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Report 2009

1ª PARTE - L'EVOLUZIONE DI UN MONDO

2ª PARTE - IL CINEMA E LE SUE RISORSE

3ª PARTE - TUTTI I MERCATI DEL FILM

4ª PARTE - GRANDI E PICCOLI PROTAGONISTI

APPENDICE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2009
APPENDICE
L’evoluzione della Cinematografia di Stato e Cinecittà Luce SpA
Gli anni della Dolce Vita della Hollywood sul Tevere
"A CINECITTÀ AVVIENE LA VITA VERA"
Federico Fellini


Il periodo di massimo splendore Cinecittà lo raggiunge durante gli anni ‘60, quando a Roma vengono girate pellicole che diventeranno ben presto capolavori del cinema italiano e mondiale. Sono gli anni in cui gli studios di Via Tuscolana 1055 rivaleggiano con i mitici studi di Hollywood, gli anni in cui le star internazionali sbarcano a Roma e gli anni in cui nasce il mito di Cinecittà. Scrive Ronnie Pizzo: «Tutti cercavano di entrare a Cinecittà e Cinecittà accoglieva tutti: disoccupati, impiegati in mutua, pensionati, ragazze di buona famiglia e ragazze delle campagne, bambini, acrobati, stranieri, parenti degli addetti ai lavori, parenti dei parenti, parenti dei parenti dei parenti, passanti e nullafacenti incuriositi».2
Sono gli anni in cui a Cinecittà si girano pellicole epocali come Un amore a Roma di Dino Risi, Gli amori di Ercole di Carlo Ludovico Bragaglia, Letto a tre piazze di Steno, Amori pericolosi di Carlo Lizzani, Giulio Questi e Alfredo Giannetti, Le belle famiglie di Ugo Gregoretti, Casanova ‘70 di Mario Monicelli, La corruzione di Mauro Bolognini, La visita di Antonio Pietrangeli, Romeo e Giulietta di Franco Zeffirelli e così via. Ma prima di arrivare alla realizzazione delle magnificenti opere dei vari Fellini, Visconti e Pasolini c’è stato un passaggio, quello dei cineasti neorealisti, che ai teatri di Cinecittà preferirono la strada, agli attori professionisti gente comune, alla luce artificiale quella naturale. Zavattini, Rossellini, De Sica, scelgono di girare all’aperto, lontano dai teatri di posa artificiali di Cinecittà. Ma il Neorealismo dura però poco. Ben presto gli stabilimenti iniziano a essere nuovamente popolati da produzioni italiane e statunitensi, il lavoro a Cinecittà a riprendere florido.
Gli anni ‘70 sono gli anni del cinema politicizzato. La presenza dello Stato nel cinema è racchiuso in un giudizio «con cui il periodico dell’ANICA ‘Cinema Oggi’ commenta una proposta di legge sul cinema presentata da Giorgio Napolitano, allora responsabile della commissione cultura del Partito Comunista Italiano, nello stesso periodo in cui il decreto Piccoli che fissava i compiti dell’Ente Cinema stava per essere convertito in legge. La proposta di legge prevedeva che nel caso in cui gli incassi del film in cooperativa o in partecipazione non fossero sufficienti a rimborsare il credito concesso dallo Stato, la perdita sarebbe stata a carico dello Stato stesso. Questo concetto dello Stato che scommette sulla cultura che si fa carico delle eventuali perdite e che pur di promuovere un cinema di qualità non esita a farsi produttore accollandosi i rischi economici a tutti gli effetti, è stato recepito dalla legge sul cinema ancora oggi in vigore (n.153 del ‘94) per i film di interesse culturale nazionale con rilevanti finalità artistiche».3
2Ronnie Pizzo “Panni sporchi a Cinecittà” Gruppo Editoriale Olimpia, Sesto Fiorentino, 2008.
3Una poltrona per due, di Franco Montini, Enzo Natta, Effata Editrice, Torino, 2007.

 

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