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31/01/2018

Se il Topolino si pappa la volpe

Disney acquisisce Fox per oltre 50 miliardi di dollari

Franco Montini


Una volta a comandare la produzione e il mercato cinematografico erano le major di Hollywood: Warner Bros, Paramount, MGM, 20th Century Fox, Rko, Universal, Columbia e United Artist. Insieme queste società controllavano il 95% del business. Quel modello industriale non esiste più: negli anni alcune delle aziende ricordate sono scomparse, altre si sono fuse ed unite. In realtà i soggetti acquisizionedifoxdapartedelladisney_281che contano sono sempre meno e sempre più grossi: la spietata concorrenza nel settore audiovisivo spinge alla creazione di megasocietà e a scontri titanici, ingigantiti dalla nascita di nuove tecnologie e in particolare della rete.
Oggi i soggetti più potenti sono i colossi hi-tech Netlflix, Amazon, Apple, Google, Facebook, che, da distributori di contenuti, si stanno attrezzando a diventare sempre più spesso anche produttori di contenuti originali. Si prevede che nel giro di cinque anni l’investimento in produzione dei suddetti soggetti che operano in rete sia destinato a moltiplicarsi di cinque volte. Per rispondere a questa offensiva, alle società per così dire tradizionali non resta che aumentare le proprie dimensioni, la quantità e la varietà della propria offerta.
Si spiega in questa logica l’annunciata acquisizione di Fox da parte di Disney, per una cifra di oltre 50 miliardi di dollari. Operazione che deve ottenere il via libera delle competenti autorità americane, ma che, almeno sulla carta, si è conclusa rapidamente perché da un lato la famiglia Murdoch, che controlla Fox e che si limiterà ad amministrare solo il settore informazione che resta di sua proprietà, si è convinta di essere troppo debole per competere con Amazon e Netflix e dall’altra la Disney, già proprietaria dei gloriosi cartoni e dei marchi Pixar, LucasFilm e Marvel, solo accrescendo il proprio patrimonio di altre storie e altri personaggi, dai Simpson, agli X-Men, ai Fantastici Quattro, può sperare di trovare nuovi abbonati per la sua cable tv e per Sky, canale Fox che passa sotto la sua amministrazione.
Si tratta di strumenti per i quali si paga un canone mensile, mentre Netflix e Amazon conquistano nuovi consumatori con le loro offerte in streaming. Per questo, in uno stato di guerra dichiarata, la Disney, che aveva sottoscritto un contratto per offrire su licenza i propri contenuti sulla piattaforma Netflix, dal 2019 li proporrà esclusivamente su un proprio servizio streaming che sta approntando. Insomma, come profeticamente annunciava nel 1996 Bill Gates, la guerra della comunicazione si fa sui contenuti e questi mega acquisti e incorporazioni ne sono la dimostrazione. Tuttavia, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, operazioni del genere non limitano la libertà d’azione dei piccoli produttori, ma l’ampliano.
Particolarmente significativo è il caso italiano: fino a ieri i nostri produttori indipendenti erano costretti a rivolgersi esclusivamente a due soli broadcast, Rai e Mediaset; oggi i soggetti interessati ad acquistare film, documentari, serie si sono moltiplicati e le opportunità aumentano. Per essere soddisfatta, la crescente domanda di immagini da parte dei consumatori necessita, infatti, della moltiplicazione dei canali di distribuzione.

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