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1ª PARTE - L'EVOLUZIONE DI UN MONDO

2ª PARTE - IL CINEMA E LE SUE RISORSE

3ª PARTE - TUTTI I MERCATI DEL FILM

4ª PARTE - GRANDI E PICCOLI PROTAGONISTI

APPENDICE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
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Quarta Parte - GRANDI E PICCOLI PROTAGONISTI
RAPPORTI DI FORZA E VALORI A CONFRONTO
Capitolo 6 - Gruppi e aziende: le principali realtà
Le società operative e i leader
Ai 64 gruppi individuati nel campione di riferimento fanno capo 144 società e come detto molte di queste vantano a loro volta strutture da sub-holding, con ricavi superiori in certi casi a quelli di altre autentiche holding. Il panorama delle singole società operative di maggiore impatto estratto dal campione abbraccia quindi in parte attività che ricadono nel “recinto” delle holding e dei cosiddetti gruppi dominanti – ben 36, ad esempio, sulle prime 30 – ma è proprio la scomposizione per singole ragioni sociali a delineare i reali rapporti dimensionali in un settore così esteso e per questo tanto variegato e polverizzato alla base quanto polarizzato al vertice, nei suoi esponenti più sviluppati.
Anche a livello di singoli brand si ripropone in sostanza la constatazione esposta in apertura, a proposito dell’effettivo volume degli affari e della produzione generato dalla cinematografia in Italia rispetto ai dati correnti. Se a proposito dell’attività dei gruppi si può osservare che il fatturato aggregato delle sole prime 10 corporates (oltre 2.010 milioni di euro) supera di tre volte il volume di entrate che le consuete rilevazioni sui consumi in tema di spettacolo e di intrattenimento accreditano globalmente al cinema, per quanto riguarda le dimensioni delle singole società prettamente operative è possibile constatare che è sufficiente il monte ricavi delle prime 22 ragioni sociali per superare lo stesso tetto di 2 mila miliardi di euro di introiti complessivi.
Anche a livello disaggregato la classificazione in ordine dimensionale dei proventi (intesi come valore della produzione e non quale puro fatturato) è funzionale soprattutto a facilitare l’esposizione e la lettura dei dati e della composizione del settore e non a fissare una graduatoria esaustiva delle aziende e delle loro attività. Ha in sostanza l’obiettivo di rappresentare schematicamente quella verifica delle forze in campo che, sia pure in forma elementare, consente di delineare e meglio percepire i volumi d’affari e il “peso” delle diverse realtà nei singoli comparti.
Assegnando la leadership a Rai Cinema, il prospetto ne mostra anche l’indiscutibile spessore, pressoché doppio rispetto a Medusa Film e Walt Disney, che compendiano peraltro la presenza, oltre che in quella di produzione, anche in altri segmenti. Fra gli obiettivi di Rai Cinema non rientrano tuttavia solo gli impegni di produzione e l’acquisto di opere cinematografiche italiane ed europee – con l’impegno prevalente di rispettare le quote di risorse predeterminate all’interno sia delle norme europee sia del contratto di servizio stipulato con il ministero delle Comunicazioni – ma anche di acquisizione e commercializzazione di fiction, film e cartoni animati “in funzione delle esigenze editoriali generali del gruppo e delle sue società collegate, senza limiti”, come recita la mission aziendale, “di modalità trasmissiva, distributiva o di supporto economico (sale cinema, home video, Pay-Per-View, pay TV e così via)”. E per la verità il bilancio non consente di stabilire una netta suddivisione fra le prestazioni legate al ruolo televisivo (comunque minoritario) piuttosto che a quello strettamente cinematografico.
La seconda evidenza riguarda la presenza relativamente contenuta delle case di produzione, rispetto alle compagnie di distribuzione e alle imprese d’esercizio. Alle spalle delle due majors autoctone, Rai Cinema e Medusa, si affacciano peraltro una Walt Disney che realizza una piccola parte di opere originali, una Taodue (Mediaset-R.T.I.) che si dedica prevalentemente ai TV movies – al pari di Lux Vide – e le più importanti indies del comparto produttivo Filmauro, Cattleya (partecipata ora al 10% dalla Universal, impegnata a realizzare anche progetti autonomi in Italia) ed Eagle Pictures. Come è già stato osservato nella precedente edizione, le percentuali relative alle classi di anzianità delle imprese cinematografiche italiane mostrano come le compagnie di distribuzione e i circuiti dell’esercizio siano attive da un periodo di tempo superiore, che ha consentito loro di crescere e consolidarsi, contrariamente a quanto si registra nel comparto a maggiore volatilità della produzione.
I dati della tabella appaiono estremamente eloquenti, anche se nascondono per quanto concerne le società italiane un risvolto significativo: le realtà di più lunga tradizione – come Cinecittà Luce, Centro Sperimentale di Cinematografia e la stessa Bim Distribuzione (fondata nel 1983 da Valerio De Paolis) in quanto a classi di valore della produzione si collocano oggi nella fascia per così dire mediana.
A dispetto della crisi che attanaglia tutto il segmento home video, in particolare sul fronte del noleggio e solo parzialmente compensato dalla progressiva crescita dei titoli su Blu-ray, Blockbuster Video Italy Inc. conserva un posizionamento di tutto rilievo, a riprova dello sviluppo che la società controllata dalla capogruppo Blockbuster Entertainment Inc. (Viacom-Paramount) ha realizzato in Italia. Con 157 punti vendita diretti e 55 in franchising – contro i 178 e 64 dell’anno precedente – e oltre 1,9 milioni di clienti affiliati è in assoluto il maggior datore di lavoro del settore. Dopo un anno di intenso turnover il numero dei dipendenti è sceso a 165 unità.
Si può infine rilevare come sul campione di 650 imprese selezionate, oltre la metà abbia sede a Roma (344 pari al 52,9%) e che circa un quarto (esattamente il 24,2%) operi invece a Milano, lasciando così solo al 22,9% la quota di quelle situate in altre province d’Italia e che in termini di fatturato figurano tutte nella classe inferiore.






 

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