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Report 2014
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Report 2014

Prima parte - La politica istituzionale

Seconda parte - Il mercato dell'offerta

Terza parte - Le risorse del settore

Quarta parte - L'intervento pubblico

Quinta parte - Il mercato della domanda

Sesta parte - Il sistema produttivo

Settima parte - Il mercato del lavoro

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Sesta parte - Il sistema produttivo
Imprenditori attività e gestione d'impresa
Capitolo 11 - I risultati economici
Quale rapporto fra ricavi e redditi

In quale percentuale e sotto quale segno il margine operativo lordo si traduce per ogni società in reddito netto, ossia in utili d'esercizio, non è però oggetto di rilevazioni statistiche. Vi è tuttavia un campo di parziale osservazione costituito dalle analisi effettuate dal Dipartimento delle Finanze del MEF-Ministero dell'Economia e delle Finanze attraverso la banca dati degli studi di settore a partire dal 2005. Fra le 206 attività imprenditoriali alle quali si applica il regime di imposizione tributaria degli studi di settore, classificate con il codice VG94U, figura quella relativa a "Produzioni e distribuzioni cinematografiche e di video, attività radiotelevisive" e anche se la denominazione lascerebbe intendere che siano comprese le emittenti televisive e radiofoniche, nella pratica si tratta invece di operatori tutti attivi in ambito cinematografico.
La banca dati racchiude i bilanci fiscali contenuti nelle dichiarazioni annuali presentate dalle ditte individuali e dalle società all'Agenzia delle Entrate ed è arrivata a registrare 5.530 posizioni contributive (tavola 14). Rimasto invariato fra il 2012 e il 2013, il numero si pone a una certa distanza dal totale delle 6.204 imprese censite nello stesso anno dall'Istat nelle statistiche nazionali sulla struttura delle imprese e da quello delle 6.755 unità locali registrato nelle altre rilevazioni per il sistema Asia (che ha quale campo d'osservazione tutte le società dotate di una propria veste giuridica e comprende pertanto anche imprese con più insediamenti o appartenenti allo stesso gruppo azionario). Ma va considerato che tutto il segmento dell'esercizio con le sue 806 società non è oggetto di accertamenti diretti da parte dell'amministrazione finanziaria né rientra nel bacino d'applicazione degli studi di settore, in quanto la sua attività è già posta sotto il controllo della SIAE-Società Italiana degli Autori ed Editori, che nei suoi compiti d'esazione certifica la vidimazione dei biglietti d'ingresso e svolge un'azione di vigilanza costante sulla loro emissione.

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La natura stessa dello strumento di tassazione, che prevede anche una scomposizione fra i soggetti che denunciano più o meno di 30mila euro di ricavi, sembra escludere la presenza delle imprese di grandi dimensioni, nonostante vi si registri la prevalenza di contribuenti che operano in forma di società di capitali. L'importo cumulativo di 1,464 miliardi di euro dei ricavi dichiarati da tutti i soggetti è peraltro lontano dall'ammontare del fatturato complessivo accertato dall'Istat nel 2012 e corrispondente – esercizio escluso – a 3,293 miliardi.
Conseguentemente alle difficoltà create dall'involuzione della situazione economica (più che in ragione di una cattiva gestione aziendale), il livello dei ricavi è in continua erosione dal 2008 (tavola 15) e nell'ultimo consuntivo 2013 dell'Agenzia delle Entrate ha toccato il suo punto più basso, con una contrazione del 22,95% nel quinquennio.

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Fra i contribuenti di diversa natura formale e giuridica sussistono profonde differenze. Rientra in parte nell'ordine delle cose che la veste societaria sia strumentale anche a una funzione di "ombrello fiscale" a fronte di una struttura di tassazione oggettivamente incidente, ma il divario che separa i valori di attività riferiti alle denunce degli operatori che agiscono in proprio da quelli dichiarati dai contribuenti in forma di società di capitali o di persone è il diretto riflesso delle diverse strutture gestionali e professionali che attraversano il cinema nazionale, abitato in gran parte da operatori di piccola dimensione.
Altrettanto sensibili appaiono le distanze fra le posizioni considerate dall'amministrazione fiscale aderenti ai parametri degli studi di settore di categoria – i dati definiti "congrui naturali o per adeguamento" (da parte degli stessi contribuenti, in adesione alle indicazioni dell'Agenzia delle Entrate) – e quelle giudicate "non congrue o non adeguate" perché in parte o del tutto incoerenti con i cosiddetti indicatori di normalità economica stabiliti dall'ordinamento tributario (tavole 16 e 17). Nell'ambito dei soggetti con oltre 30mila euro di ricavi si registrano inoltre fra le posizioni contributive considerate non adeguate (come già accaduto nel 2010) soltanto redditi negativi (tavola 18).

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