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Report 2014
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Report 2014

Prima parte - La politica istituzionale

Seconda parte - Il mercato dell'offerta

Terza parte - Le risorse del settore

Quarta parte - L'intervento pubblico

Quinta parte - Il mercato della domanda

Sesta parte - Il sistema produttivo

Settima parte - Il mercato del lavoro

Panorama internazionale

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Settima parte - Il mercato del lavoro
Artisti tecnici e aree professionali
Capitolo 12 - La comunità professionale
Un temibile trend dell'occupazione

Nel contesto generale di depressione del mercato del lavoro, le rilevazioni sull'occupazione del mondo dello spettacolo e più in particolare del comparto cinematografico – con la sua attività ad alta intensità di capitale – si mostrano sintomatiche, soprattutto in considerazione degli effetti manifestati in Italia dalla crisi, giunta proprio nel 2013 allo stato più acuto, protrattosi secondo le ultime proiezioni statistiche fino al 2014. I dati registrati dalla gestione previdenziale ex Enpals dell'INPS e relativi all'andamento delle attività produttive e lavorative nei vari campi del settore (in particolare, come detto, sul versante delle prestazioni professionali degli artisti e dei tecnici qualificati dell'entertainment) denunciano in effetti nell'arco del 2013 un decremento, rispetto all'anno precedente, generalizzato e pressoché lineare, ma con una certa accentuazione (tavola 1). Il totale dei contribuenti iscritti all'ente di previdenza – pari a 265.277 soggetti – è sceso in dodici mesi del 6,65% ed è tornato ai livelli antecedenti al 2007 (quando se ne contavano 276.571) e quello delle imprese attive – pari a 25.622 unità – è calato del 5,15% allineandosi ai valori del 2006 e del 2007 (corrispondenti rispettivamente a 25.274 e 25.650); il monte delle retribuzioni corrisposte a tutti gli addetti – ammontante a 2.862,2 milioni di euro – è diminuito del 7,52% risultando di poco superiore a quello contabilizzato sei anni prima (2.684,3 milioni di euro nel 2007).

cap12-01

Questi scarti negativi presentano una soluzione di continuità con quelli registrati già nel 2011 e nel 2012, delineando così alla fine del triennio un regresso complessivo che sembra riportare l'industria dello spettacolo alle stesse dimensioni di sette anni prima. Il comparto cinematografico, da parte sua, era riuscito – nel 2011 – a svilupparsi ancora, ma nel biennio successivo il trend delle sue attività si è mosso in ripiegamento; sebbene lungo il profilo di una diversa involuzione.
Rispetto al complesso del settore, il cinema (tavola 2) ha accusato nel 2013 sul 2012 un'emorragia nettamente inferiore in termini di contribuenti iscritti (-4,99% contro -6,55%) e soprattutto è riuscito a incrementare in controtendenza la rete delle sue imprese in attività: +0,99% contro il saldo negativo generale del -5,15%. Viceversa, ha scontato declini decisamente superiori per quanto riguarda il numero di giornate lavorative prestate nel corso dei dodici mesi da tutti i suoi operatori (-9,21% a fronte di -6,56%) e ancor più sul versante del valore del monte retributivo cumulato nell'anno: -14,78%, mentre lo spettacolo in generale ha registrato un calo pari al 7,52%.

cap12-02

Questi rapporti percentuali acquisiscono maggiore evidenza se l'andamento delle attività cinematografiche viene posto a raffronto – invece che con quello globale del settore (comprensivo pertanto delle risultanze attinenti lo stesso cinema) – con l'indice medio espresso dai restanti cinque comparti dello spettacolo. In questo caso infatti le variazioni rilevate nel numero degli addetti e delle imprese si mostrano per gli altri comparti più accentuate, con indici percentuali attestati rispettivamente a -7,28% e a -6,29%, mentre la perdita di giorni lavorativi annui – corrispondente a -5,92% – si rivela ancora più contenuta in confronto a quella subita dal cinema con il suo arretramento pari, come detto, al 9,21%.
Tuttavia lo scarto più consistente emerge riguardo al monte retributivo annuo degli operatori. Se si estrapola la riduzione operata nel 2013 nell'industria del film sui compensi degli addetti (ammontante al 14,78%) da quella riscontrata in totale nel mondo dello spettacolo, si può verificare come l'entità media dei tagli retributivi attuati negli altri bacini professionali – pari al 4,80% – scenda di quasi tre punti percentuali rispetto a quella attribuita a tutto il settore nel suo complesso (appunto il dato già citato del 7,52%, cinema compreso) fino a diventare tre volte minore.

 

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