di euro di fatturato). Anche in questo caso – dove Comcast aderisce al classico modello d’integrazione multimediale già adottato per quanto riguarda l’Italia da Rai e Mediaset – gli effetti patrimoniali e finanziari dell’operazione si rifletteranno tuttavia nei report futuri, a 2010 concluso.
In merito alle specifiche connotazioni e agli elementi che caratterizzano l’evoluzione dei vari gruppi protagonisti della cinematografia del paese vi sono altri aspetti e dati che si prestano ad alcuni approfondimenti, ma appare utile per unitarietà d’osservazione riportarli – a partire dalla nuova fase di sviluppo di Cinecittà Luce, che proprio fra il 2008 e il 2009 ha visto concretizzarsi i passaggi più importanti, come la formalizzazione del processo di privatizzazione di Cinecittà Studios e Cinecittà Entertainment – in appendice.
Resta semmai da segnalare come il panorama dei gruppi sia composto in prevalenza da holding attive nella produzione e ancor più nella distribuzione, registrando nella prima fascia la sola presenza di Odeon & UCI Cinemas (controllata dalla franco-belga Europalaces) nonostante l’attività dell’esercizio sia connaturale a una struttura organizzativa a circuito, che consente modelli gestionali comuni e permette di pianificare e diversificare con una certa regolarità le programmazioni su più sale e schermi. Nel caso di complessi dedicati esclusivamente alla proiezione, il volume d’affari appare generalmente contenuto rispetto alle dimensioni dei fatturati che le conglomerate attive in altri comparti registrano nei propri conti economici.

 

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