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02/11/2017

Le quote azzurre

Maggiori obblighi di investimento nella produzione e più passaggi per film, fiction e animazione

Franco Montini


Più film, fiction e animazione italiana ed europea in televisione e maggiori obblighi di investimento nella produzione per le tv pubbliche e private e per le imprese che operano in rete, ovvero le piattaforme a pagamento e on line.
È quanto prevedono tre decreti lnuovaleggecinema_281egislativi proposti dal Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini ed approvati dal consiglio dei ministri lo scorso 3 ottobre. Secondo le associazioni degli autori, Anac e 100 Autori, dei Produttori Indipendenti, di Cartoon Italia, si tratta del più importante tassello della nuova legge cinema: uno strumento in grado di dare nuovo slancio ad un settore che sta vivendo una profonda e preoccupante crisi, come dimostrano i numeri del mercato sala nettamente in diminuzione rispetto allo scorso anno.
La normativa, ispirata al sistema francese, stabilisce delle quote minime di programmazione che entreranno in vigore gradatamente. Per il 2018 non sono previsti cambiamenti: il 50% di programmazione giornaliera deve essere riservata alla produzione europea e per ciò che concerne la Rai almeno la metà di suddetta quota deve essere italiana, mentre per le televisioni private è ridotta ad un terzo. La quota sale al 55% nel 2019, e al 60% nel 2020. Per evitare che il raggiungimento di tale quota venga concentrato in orari di minimo ascolto, è previsto che nel primetime, fra film, documentari e animazione, la Rai dovrà trasmettere almeno due opere italiane a settimana, mentre per i canali privati l’obbligo è di una trasmissione settimanale.
A verificare il rispetto degli obblighi sarà l’Agcom e le sanzioni previste potranno arrivare fino a 5 milioni di euro o al 2% del fatturato dei canali inadempienti.
Oltre agli obblighi di programmazione, il provvedimento varato dal governo prevede anche obblighi di investimento. La Rai nel 2018 dovrà impegnare il 15% delle proprie risorse nella produzione di film e fiction e passare al 18,5% nel 2019 e al 20% nel 2020. Per ciò che riguarda specificatamente i film italiani, le percentuali dovranno essere del 4% il prossimo anno, poi del 4,5telecomando_281_01%, infine del 5%. Anche in questo caso per gli operatori privati l’impegno previsto è leggermente inferiore: 12,5% nel 2019, 15% del 2020 per la produzione europea.
Tutto sommato gli obblighi imposti dai decreti sono piuttosto blandi e appaiono del tutto esagerate le vementi proteste sollevate da tutti i broadcaster, che, senza distinzione alcuna fra soggetti pubblici e privati, operatori via etere e in rete, hanno bollato come liberticida ed autoritario il provvedimento, definendolo un’imposizione insostenibile che avrà effetti negativi sull’occupazione e provocherà una fuga di spettatori verso piattaforme on demand. È invece evidente che questi obblighi contribuiscono ad aumentare il valore economico dei film nazionali ed europei, ma non meno importante è la valenza culturale del provvedimento. L’obbligo di programmazione di film e animazioni italiane ed europee, infatti, potrà riabituare il pubblico al confronto con stili, linguaggi, costumi tipici del vecchio continente.
Insomma potrà produrre qualche cambiamento anche nei gusti degli spettatori, che, se continuassero ad essere abituati a visionare solo un certo genere di cinema, non sarebbero in grado di apprezzare proposte diverse.

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