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Prima Parte - L'ARTE DI INDUSTRIARSI
UN MONDO DI CONNESSIONI
Capitolo 1 - E' il cinema, bellezza
Le sfide dello sviluppo

Sussiste la necessità, innanzi tutto, di non fossilizzare la vena e i filoni che stanno offrendo le opportunità più soddisfacenti; con la capacità cioè di innovare anche nei generi di maggior tradizione (la "commedia" è uno dei portati storici della cinematografia nazionale) e riuscire a rinnovarsi nel successo. Oltre che dal lato qualitativo, vi sono sfide che riguardano anche aspetti di "quantità". Si impone, ad esempio, l'esigenza di salvaguardare il livello di disponibilità e soprattutto la stabilità delle forme e delle fonti di finanziamento agli investimenti, in particolare a fronte di una sempre minore sensibilità delle istituzioni pubbliche, stante l'erosione violenta dei sostegni distribuiti dal Fus (Fondo Unico per lo Spettacolo) amministrato dal MiBac (Ministero per i Beni e le Attività Culturali) e alla luce della paventata recessione dei contributi comunitari, secondo la dichiarata volontà dell'UE-Unione Europea di ridurre le risorse destinate ai programmi Media ed Eurimages di supporto alle attività di comunicazione.
Un altro problema di quantità - che comporta un'altra forte criticità per il film italiano - riguarda la possibilità di conservare sbocchi di mercato adeguati, essendo la distribuzione governata da un ristretto nucleo di gruppi (a prevalenza esteri) e l'esercizio oggetto di un processo di concentrazione ininterrotto, con la marcata tendenza a privilegiare i grandi complessi multisala e multischermo, dedicati a un'offerta di prodotti a più alta fruizione e valenza commerciale, non necessariamente corrispondente alla tradizionale tipologia del cinema italiano.
Un'ulteriore sfida è quella proposta da una cultura di mercato, sia della domanda sia dell'offerta, che continua a evolversi, attraverso strumenti e canali diversi e vede nella rete e nel digitale i suoi maggiori margini di sviluppo, perché costituiscono porte d'accesso con una platea preferenziale di consumatori, quella dei giovanissimi, che rappresenta il grande pubblico di nuova generazione. Per chi vuole seguire l'onda, anziché farsene travolgere, il punto è rendersi conto di come funziona questo flusso principale (mainstream, appunto), che le majors di Hollywood avevano fin qui mostrato di maneggiare con costante autorevolezza, acquisendo ed esercitando una supremazia indiscussa.
Ora però anche la loro egemonia - quella che ha portato Richard Brody, uno dei critici statunitensi più accreditati, a coniare la definizione di "Hollyworld" («The New Yorker», 2 aprile 2010) - appare seriamente minacciata. Nel 2010, rispetto all'anno precedente, negli Stati Uniti sono scese bruscamente sia l'affluenza nelle sale (-7%) sia la vendita di dvd (-15%) e, oltre alla compressione dei ricavi da fatturato e dei profitti, questo trend negativo riflette soprattutto la loro graduale perdita di controllo sui canali distributivi e delle relative rendite di posizione.

 

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