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01/03/2018

Lo spirito dei tempi

A numeri strepitosi sul web non corrispondono (quasi mai) altrettanti successi nel mondo “reale”

Marco Spagnoli


Qualsiasi direttore di festival e qualunque organizzatore di eventi conosce bene la prima legge non scritta dello showbusiness: nessuno può dire con assoluta certezza quanta gente si presenterà a quella proiezione oppure a quell’incontro pubblico. Fa parte dell’imprevedibilità degli spettatori che, sin dai primordi del Teatro e del Cinema hanno decretato successi inattesi e determinato flop clamorosi, segnando, in una maniera o nell’altra, le fortune di registi, autori ed interpreti.
La presenzalikenolike_281 delle persone, l’averle convinte ad uscire di casa e ad entrare in uno spazio a pagamento o gratis che sia, è il ‘sale’ della nostra industria. Da sempre.
Quella stessa industria che è messa – si fa per dire – a repentaglio dal mondo virtuale e che, spesso, anziché un’integrazione viene considerata erroneamente da molti come una ‘sostituzione’ dell’universo pubblico di cinema, teatri e festival. Il problema è che se lo staccare un biglietto o una serie di posti pieni di persone sono, da sempre, molto tangibili, altrettanto non si può dire per il mondo virtuale dove a fronte di numeri elevatissimi di visioni e di like non si traducono queste cifre in risultati record (ma nemmeno importanti…) al Box Office.
Per rimanere ai fatti di casa nostra, i film di “star del web” come The Pills, The Jackal, Willwoosh e Fabio Rovazzi non hanno brillato in termini di incassi e, forse, anche dal punto di vista strettamente cinematografico hanno ‘sofferto’ rispetto alle potenzialità creative, nonché al formato utilizzato da loro stessi sul web. Visto l’esito al botteghino, non èdetto che ci sia un seguito per i loro esordi, perché quel mondo mirabolante di numeri e di “mi piace” non riesce a migrare sul grande schermo. E il cinema non è l’unico caso: influencer virtuali che non vedono tradotto il loro talento in numeri di copie vendute sono all’ordine del giorno dal punto di vista editoriale così come – secondo la rivista Rock On Line e lo studioso Fabizio Galassi, spesso delle band musicali che brillano su Internet non avrebbero nessuna chance se affrontassero davvero il mondo della discografia. Questo perché, oggi come oggi, ad una giovane band bastano appena poche migliaia di euro per acquistare ascolti, like e – perfino – visioni dei video. Secondo il listino pubblicato: 1000 euro bastano per comprare 250.000 visioni di un video oppure 800.000 ascolti su Spotify o, ancora, circa 10.000 fan su Instagram.
Un pubblico di ‘fantasmi’ che, al di qua del web, non farà staccare se non pochi biglietti e che, soprattutto, restituirà un successo ed una gloria intangibili sia dal punto di vista del successo artistico e – ovviamente – anche economico. Come dire: i fenomeni di marketing senza fondamento nella realtà restano tanto effimeri quanto, francamente, inutili.

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