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1ª PARTE - L'EVOLUZIONE DI UN MONDO

2ª PARTE - IL CINEMA E LE SUE RISORSE

3ª PARTE - TUTTI I MERCATI DEL FILM

4ª PARTE - GRANDI E PICCOLI PROTAGONISTI

APPENDICE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2009
APPENDICE
L’evoluzione della Cinematografia di Stato e Cinecittà Luce SpA
"NON CAPISCO COME MAI LA LUCE NON MI ABBIA FATTO ANCORA ASSISTERE A DELLE AUDIZIONI DI FILM SONORI"
Benito Mussolini

Il Duce posa la prima pietra: nasce Cinecittà
Il 26 gennaio 1936, in piena guerra d’Etiopia, Mussolini mette la prima pietra sulle ceneri di un incendio: quello degli studi della Cines in via Veio a Roma. Nasce Cinecittà, dove il Duce non mise però più piede. Lo strabiliante complesso razionalista, progettato dall’architetto Gino Peressutti viene costruito in tempo record. In poco più di anno, 475 giorni. Il «nuovo moderno centro di operosità fascista», così definito da Mussolini, comprendeva 16 teatri di posa, tre piscine per le riprese acquatiche, appartamenti, edifici, 40mila metri quadrati di strade e piazze, 35mila di aiuole e giardini, 900 lavoratori stipendiati che diventeranno ben presto 1.200, ristoranti, caserme, sale da ballo e da biliardo, biblioteche. Il Duce aveva capito che il cinema era uno strumento persuasivo e potentissimo di propaganda verso le masse, «l’arma più forte» amava ripetere spesso. Andava dunque gestito da uomini a lui vicini e di fiducia, di cui potersi fidare ciecamente. Il numero uno di Cinecittà diventa così Luigi Freddi, futurista con Tommaso Marinetti, ex capo dell’ufficio stampa del partito Nazionale Fascista e vicesegretario dei fasci italiani all’estero. Pur essendo un uomo di regime, Freddi è convinto che il cinema non deve per forza di cose rispettare i rigidi canoni dell’ideologia fascista. E nascono i primi film di evasione a sfondo sentimentale e a lieto fine. Sono gli anni delle pellicole del cosiddetto genere dei “telefoni bianchi” e del fenomeno delle grandi star. Ogni copione viene sottoposto a rigidi controlli. I plot non possono assolutamente mostrare comportamenti immorali, ma evidenziare il più possibile richiami fascisti. E vengono varate leggi in tal senso molto restrittive. Nel 1935, ad esempio, si obbligano i cinematografari a proiettare solo film italiani, nel 1938 si sottopone a regime statale l’importazione di film stranieri. Mentre nel 1939 scatta l’obbligo di iscrizione nelle liste della Federazione Nazionale Fascista degli Industriali dello Spettacolo. I registi sono Camerini, Blasetti, Gallone, Genina, Castellani, Soldati. Gli attori Nazzari, Giachetti, Valenti, Cervi, De Sica, Villa, Girotti.
Ha così inizio il lungo scontro tra poteri pubblici e privati che da qui in avanti caratterizzerà fino ai giorni nostri la storia di Cinecittà. Nel 1935, per esempio, con il R.D.L. del 21 gennaio, l’Istituto Luce dà vita all’Ente Nazionale Industrie Cinematografiche (ENIC), dotato di un capitale di 2 milioni e controllato al 90% dal Luce stesso. L’anno seguente, con l’art. 4 del R.D.L. del 24 settembre, l’Istituto Luce smette di essere alle dipendenze dal Capo del Governo e passa sotto il controllo del Ministero per la Stampa e Propaganda (MinCulPop). Nello statuto di fondazione del Luce, raffigurato dal profilo di un becco di un’aquila nera, la finalità dell’Istituto è di “diffondere la cultura popolare e l’istruzione generale per mezzo delle visioni cinematografiche, messe in commercio alle minime condizioni di vendita possibile, e distribuite a scopo di beneficenza, propaganda nazionale e patriottica”. Come scrive Natalia Marino «il decreto legge in base al quale ogni cinematografaro deve pagare al Luce una tassa giornaliera fa incassare all’Istituto circa 300-400 mila lire al mese, mentre la distribuzione dei film educativi avviene tramite la ditta Pittaluga, proprietaria di quasi tutte le sale cinematografiche italiane»1.
Nel primo anno di inaugurazione di Cinecittà vennero realizzati ben 20 film, 36 nel 1938, 51 nel 1939, 55 nel 1940 e da lì in avanti fu un gran crescendo di successi e premi prestigiosi. Secondo alcuni il primo lungometraggio in assoluto girato nei teatri della capitale è L’allegro cantante di Gennaro Righelli. A seguire Il signor Max di Mario Camerini, con un Vittorio de Sica alle prime armi. Ma con la caduta del fascismo nel 1943, purtroppo anche la fabbrica del cinema muore. Mussolini viene arrestato, negli studios si smette di girare ed oltre 1200 lavoratori rimangono senza lavoro. Molte attrezzature vengono messe su convogli e spedite dai tedeschi all’estero. Molte altre finiscono negli studi Barrandov di Praga. I bombardamenti non risparmiano Cinecittà. I teatri vengono rasi al suolo. E i tedeschi occupano gli studios Cinecittà. Quando Luigi Freddi esce di prigione, viene nuovamente nominato Presidente di Cinecittà. Pian piano i palcoscenici iniziano ad essere restaurati e riaperti. Ma il percorso di ricostruzione sarà ancora lungo.


1L’Ovra a Cinecittà. Polizia politica e spie in camicia nera di Natalia Marino, Emanuele V. Marino – Bollati Boringhieri - Torino, 2005

 

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