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19/06/2017

L'Economia del cinema. Dunkirk, torna il business taglia colossal

Paolo Baldini per L'Economia del Corriere della Sera


Se i kolossal del nuovo millennio sono le serie televisive, se i nuovi produttori si chiamano Netflix e Amazon, allora che senso ha, nei 2017, un polpettone bellico come Dunkirk, apparentemente old style? Dove Christopher Nolan, il più visionario dei registi di Hollywood, si confronta per la prima volta con la Storia e racconta attraverso un cast corale (Tom Hardy, Kenneth Branagh, Mark Rylance, christopher_nolan_281Cillian Murphy, Harry Styles) l'evacuazione del 1940, rispettando in una sorta di neorealismo retrospettivo gli avvenimenti e i luoghi dell'operazione Dynamo. La minaccia nazista, la battaglia sulla spiaggia, 340 mila vite salvate, ma anche il lapidario commento dello stesso Churchill: «Le guerre non si vincono con le evacuazioni». I precedenti sono Dunkerque di Leslie Norman (1958) con John Mills e sir Richard Attenborough e Weekend a Zuycoote (1964). Dunkirk, che uscirà negli Stati Uniti e in Italia il 31 agosto prossimo, è girato su pellicola Imax e a grande formato 70 mm. Un kolossal sensoriale. Alla Spielberg, verrebbe da dire. Il paragone è alto, ma qualcuno si offenderebbe. Salvate il soldato Nolan? Forse non è necessario. Lontano dai sogni oscuri di Inception, dal montaggio ribaltato di Memento, e anche dai buchi neri para-filosofici di Interstellar, Nolan è qui, oltre che regista, anche produttore, autore del soggetto e della sceneggiatura. Il demiurgo pop, socratico, fascinoso del cinema cibemetico diventa Autore totale, ma lavora su un evento che gli storici hanno inquadrato e sviscerato fino alla noia: in realtà ad interessarlo è la forza espressiva dei fatti, la circolarità della paura, non la data o il contesto. Le riprese del film, con il titolo provvisorio Bodega Bay, sono iniziate un anno fa nei luoghi dell'evacuazione. La troupe si è poi spostata a Urk, nei Paesi Bassi, in Inghilterra e a Los Angeles. Nolan ha utilizzato per le riprese autentici cacciatorpedinieri d'epoca, tra cui un reperto della Marina francese, il Maillé-Brézé. Hoyte Van Hoytema, il direttore della fotografia di Interstellar, ha cercato di sposare la ricostruzione d'epoca ai battiti del cuore delle soldataglie sbandate sotto le bombe tedesche. Grandi risorse,effetti speciali, ma anche un esercito sagome di cartone per simulare la moltitudine. Secondo la leggenda che circonda il film, la produzione avrebbe speso 5 milioni di dollari solo per riportare alla vita un aereo della seconda guerra mondiale, equipaggiarlo con cineprese Imax e poi distruggerlo.

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