LINGUA
Report 2014
Report 2013
Report 2012
Report 2011
Report 2010
Report 2009
Report 2008
Report 2014

Prima parte - La politica istituzionale

Seconda parte - Il mercato dell'offerta

Terza parte - Le risorse del settore

Quarta parte - L'intervento pubblico

Quinta parte - Il mercato della domanda

Sesta parte - Il sistema produttivo

Settima parte - Il mercato del lavoro

Panorama internazionale

Focus

Approfondimenti

Istituzioni

Associazioni

Produzione

Testimonianze

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2014
Settima parte - Il mercato del lavoro
Artisti tecnici e aree professionali
Capitolo 12 - La comunità professionale
Modelli di produzione fra spending review e ristrutturazione

Indipendentemente dalla fase di gestazione, che può durare anni (fatta eccezione per prodotti – quali i "cinepanettoni" – da riproporre entro dodici mesi), la maggior parte delle opere viene completata oggi nell'arco di una stagione climatica. Come testimonia ad esempio – fra tanti – Alessandro Siani a proposito di Si accettano miracoli (2015), che ha definito «un progetto attento» e di cui è stato regista e interprete: «Due anni di preparazione, undici settimane di set, tre mesi di montaggio». Aderente anche alle esigenze di una nuova politica di spending review, il cambio di passo non è un fenomeno solo italiano, in quanto trasversale al cinema internazionale. «Dedichiamo molto più del nostro tempo a tentare di realizzare film, che a farli», ammette Bertrand Tavernier, fra i più apprezzati autori francesi che verrà premiato col Leone d'Oro alla carriera alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia 2015. Appare palese anche l'esperienza dei fratelli Jean-Pierre e Luc Dardenne, cineasti belgi di riferimento, confermata dal loro ultimo titolo Deux jours, une nuit (2014; Due giorni, una notte): «Una media di cinquanta-ottanta [ciak] e cinquantatré giorni per le riprese, ma dopo un mese e mezzo di prove con noi e gli altri interpreti. Tour de force inconcepibili per gli attuali sistemi di produzione: noi ce li possiamo permettere perché da sempre siamo i produttori di noi stessi»1.

Tutto scorre più veloce. Tuttora work in progress, il processo di ristrutturazione si è innescato quasi all'unisono nello star system statunitense, impegnato peraltro, come mai come in precedenza, a presentare sequel e remake che permettono indubbi risparmi di costi e tempi, soprattutto in sede di stesura delle sceneggiature (con personaggi già delineati), identificazione di location, ambientazioni e scenografie, pianificazione di riprese e inquadrature, elaborazione degli eventuali effetti speciali. Esplicativa l'analisi di Gary Oldman, artista da anni sulla cresta dell'onda (JFK, 1991, JFK Un caso ancora aperto; Léon, 2004, Id.; la saga di Harry Potter, 2004-2011, Id.; Batman Begins, 2005, Id.) e interprete del RoboCop (2014; Id.) più recente: «Ho come l'impressione che oggi si faccia tutto troppo velocemente. Il processo di realizzazione di un film è molto più rapido, si scrive in fretta, si gira in fretta, si monta in fretta, si consuma in fretta. Ricordo e rimpiango i vecchi tempi quando provavamo dieci o quindici volte una scena, semplicemente per scaldarci un po' e per la gioia del regista». Ne ha preso atto pure l'attrice romana Jasmine Trinca, protagonista con Sean Penn e Javier Bardem del nuovo film d'azione The Gunman (2015, Id.) di Pierre Morel (ambientato in Congo), definendo «pazzeschi» gli orari di lavorazione rispettati sul set, pur in un dispiego di mezzi «incredibile»2.

Sono i dati ex Enpals a monitorare le attività artistiche e tecniche. Questa combinazione di fattori economici, tecnici e organizzativi, proiettati in una prospettiva a breve termine che li porti a divenire strutturali, contribuisce inevitabilmente a comprimere gli spazi vitali della comunità professionale. Tenendo presente che le statistiche ex Enpals sono le uniche funzionali a monitorare l'andamento dell'occupazione nelle attività del settore artistico, va peraltro notato l'effetto ritardato con cui il mondo dello spettacolo mostra di aver accusato le ripercussioni della crisi economica. Lo ha fatto essenzialmente a partire solo dal 2011, mentre tutti gli altri settori manifatturieri e produttivi (servizi compresi) sono entrati in territorio negativo fin dal 2008. Nel corso del periodo 2008-2013, l'Unione europea ha perso 5,9 milioni di posti di lavoro, con un regresso del 2,6% che sale al 3,5% per i 18 Paesi dell'area euro, e un tasso di occupazione ridotto al 63,5% (-2,4%) contro il 64,1% dell'UE. In Italia, negli stessi sei anni, gli impieghi scomparsi sono stati 948mila (-4,2%), dei quali 478mila nel solo 2013 (-2,1%, decremento superiore a quello del macrosettore informazione e comunicazione pari all'1,5%), mentre il tasso di occupazione è passato dal 58,7% al 55,6% (media nazionale fra 64,2% al Nord, 59,9% al Centro e 42,0% al Sud)3.

1A. Finos, "Siani boom": "Unisco nonni e nipoti, è il segreto del successo", intervista ad Alessandro Siani (in «la Repubblica», 5 gennaio 2015); V. Cappelli, Tavernier e i viaggi nel passato: sul set riscopro i miti francesi, intervista a Bertrand Tavernier (in «Corriere della Sera», 31 marzo 2015); M. Serenellini, Fratelli Dardenne: "il cinema che nasce dai luoghi conosciuti", (in «la Repubblica», 1° febbraio 2015).
2F. Scorcucchi, Non faccio più il globetrotter, giro film a chilometro zero, intervista a Gary Oldman (in «Il Mattino», 9 febbraio 2014); A. Matranga, Jasmine timida leonessa, intervista a Jasmine Trinca (in «D-la Repubblica», 18 aprile 2015).
3Il mercato del lavoro negli anni della crisi, terzo capitolo del Rapporto annuale 2014 La situazione del Paese, a cura dell'Istat (Roma, 2014).

 

Copyright © Fondazione Ente dello Spettacolo / P.Iva 09273491002 - Soluzioni software e Ideazione grafica a cura di