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Terza parte – IL MERCATO DEL LAVORO
LA COMUNITA' PROFESSIONALE
Capitolo 6 – Gente d'arte e di mestieri
La conferma della leadership

A contraddire l'impermeabile percezione del cinema quale comunità professionale c'è il fatto che a dispetto della presunta focalità di ruolo attribuita alla galassia radiotelevisiva, e pur nella sua eterogenea - e per certi aspetti disomogenea - configurazione, il comparto cinematografico continua a essere il vero motore di un intero macrosettore, che dalle attività dello spettacolo viene spesso esteso verso quelle culturali e ricreative. Lo è per numero di addetti, per quantità di società attive e per monte retributivo, secondo quanto attestano le rilevazioni statistiche dell'Enpals, che si riferiscono come detto alle prestazioni regolarizzate, per le quali vengono versati gli oneri sociali e previdenziali1.

Il suo corpo produttivo continua a popolarsi (+11,3%) dal 2007 ed è diventato pari al 27,9% del totale degli addetti dello spettacolo, accrescendo la sua quota d'incidenza sul complesso dei comparti (prima l'aliquota corrispondeva al 25,3%); le imprese cui fa capo sono in costante aumento dal 2005 (+21,8%) e rappresentano ora il 14,6% dell'intero parco-aziende (e va considerato che impianti sportivi e trattenimenti vari, gestiti in grande maggioranza da circoli e sodalizi d'origine associativa, pesano per il 45,1%); i redditi che genera con le prestazioni d'opera per la realizzazione dell'attività valgono il 28,4% della remunerazione globale di tutti i settori e sommando in questo caso quelli di radio e tv, pari al 25,3%, arrivano a coprire il 52,3% del monte retributivo del macrosettore, oltre che di quello contributivo su cui si basa e si sostiene tutto il sistema previdenziale e assistenziale2.

A fare della comunità cinematografica il nucleo di riferimento di artisti e tecnici delle produzioni artistiche e dello spettacolo è la sua incidenza nelle varie categorie professionali. A dimostrazione della poliedricità di specializzazioni coinvolte nella realizzazione filmica, quella cinematografica risulta la componente maggiore in 11 dei 20 gruppi della classificazione Enpals (soltanto in due non è presente) e in sette di questi con una consistenza superiore al 50%3.

L'analisi dei dati avvalora le motivazioni che stanno alla base delle apprensioni espresse da più parti (in primo luogo dagli stessi organismi di rappresentanza del settore) sulla stabilità del sistema di contribuzione pubblica alle attività culturali e ai beni artistici e sull'influenza che ogni sua evoluzione esercita in particolare sulla produzione cinematografica e sui suoi conseguenti riflessi sulle attività dello spettacolo in generale.

Con un apporto del 30% circa in termini di addetti e una quota corrispondente al 35% del totale dei redditi da lavoro, il cinema arriva a determinare infatti i valori della produzione dell'intero macrosettore, indirizzandone le principali variazioni e le linee di tendenza sostanziali e ponendosi quale perno dell'economia - anche su scala nazionale - di interi settori che ruotano attorno alle sue attività. Ne è prova il fatto che le organizzazioni sindacali dei lavoratori avevano già chiesto per la prima volta alla Regione Lazio, alla fine del 2008, interventi di contrasto al ciclo depressivo allora in atto. L'introduzione di misure e regimi non previsti per il settore spettacolo - come il riconoscimento dello stato di crisi e l'ammissione alla cassa integrazione straordinaria - fa ora parte delle discussioni e degli schemi di provvedimento all'esame delle commissioni parlamentari che hanno all'ordine del giorno il complessivo riordino del settore4.

Il radicamento strutturale e societario dei cineasti della Capitale esce forse leggermente enfatizzato dai repertori Enpals, nel loro focus sullo stato occupazionale e contrattuale ai fini previdenziali e assistenziali, ma è indubbio che l'importanza dell'attività delle società e dei cineasti "figli di Cinecittà" nei suoi riflessi sugli altri settori rende plausibile ogni attenzione alle politiche di sostegno e alle alterne vicissitudini del mercato del lavoro sia dello spettacolo in generale sia in particolare del cinema.

LIVELLI E PERIODI D'IMPIEGO
A fronte della sua estrema rilevanza, la produzione cinematografica presenta in effetti sotto l'aspetto occupazionale alcuni elementi di debolezza strutturale. Primo fra tutti, ad esempio, il tasso reale di impiego della "gente" di cinema.
Elemento caratteristico dell'Enpals rispetto agli altri istituti mutualistici è il fatto che l'obbligo assicurativo degli addetti sia legato all'attribuzione delle rispettive qualifiche professionali, indipendentemente dalla natura subordinata o autonoma del rapporto di lavoro (a prescindere cioè da un eventuale regime contrattuale). Date le specifiche caratteristiche delle attività, ai fini assicurativi valgono quindi tutte le prestazioni d'opera, per quanto saltuarie e occasionali (occorre conseguire almeno una giornata lavorativa piena all'anno) e per quanto limitati o frammentati siano le retribuzioni e i compensi percepiti.

