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05/08/2009

Parla Di Berardino «è colpo al cuore per tutta la cultura»


Silvana Silvestri per il Manifesto

I lavoratori dello spettacolo fanno sentire la loro presenza unitaria. Qualche giorno fa, il 29 luglio, un presidio a piazza Navona è stato indetto dalla Cgil-Sic, il sindacato lavoratori comunicazione di Roma e del Lazio. Ne parliamo con Claudio Di Berardino, segretario generale di un settore che comprende oltre 25 mila addetti, con l'ottanta per cento di lavoratori saltuari, i più colpiti dai tagli del governo, perché senza nessun diritto ad ammortizzatori sociale. Una valutazione della manifestazione? «È una delle tante iniziative che noi abbiamo promosso, il problema è che la piazza bisognerebbe ascoltarla di più, perché un sistema democratico funziona se si accolgono anche alcune valutazioni che fanno anche gli altri. La Cgil sono mesi che è in piazza contro la crisi per prendere misure che rispondano a questo problema, in questo caso specifico per il potenziamento al Fondo per lo spettacolo. Questo è un settore particolarmente delicato a Roma e nel Lazio, c'è la quota del Fus pari al 20% del totale nazionale, quindi abbiamo un peso enorme e a seguito di questa contrazione anche sul Teatro dell'opera che è il simbolo della capitale, che avrà 6 milioni in meno e problemi avranno anche gli altri 80 teatri, le sale cinematografiche. Qui abbiamo il 60% delle produzioni cinematografiche, la maggior parte delle quali sono ferme. Si è parlato anche della contrazione del turismo (il 5%), dovuta anche alla mancanza di offerte culturali, La stessa orchestra regionale del Lazio sta riducendo la programmazione. Su un'occupazione che si aggira sui 15 mila addetti di cui la maggioranza comprende saltuari e precari, oltre all'indotto, dal 2008 ad oggi abbiamo aperto vertenze per 1000 lavoratori, segno di grande sofferenza del settore. Dalla fondazione del Fus, dall'85 ad oggi, si è prodotto sempre un taglio fino ad arrivare ad essere abbastanza pesante dal 2009 sul 2008 dove sono stati tagliati ben 33 milioni di euro, Altri 163 milioni di euro saranno tagliati nel 2010, altri 204 milioni nel 2011. Siamo di fronte a in colpo al cuore del sistema culturale e questo riflette una mancanza di politica culturale, sulla cultura che invece di uno dei fattori dello sviluppo viene considerata come elemento di costo. Se mettiamo insieme questo elemento del fondo dello spettacolo, più la crisi avremo di fronte in collasso della qualità del lavoro e dei diritti».
Come giudicate i 60 milioni promessi? «Se venissero ripristinati sarebbero un segnale non esaustivo, ma importante in una fase di tagli così pesanti, una boccata d'ossigeno». Quindi non un'elemosina: «Indubbiamente è poca cosa, ma l'importante è cominciare a reinvestire in questo settore, Al momento questa cosa non si è verificata. Con i 60 milioni non siamo alla salvezza, ma a un primissimo elemento, bisogna riportare sul Fus una consistenza di risorse capace di rimettere in funzione un'economia della cultura». E come considerate lo spostamento verso Milano del polo di produzione? «Bisogna bloccare questa tendenza un po' nordista che rischia di fare una guerra tra territori, sfuggendo invece a una necessità dei territori, alle caratteristiche peculiari che si hanno per favorire un tipo di produzione. Se il governo pensasse di proseguire su questa strada, come ha fatto con Alitalia e sta facendo con il mondo della cultura e dello spettacolo; percorrerebbe una strada che forse accontenta la Lega ma non risolve il problema dei lavoratori, né della cultura né dello sviluppo del paese». Il polo del Lazio è infatti maggioritario: «È ben il 69%. Il tema non è riequilibrare, ma come trovare le risorse su questo settore non per sopravvivere, ma vivere ed essere uno degli ingredienti dello sviluppo».

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