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Report 2009

1ª PARTE - L'EVOLUZIONE DI UN MONDO

2ª PARTE - IL CINEMA E LE SUE RISORSE

3ª PARTE - TUTTI I MERCATI DEL FILM

4ª PARTE - GRANDI E PICCOLI PROTAGONISTI

APPENDICE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
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Quarta Parte - GRANDI E PICCOLI PROTAGONISTI
RAPPORTI DI FORZA E VALORI A CONFRONTO
Capitolo 7 - Le quote di mercato
“SE FOSSIMO BRAVI A PARLAR BENE DEL CINEMA ITALIANO QUANTO SIAMO BRAVI A PARLARNE MALE, SAI CHE PROMOZIONE...” Giuseppe Tornatore, regista

Ogni anno al Marché du film del Festival di Cannes l’OEA-Osservatorio Europeo dell’Audiovisivo presenta un rapporto sul cinema di tutti i continenti dal titolo “World Film Market Trends”. Lo studio è sostanzialmente un compendio statistico sulla produzione e (in misura molto più ampia) sul consumo di film nel mondo e all’apparenza sembra un po’ ripetitivo. Perché ogni anno i risultati al box office dei vari paesi vedono invariabilmente in testa le produzioni e co-produzioni delle majors di matrice hollywoodiana. Cambiano solo i titoli, ma caratteristiche e proporzioni di vendite e incassi rispettano fedelmente la casistica. Sono anni per esempio che la graduatoria dei “Top 20 films worldwide” registra solo opere made in Usa e se per caso compare una pellicola di diversa provenienza, in genere europea, la si trova relegata nel fondo della classifica.
Ripetitiva per forza di cose, visto lo stato dell’arte, in realtà l’analisi dell’osservatorio comunitario risponde puntualmente alla mission affidata fin dalla loro istituzione ai programmi di sviluppo della cultura e dei media dell’Unione europea. Come traspare in modo lineare dalle brevi introduzioni firmate da André Lange, capo del Department for Information on Markets and Financing dell’OEA, il focus è sempre concentrato sulla progressiva espansione dei cinque trust della cinematografia internazionale. Tanto per dire, gli unici paesi in cui i film locali prevalgono al box office sono appena cinque: Cina, Giappone, India, Egitto e Corea del Sud. A dispetto - anzi, probabilmente in forza – di qualche sporadica crisi, le majors riescono inoltre ad attuare strategie apparentemente velleitarie: alimentare la loro egemonia anche in termini di redditività pur riducendo al tempo stesso, in graduale cadenza (da 699 film del 2005 la produzione Usa è scesa a 500 nel 2009 e quella delle majors da 290 a 240), la realizzazione annua complessiva di nuove opere.
È comprensibile intravedere dietro questa capacità di padronanza del business anche la spinta propulsiva e il dinamismo un po’ tumultuoso di un mercato finanziario come quello statunitense che negli stessi quattro anni ha visto investire nel settore 14,7 miliardi di euro (19 miliardi di dollari al cambio di 1,3 dollari per euro), ossia 1,5 miliardi in più di quanto viene incassato ogni anno – almeno nell’ultimo triennio – ai botteghini di Unione Europea e Usa messi assieme. D’altra parte le politiche globalizzate dei grandi fondi di private equity e degli investitori istituzionali maturano all’interno di scenari determinati dalle principali innovazioni tecnologiche, che introducono a significative evoluzioni degli stili di vita e di consumo delle persone, e il fenomeno più significativo in atto riguarda la crescita esponenziale del VOD market. Secondo le stime più recenti dell’OEA (non esistono rilevazioni statistiche specifiche per l’impossibilità fisica di accertarne e verificarne l’entità) l’accesso di film in modalità Pay-Per-View e NVOD (Near Video On Demand) aumenta in doppia cifra ogni anno. Arrivato a valere quasi 150 milioni di euro nei soli Stati Uniti contro i 34 dell’Europa, si avvia a raggiungere a breve-medio termine un numero di visioni dieci volte superiore e quindi, nel 2013, lo stesso livello del cinema in sala.

 

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