Nonostante i progressi registrati per il numero di aziende iscritte, dei contribuenti attivi e quindi degli addetti chiamati al lavoro, le ultime rilevazioni mostrano attraverso i parametri generali adottati dall'ente previdenziale - numero e medie delle ore lavorative, dei giorni d'occupazione e delle giornate lavorate annue - la considerevole superiorità degli iscritti rispetto al numero delle unità di lavoro annue effettivamente impiegate. Questa asimmetria, che contrassegna tutto il macrosettore delle attività culturali e dello spettacolo, ha il suo riscontro nel numero delle giornate nelle quali in media lavorano i soggetti dei vari settori: 76 rispetto alle 247 normalmente contabilizzate ai dipendenti a tempo indeterminato.
Il fatto è che i rapporti di lavoro meno stabili, con ampio e costante ricorso alla contrattazione a termine o a progetto (la quale appunto si risolve molto spesso nella singola produzione), sono fondamentali nell'economia del cinema e per la progressiva evoluzione delle attività e del mercato del lavoro. Ma se la frequenza di prestazioni sempre più contenute si intensifica ulteriormente, la forbice fra le risorse di lavoro disponibili e le forze effettivamente occupate si allarga in misura direttamente proporzionale e al tempo stesso rischia di tagliare sempre di più la retribuzione media e il reddito annuo di tutti gli addetti.

Data la prossimità artistica e professionale di tante categorie di addetti dello spettacolo non è possibile escludere l'evenienza che determinati artisti o tecnici iscritti in un determinato ambito - come quello cinematografico - dedichino parte del loro impegno a opere di genere diverso (in prevalenza produzioni televisive e short promozionali). Né che la valenza reputazionale del cinema valga ad annoverare fra i contribuenti del suo gruppo molti soggetti che in realtà operano in altri comparti: quello cinematografico resta il più folto di tutti, mentre quello radiotelevisivo, per esempio, continua ad assottigliarsi.
Il dato di fatto è che fra gli addetti delle diverse attività, quelli del cinema presentano indici medi di occupazione considerevolmente bassi; distanti dalla media stessa del macrosettore e assai lontani dai valori attribuiti appunto al sistema radiotelevisivo, dove il personale risulta praticamente a tempo pieno (come peraltro nella gestione degli impianti sportivi). E rimane rimarchevole la discesa del numero medio di giornate lavorate all'anno da chi presta la propria opera sui set, in aperta controtendenza rispetto alle cifre relative a tutte le altre attività dello spettacolo. In base al monte di giornate lavorative annue attribuite per il 2009 all'ambito cinematografico, occorre il contributo di quasi quattro risorse umane per arrivare a formare un'ipotetica occupazione a tempo pieno.

1Ai regimi previdenziali e assistenziali dell'Ente possono accedere anche i soci e i titolari che si iscrivono al libro paga delle proprie ditte; così come finiscono sempre nelle casse dell'istituto i contributi versati dalle società per i soggetti che operano in autonomia, gestiscono direttamente le loro prestazioni (in proprio o attraverso agenti rappresentanti) e, trovandosi in una condizione affine a quella dei liberi professionisti, dei lavoratori autonomi o degli artigiani, scelgono di versare i contributi previdenziali e assistenziali in ragione dei compensi per le prestazioni fornite su commessa (o per così dire a cachet).
2A proposito del maggior numero di imprese che risultano aver versato nel 2008 e nel 2009 i contributi previdenziali e assistenziali (pur a fronte di quello eventualmente in decrescita degli addetti a nome dei quali vengono effettuate le cosiddette "trattenute sociali") occorre ricordare che questo progressivo aumento è anche frutto di una più estesa e incisiva azione ispettiva e di controllo avviata dall'Ente per contrastare l'evasione, che ha prodotto in alcuni ambiti regionali risultati molto significativi.
3L'istituto mutualistico, in base all'emanazione di nuove norme, ha dovuto adottare una diversa codificazione delle categorie obbligatoriamente iscritte e la composizione dei soggetti contribuenti ne è risultata modificata. La prima definizione ed elencazione delle categorie obbligatoriamente iscritte all'ente mutualistico è contenuta nella norma istitutiva dell'istituto, il decreto legislativo C.P.S. numero 708 del 16 luglio 1947, ratificato con alcune modifiche dalla legge numero 2388 del 29 novembre 1952. Con il decreto legge numero 182 del 30 aprile 1997, di armonizzazione alla riforma generale delle pensioni della normativa Enpals, i lavoratori assicurati sono stati poi suddivisi in tre gruppi. Al Gruppo A appartengono «coloro che prestano, a tempo determinato, attività artistica o tecnica direttamente connessa con la produzione e la realizzazione di spettacoli»; nel Gruppo B sono inseriti «coloro che prestano, a tempo determinato, attività al di fuori delle ipotesi di cui al gruppo A»; del Gruppo C fanno parte tutte le categorie, sia del gruppo A che del gruppo B, «quando l'attività lavorativa è prestata a tempo indeterminato». L'appartenenza di ogni singola categoria a uno dei tre gruppi, piuttosto che a un altro, è stata successivamente definita con decreto ministeriale del 10 novembre 1997 e ulteriormente adeguata in conformità della legge numero 289 del 27 dicembre 2002 e poi con un altro decreto ministeriale del 15 marzo 2005.
4La Commissione Cultura ha da tempo all'ordine del giorno la predisposizione di una proposta di legge quadro (di carattere definito "bipartisan") per il riordino del settore, anche per quanto concerne le politiche di sostegno allo sviluppo e di finanziamento attraverso risorse pubbliche. La Commissione Lavoro ha invece predisposto - uniformemente ai suoi scopi istituzionali - un testo di legge unificato sulla previdenza dei settori dello spettacolo, dello sport e dell'intrattenimento. Nelle bozze preliminari del testo in corso d'elaborazione, nella prima sede compaiono tre articoli relativi al sistema pensionistico e d'assistenza, tuttora in discussione anche per il contrastante indirizzo del dispositivo rispetto al progetto di provvedimento della seconda Commissione.

 

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