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02/11/2017

E' solo questione di tempo

Marco Spagnoli


Il minacciato annullamento delle proiezioni anticipate per la stampa che il Festival di Cannes starebbe valutando la dice lunga su come i Social Media abbiamo trasformato, e forse non per il meglio, la comunicazione cinematografica.
Una scelta presa per evitare i malumori dei talent che, negli ultimi anni, hanno calpestato il red carpet influencermarketing_281rassegnati al peggio, avendo trascorso il pomeriggio leggendo una rassegna stampa digitale non edificante.
Sia chiaro: i film non piacevano ai critici anche prima dell’invenzione di Twitter, ma gli uffici stampa riuscivano a contenere (o ad addolcire) le critiche più severe, a fronte di mezzi di comunicazione tradizionali.
Adesso è impossibile fermare l’onda: far firmare un embargo alle migliaia di testate che entrano nel Palais è improponibile. Una prassi che, invece, è ormai consolidata dai press agent degli Studios anche nel nostro paese che, così, sanno in anticipo quando il ciclone di critiche negative colpirà e dove. Colpa di Internet, dunque, se le cosiddette ‘anticipate stampa’ scompariranno? Probabilmente no, ma in un mondo più preoccupato a pagare influencer e youtuber, è evidente che si perde di vista il punto.
Del resto, quando intervisti qualcuno sarebbe meglio aver visto il suo film per fare domande (moderatamente) intelligenti, dato che un’altra cosa è impensabile: che i divi, con i loro costi, prolunghino la loro presenza ai Festival più di quel poco che accade. Non è chiaro se Cannes si piegherà al ricatto dell’industria, ma è altrettanto evidente che qualora accadesse, sarebbe una pagina triste dell’uso dei Social Media: una scelta che assomiglia più all’uomo che mette il dito nel buco della diga in piena, piuttosto che alla statua del bimbo di Bruxelles che fa pipì sulla bomba per spegnere la miccia. In questo caso, la percezione non è tutto e prima o poi le critiche negative arrivano comunque a segno. è solo una questione di tempo.

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