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Prima Parte - L'ARTE DI INDUSTRIARSI
UN MONDO DI CONNESSIONI
Capitolo 3 - L'attività produttiva
La segmentazione del circuito delle sale

La trasformazione più visibile del settore cinematografico riguarda il comparto dell'esercizio. Per distribuzione territoriale, morfologia dei complessi e innovazione tecnologica delle strutture e dei sistemi di proiezione. È una riconversione che dura da anni, come descritto nel precedente capitolo, e si esprime essenzialmente attraverso la competizione delle diverse classi di impianti, fra i monosala e i multischermo e poi ancora, nell'ambito degli stessi multisala, fra le tre categorie di multicinema (da 2 a 4 sale, da 4 a 7 sale e i multiplex con più di sette sale).
Ogni tipologia finisce così spesso per corrispondere a differenti modalità di consumo, che si riflettono sui generi e sulle caratteristiche dei titoli che vi vengono proiettati. In questo senso l'attività d'esercizio assume un ruolo strategico per chi produce e soprattutto distribuisce i film italiani o stranieri; ruolo centrale comprovato dal fatto stesso che in conseguenza della loro sempre più rapida digitalizzazione, tutta l'industria del cinema si appresta ad abbandonare la sua ormai centennale materia prima, la pellicola di celluloide, per passare al bit di hard disk e cd.

L'innovazione tecnologica ha già dato peraltro prova della sua funzionalità a favorire la crescita e in particolare la redditività dei prodotti cinematografici. È arrivato infatti dalle opere in 3D l'impulso maggiore all'incremento di valore degli incassi registrato nel 2010. Al processo evolutivo delle strutture d'esercizio è strettamente connesso inoltre il riassetto societario e finanziario della proprietà e del controllo delle maggiori catene, che ha il suo apice in Italia nel confronto diretto fra Uci e The Space Cinema. Appare indubbio che la prospettiva di realizzare nuove economie di scala, grazie alle tecnologie innovative introdotte sia all'origine di molte operazioni di Mergers&Acquisitions che hanno visto come protagoniste soprattutto le imprese di gestione di multischermo di medie dimensioni.
Nonostante il crescente potere contrattuale che le maggiori catene acquisiscono rilevando la maggioranza azionaria di altre aziende, gli esercenti si trovano a loro volta impegnati in una sfida concorrenziale con altri segmenti del mercato di consumo, a partire da quello home video, che è il primo a poter utilizzare (a quattro mesi dal lancio sugli schermi delle opere) i diritti di sfruttamento e che reclama da tempo - sia negli Usa sia in Europa - una riduzione della finestra temporale. I nuovi canali secondari (tv pay, Iptv, telefonia mobile e specialmente internet) stanno d'altronde creando una notevole pressione commerciale su quelli tradizionali e la perdurante flessione delle vendite ha già colpito duramente tutta la struttura home video e continua a fare sentire i suoi effetti anche su gruppi di prima grandezza come Blockbuster, arrivato a un passo dal fallimento e passato ora nelle mani dei suoi piccoli azionisti e creditori.
Nel confronto sono chiamate naturalmente in causa le case di produzione e di distribuzione, alle quali gli esercenti - che hanno dato vita a una nuova riunificazione delle due principali organizzazioni associative, ossia Anem-Anica e Anec, a prevalente rappresentanza rispettivamente dei grandi circuiti multisala e delle società indipendenti - chiedono il rispetto delle regole commerciali in uso (anche a livello internazionale, dove sono tuttavia in atto molti contrasti analoghi). A questo scopo è stato costituito un organismo paritario, denominato "comitato deroghe", sede di confronto per risolvere contenziosi che rischiano di compromettere rapporti e attività di sistema dell'intero settore, di cui esercizio e home video costituiscono due comparti di commercializzazione con apporti economici vitali.
A virtuale verifica del clima conflittuale e delle tensioni che hanno attraversato l'industria cinematografica si è effettuata una rilevazione relativa alle ultime quattro stagioni, selezionando campioni omogenei per composizioni e caratteristiche, costituiti ognuno dagli otto film riconosciuti di interesse culturale dal MiBac che hanno raccolto i maggiori incassi nelle sale (i blockbuster assoluti, per la loro rilevanza economica, seguono tempi del tutto soggettivi con effetti probabilmente distorsivi; Avatar ad esempio non è stato commercializzato immediatamente sui supporti di home entertainment). Il fenomeno di accorciamento dei tempi fra prima proiezione, conclusione del ciclo di passaggi nel circuito primario ed esordio sul canale home video appare per il 2010 effettivamente confermato (soprattutto in virtù del fatto che sono stati esclusi dallo screening due casi di "dumping temporale" del tutto anomali).

