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Report 2014
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Report 2014

Prima parte - La politica istituzionale

Seconda parte - Il mercato dell'offerta

Terza parte - Le risorse del settore

Quarta parte - L'intervento pubblico

Quinta parte - Il mercato della domanda

Sesta parte - Il sistema produttivo

Settima parte - Il mercato del lavoro

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Sesta parte - Il sistema produttivo
Imprenditori attività e gestione d'impresa
Capitolo 11 - I risultati economici
Quanto valore produce il sistema cinema

Nelle attività del comparto cinematografico le riduzioni del valore della produzione e del fatturato hanno fatto seguito a quelle già registrate – dallo stesso numero di aziende – nel 2011, anche se con intensità minore (tavola 4). In piena contrapposizione con l'andamento dei dodici mesi precedenti, è risultato diverso però l'apporto dei quattro segmenti operativi. Nel 2012 sono tornate a crescere le aree di business di produzione e post-produzione, mentre distribuzione ed esercizio hanno accusato una contrazione dei loro ricavi. La parte della filiera che a monte realizza i prodotti si è così riposizionata a una quota d'incidenza, rispetto al totale del comparto, superiore al 60% (63,18%) e ha ristabilito le distanze dalla rete di aziende che operano direttamente sul mercato, in ragione anche del notevole decremento di fatturato accusato dalle società di proiezione, che hanno iscritto a bilancio 201,4 milioni di euro in meno, corrispondenti a una variazione negativa del 23,83% (tavola 5).

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A conferma di quanto siano scostanti e poco lineari le coordinate economiche dell'industria del cinema, anche la ripartizione dei valori dell'attività fra le classi dimensionali denuncia fra il 2011 e il 2012 un'inversione di tendenza (tavola 6). Se a perdere in misura maggiore la capacità di incidere sul totale del comparto in termini di proventi erano state le società di minori dimensioni (sopratutto quelle da 20 a 49 addetti) e ad accrescere il proprio apporto si erano rivelate le più piccole (da 0 a 8 e da 10 a 19 unità di lavoro) e le medie (da 50 a 249 occupati), nell'ultimo anno di rilevazione si osserva che si è verificato uno scambio di ruoli.
La fascia intermedia fra little e middle class si è mostrata in netta ripresa con una crescita del fatturato complessivo (da 657,8 a 845,8 milioni di euro) pari al 28,58%, in virtù del parziale aumento del suo parco aziende, in quanto l'incremento del loro fatturato medio (+23,63%) è stato di minore consistenza. La situazione esattamente opposta è maturata tra le grandi aziende, il cui numero si è ulteriormente assottigliato a 6 portando a una perdita di fatturato di 96 milioni (-23,57%), con un fatturato medio tuttavia in progresso dell'1,92%.

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In generale si può riscontrare come tutte le aziende con più di 20 unità lavorative abbiano visto accrescere il proprio fatturato per addetto, in seguito alla contestuale contrazione delle risorse impiegate. Di particolare risalto è l'aumento dei valori fra le società con una forza lavoro superiore a 250 unità (il cui numero, come già ricordato, si è ulteriormente assottigliato a 6) con una variazione pari al 32,22% pur a fronte di un fatturato totale salito appena dell'1,91%. Di poco inferiore appare la performance di quelle con un personale compreso fra 20 e 49 dipendenti: +29,04%, in connessione con la crescita di quello complessivo della classe, pari, come detto, al 23,63%. Senza dubbio più contenuto risulta l'aumento del 4,00% del fatturato per addetto del cluster delle medie aziende (da 50 a 249 risorse professionali), ma il risultato è stato conseguito in presenza della discesa di quello complessivo della fascia, per quanto limitata a un solo punto percentuale.
Il quadro diventa di difficile lettura se si osservano le medie di fatturato sotto il profilo della ripartizione per segmenti (tavola 7). Perché la sola area di business a rafforzare i propri valori sia per impresa sia per addetto è quella della produzione, dove insiste la maggiore incidenza di piccole e piccolissime aziende. Nel settore di post-produzione e in quello dell'esercizio, entrambi gli indicatori si segnalano in regresso fra il 2011 e il 2012, mentre per le case di distribuzione emerge un aumento dei ricavi medi per addetto (+0,36%) implicito in una discesa (-9,61%) di quelli per ragione sociale decisamente elevata.

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