LINGUA
Report 2014
Report 2013
Report 2012
Report 2011
Report 2010
Report 2009
Report 2008
Report 2014

Prima parte - La politica istituzionale

Seconda parte - Il mercato dell'offerta

Terza parte - Le risorse del settore

Quarta parte - L'intervento pubblico

Quinta parte - Il mercato della domanda

Sesta parte - Il sistema produttivo

Settima parte - Il mercato del lavoro

Panorama internazionale

Focus

Approfondimenti

Istituzioni

Associazioni

Produzione

Testimonianze

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» News

06/08/2009

Cinema italiano: una risata lo salverà?



Andrea Martini per Nazione - Carlino

Cinema italiano? No grazie, meglio americano. Ma gli italiani vanno al cinema? Nonostante tutto, non si è consumato il temuto distacco tra gli italiani e la sala cinematografica. Almeno non nella misura di altri paesi europei. Sarà la crisi economica, o la sua percezione, ad aver favorito un divertimento familiare come quello dello schermo, perché, a dispetto delle grida apocalittiche levatesi sulla morte dei vecchi cinema e la minacciosa proliferazione dei multiplex, i 95 milioni di biglietti staccati lo scorso anno (dall'agosto 2008 al giugno 2009) sono gli stessi dell'anno precedente. Lo dicono i dati cinetel, organismo che controlla gli incassi. La domanda, a questo punto inevitabile è: ma cosa vanno a vedere gli italiani?
La fuga dal cinema nazionale, dopo una breve pausa, sembra continuare. Lo scorso anno si è registrata una doppia impennata: colta (con «Gomorra» e «Il Divo») e popolare con i film giovanili («Scusa se ti chiamo amore», «o voglia di te»); tuttavia il netto aumento del cinema nazionale non ha generato l'inversione di tendenza sperata. La disaffezione continua. Le recenti proteste dei cineasti contro il Fus, il fondo dello spettacolo, sono più che legittime ma qualche domanda dovrebbero pur porsela produttori, registi, attori che non riescono a far accettare film italiani se non a un fetta di pubblico assai ridotta. Una distribuzione di fondi più intensa può essere richiesta in evidente assenza di gradimento? A qualcuno il dubbio può apparire altrettanto legittimo della protesta.

«Madagascar 2», secondo capitolo della saga, in cui Alex il leone, Marty la zebra, Gloria l'ippopotamo e Melman la giraffa si ritrovano ai piedi del Kilimangiaro, ha stregato gli italiani. Lo hanno visto più di quattro milioni e il suo incasso supera i 25 milioni di euro, una cifra che oltrepassa il 5% dell'intero mercato. Nei primi posti troviamo ancora il cinema usa con «Angeli e demoni», «Kung fu Panda», «Twilight», «Benjamin Button» e, poco dopo, film già più complessi come «Gran Torino». In Italia si sono difesi, con cali consistenti, solo i soliti noti: Aldo, Giovanni e Giacomo con «Il cosmo sul comò » si sono fermati a 13 milioni di euro, contro i 16,8 del loro precedente film natalizio «Tu la conosci Claudia?»; altrettanto vale per il cinepanettone «Natale a Rio», che pur avendo conquistato il secondo posto assoluto, non ha raggiunto le vette delle anteriori produzioni di De Laurentiis. Sia Massimo Boldi con «La fidanzata di papà» che Vincenzo Salemme con «SMS-Sotto mentite spoglie» sono rimasti sotto la soglia delle precedenti esperienze. Fa eccezione solo il duo Ficarra & Picone che, con «La matassa», 7,5 milioni di euro, hanno replicato l'incasso di «Il 7 e l'8». Insomma il cinema comico è l'unico a “tirare” ma dietro di lui c'è il vuoto.
Tra il ventesimo e il cinquantesimo incasso non ci sono film italiani e questa è la vera notizia preoccupante: significa che la nostra industria non sa più produrre quel film medio che ha rappresentato per decenni lo zoccolo duro della nostra attività. Per imbattersi in film italiani non comici occorre attendere la metà della classifica dei primi cento incassi. Vi troviamo «Il papà di Giovanna» di Pupi Avati (l'unico ad avere, con «Gli amici del bar Margherita», due film in classifica) e «Come Dio comanda» di Gabriele Salvatores. Ma dietro di loro ancora il vuoto, salvo qualche sorpresa come la commedia agrodolce «Pranzo di ferragosto». Nemmeno il successo delle commedie della generazione dei “Moccia boys”, è stato replicato: anche l'infatuazione per i lucchetti di Ponte Milvio è stata consumata in fretta.

Torna all'elenco delle News

Copyright © Fondazione Ente dello Spettacolo / P.Iva 09273491002 - Soluzioni software e Ideazione grafica a cura di