IL COMPARTO DELL'ESERCIZIO E LA SFIDA FRA PRODUZIONI
Si tratta di fenomeni sostanzialmente fisiologici che non oscurano il periodo propizio vissuto, nel panorama favorevole della stagione 2010, anche dal comparto dell'esercizio, con netti incrementi di ingressi e incassi per tutte le tipologie di strutture; da quelle di dimensioni minori come i monosala e gli impianti da 2 a 4 sale - che costituiscono per numero la grande maggioranza degli esercizi nonostante la continua emorragia (per la prima volta la loro quota è scesa sotto la soglia dell'80%) - a quelle polifunzionali - da 5 a 7 sale e multiplex con più di 7 sale - con una media cumulativa di ingressi per schermo arrivata a superare la soglia record di 80 mila.

Nel contesto della crescita generale emerge come le variazioni incrementali abbiano premiato in maggiore proporzione - essenzialmente per quanto riguarda l'importo degli incassi medi - i complessi da 5 a 7 sale, a conferma, come già rilevato, della loro maggiore redditività rispetto a quelli delle altre tipologie. Gli aumenti generati dalla vendita di biglietti superano nettamente quelli registrati per le medie di presenze, in analogia con i risultati conseguiti - seppure in misura relativamente più contenuta - dai multiplex, in ragione con tutta probabilità dell'opportunità di proiettare i film in 3D di maggiore successo della stagione e praticare prezzi d'ingresso maggiorati del 40%-50%.

Questi scostamenti non hanno prodotto come nel biennio più recente un ulteriore, indiretto trasferimento di risorse dalle piccole unità ai grandi centri di proiezione; tuttavia è possibile rilevare come i monosala e le strutture fino a 4 sale abbiano ottenuto maggiori ricavi rispetto al 2009 per 22,4 milioni di euro, mentre gli altri complessi di maggiori dimensioni hanno totalizzato un volume d'affari superiore per 85,4 milioni, nonostante rappresentino meno del 20% del parco esercizi.
Gli incassi medi per impianto e per schermo dei primi risultano peraltro arricchiti di alcune migliaia di euro (per i monosala si tratta di 13,5 mila euro) a fronte della crescita di quelli conseguiti dai secondi che consistono in alcune centinaia di migliaia di euro. Il raffronto fra le "prestazioni" dei diversi segmenti di cui si compone il comparto dell'esercizio in base alla morfologia dei centri di proiezione si riflette naturalmente sull'annosa e impegnativa sfida che il film italiano affronta con la concorrenza dei film stranieri e specificamente di quelli, predominanti, prodotti dalle majors statunitensi. A trarre i maggiori vantaggi dallo sviluppo del mercato nel 2010 è stato il cinema italiano, di cui è appannaggio il 62,4% della crescita di valore del box office complessivo (69,4 milioni di euro contro 41,8 milioni di marca straniera). La produzione nazionale ha conquistato posizioni essenzialmente attraverso l'attività degli operatori della fascia mediana (tra 2 e 4 sale e da 5 a 7 sale), dove i competitors hanno perso porzioni di mercato; i titoli provenienti dall'estero hanno invece prevalso in quella più alta dei multiplex, dove hanno guadagnato ulteriore terreno nonostante gli importanti progressi che i film italiani hanno messo a segno.

La risalita del cinema italiano nei centri polifunzionali frequentati ormai dall'80% del pubblico pagante ha specifiche ricadute economiche. Dai dati della distribuzione sugli ingressi e gli incassi di film italiani e stranieri emerge in effetti che per ogni spettatore di un'opera di produzione nazionale si contano 2,1 presenze nelle sale che proiettano titoli di nazionalità estera, mentre per ogni euro speso al botteghino dei cinema in cui si programmano film della produzione domestica si ha una corrispondenza di 2,4 euro quando sugli schermi scorrono le immagini di un titolo estero.

Significa, a una disamina di prima istanza, che oltre ad accusare l'effetto 3D di alcuni blockbuster di matrice americana, il film italiano sconta con ogni probabilità il fatto di essere proposto al pubblico - più frequentemente di quanto non accada per i concorrenti d'oltreconfine - in periodi stagionali non del tutto favorevoli, in giorni feriali, in fasce giornaliere a ingressi scontati e in strutture che applicano prezzi più contenuti. Sembra sottolinearlo in particolare la graduale attenuazione dei rapporti Italia-estero in ordine alla tipologia degli impianti: il rapporto relativo agli ingressi ha una punta massima di 2,7 per i multiplex e scende fino a 1,1 nell'area dei monosala; quello riferito agli incassi compensa il valore massimo di 3,0 rilevato per le grandi catene dei multischermo e quello minimo di 0,2 espresso dalle sedi a schermo unico.

 

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