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Report 2014
Report 2013
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Report 2010
Report 2009
Report 2008
Report 2014

Prima parte - La politica istituzionale

Seconda parte - Il mercato dell'offerta

Terza parte - Le risorse del settore

Quarta parte - L'intervento pubblico

Quinta parte - Il mercato della domanda

Sesta parte - Il sistema produttivo

Settima parte - Il mercato del lavoro

Panorama internazionale

Focus

Approfondimenti

Istituzioni

Associazioni

Produzione

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tertio millennio film fest
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Settima parte - Il mercato del lavoro
Artisti tecnici e aree professionali
Capitolo 12 - La comunità professionale

Se si intende mettere a fuoco l'evoluzione vissuta negli ultimi anni dal mercato del lavoro del comparto cinematografico si possono porre come prima base d'osservazione due brevi sequenze di dati. Considerando dal 2010 al 2013, nel primo anno sono stati prodotti 141 film d'iniziativa nazionale, poi a seguire 155, 166 e infine 167 titoli, record storico della cinematografia italiana. Nello stesso arco di tempo, il bilancio occupazionale, secondo le statistiche della Gestione ex Enpals (Ente Nazionale di Previdenza e di Assistenza per i Lavoratori dello Spettacolo e dello Sport Professionistico, sistema previdenziale confluito nel 2010 dell'INPS, l'Istituto Nazionale di Previdenza Sociale), indica che gli addetti per i quali l'industria del cinema ha versato i contributi di legge a fronte di tutte le prestazioni fornite – sotto qualsiasi forma – sono passati prima da 84.840 a 83.575, poi a 78.032 e alla fine del 2013 (ultimo dato istituzionale di più recente disponibilità) a 74.138. Rispetto a un aumento della produzione filmica pari al 14,39%, nello stesso periodo si è registrato in sostanza un calo del 12,61% degli impieghi lavorativi. Alla radice dell'apparente contraddizione in termini (che nel 2014, secondo le prime proiezioni dell'ex Enpals, si sarebbe acuita ancora di più) sussiste razionalmente quale possibile e preminente spiegazione solo un altrettanto evidente recupero di produttività, innescato e sviluppato su diversi piani. In prima istanza, come era già emerso nelle precedenti edizioni di questo Rapporto, si rendono funzionali la configurazione del comparto cinematografico e la contestuale conformazione del suo habitat professionale. Incentrato costituzionalmente su processi produttivi a progetto, con cicli di realizzazione, sistemi e procedure di lavorazione prescindibili in ampia percentuale da tecniche, metodologie e componenti a standardizzazione fissa, il cinema si avvale della storica flessibilità del suo mercato del lavoro, modellato sul consolidato ricorso alle prestazioni cosiddette su commessa, quasi personalizzate in un complesso di risorse umane a così elevata qualificazione e specializzazione. In secondo luogo sembrano essere state modificate alcune scelte di ideazione e creazione delle opere, per quanto riguarda sia la concezione vera e propria del prodotto sia le fasi della sua "costruzione". Inizialmente periferica, emerge ora in misura maggiore la presenza prevalente nelle programmazioni stagionali di film più o meno corali, ma in ogni caso affidati a cast ben identificati e proporzionalmente ridotti, composti da un gruppo di protagonisti ristretto tanto quanto selezionato appare il contorno di altri personaggi e interpreti. Ugualmente favorita da una insistita predilezione di genere per dramma e commedia, ha preso inoltre corpo una maggiore fluidità realizzativa, che si traduce nella superiore concentrazione dei calendari – misurabili ormai in settimane e assai raramente in mesi – di lavorazione, focalizzata il più possibile su riprese in interni e in studio e in poche (lo stretto necessario) ambientazioni e location esterne. Non è solo una questione di spazi "fisici". Appare in effetti giunto a completa maturazione il passaggio alla tecnologia digitale, sottostante ora a tutto il ciclo di produzione e in grado quindi di permearne ogni tappa, con una compressione dei tempi all'inizio non del tutto percepita e assimilata.

 

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