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Prima parte - La politica istituzionale

Seconda parte - Il mercato dell'offerta

Terza parte - Le risorse del settore

Quarta parte - L'intervento pubblico

Quinta parte - Il mercato della domanda

Sesta parte - Il sistema produttivo

Settima parte - Il mercato del lavoro

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Settima parte - Il mercato del lavoro
Artisti tecnici e aree professionali
Capitolo 12 - La comunità professionale
Le macroaree delle professioni e la distribuzione territoriale

In linea con la percezione che nel cuore dell'imprenditoria del cinema sia in corso, secondo una più accorta politica di spending review, una rimodulazione dei modelli di produzione finalizzata al recupero di produttività cui fa riscontro una sensibile ristrutturazione del mercato del lavoro, si presenta il quadro tracciato da un altro punto di osservazione: i turnover professionali su base territoriale (tavola 5).

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A muoversi in sostanziale sintonia con il bacino nazionale (-4,99%) sono state due Regioni importanti per il cinema italiano: la Puglia (-5,63%) e soprattutto il Lazio (-6,75%), che in termini assoluti ha contabilizzato una perdita di ben 3.206 contribuenti, cifra corrispondente all'82,33% dei 3.894 addetti che nel 2013 non hanno più aderito – rispetto al 2012 – al sistema previdenziale. Vale a dire che la riduzione media registrata su tutto il complesso degli operatori è in realtà maturata nel comprensorio costituito dalla capitale del Paese ma anche dell'industria italiana del film.
È lo stesso motivo per cui rapportandosi alle coordinate delle tre macroaree in cui viene tradizionalmente suddiviso il Paese, l'incidenza del Centro sul pesante calo nella mappa professionale di 3.894 fra artisti e tecnici aumenta ancora di misura: -3.244 unità, pari all'83,31% della perdita globale, contro la diminuzione di 620 unità – pari al 15,92% del totale nazionale – delle Regioni settentrionali e quella davvero contenuta di soli 30 iscritti all'ex Enpals fatta segnare da Sud e Isole e corrispondente ad appena lo 0,77% del computo complessivo.
La gradazione d'intensità molto diversa con la quale è maturata l'emorragia su scala territoriale segnala tutta l'influenza di Roma-Cinecittà. Se il Lazio come Regione ha accusato un trend negativo del 6,75%, quello totale della macroarea centrale cui appartiene il territorio laziale si è attestato al 6,58%, mentre l'esodo dal regime previdenziale nelle Regioni del Nord si traduce in una modesta variazione del 2,53% degli iscritti e nella circoscrizione meridionale esprime un calo percentuale del parco contribuenti pari appena allo 0,70%.
Ad aumentare in controtendenza il numero di operatori attivi nelle liste ex Enpals hanno contribuito in verità ben cinque Regioni: Lombardia (+0,11%), Toscana (+0,26%), Umbria (+0,50%), Campania (+3,23%) e Sicilia (+12,12%). Ma in valori assoluti si tratta nell'insieme di un incremento limitato ad appena 174 risorse professionali. Si può peraltro rimarcare anche come la diminuzione di contribuenti attivi nel comparto cinematografico emersa in altre due Regioni ad alta densità si sia rivelata assai più tenue del calo pari al 4,99% messo a referto a livello nazionale: in Piemonte si è fermato allo 0,28% e nel Veneto è stato limitato allo 0,74%.
Fra le Regioni che hanno accusato regressi più pesanti rispetto alla media nazionale figurano viceversa Trentino-Alto Adige (-33,53%), Sardegna (-25,00%), Abruzzo (-17,24%), Emilia-Romagna (-16,19%), Friuli Venezia Giulia (-14,20%), Liguria (-9,51%), Calabria (-8,75%) e Marche (-8,10%).
Si è così di nuovo modificata, seppure di poco, l'incidenza in termini di apporti professionali al comparto cinematografico da parte dei tre grandi comprensori territoriali (tavola 6).

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Su base regionale la scala dei valori propone per contro un rilievo abbastanza significativo. Il Piemonte si conferma quale terza Regione cinematografica d'Italia, ribadendo la posizione raggiunta già nel 2012 e rafforzandola ulteriormente. Alle spalle delle due circoscrizioni "regine", Lazio e Lombardia, nessun altro territorio regionale prima del 2013 era infatti riuscito a portare la propria quota di contribuenti all'ex Enpals oltre la soglia del 3%, superata invece nell'ultimo anno proprio dal comprensorio piemontese.
Sia pure di appena lo 0,92%, le prime nove Regioni che contano oltre 700 iscritti all'ente di previdenza hanno comunque aumentato complessivamente la loro quota d'incidenza sulla globalità degli operatori cinematografici (tavola 7). Pressoché invariata (+0,03%) è rimasta invece quella sommata dalle due "aree capitali" di Lazio e Lombardia, senza invertire pertanto la tendenza al graduale consolidamento delle altre sette Regioni, che nel 2009 cumulavano soltanto l'11,92% di operatori, contro il 14,30% del 2013.
Nelle more dell'assestamento generale del parco addetti, il primato nel perimetro globale dello spettacolo resta in ogni caso di indiscusso appannaggio delle cinematografie di Lazio e Lombardia, rispettivamente con 44.250 contribuenti attivi, pari al 54,36% degli 81.392 totali della Regione (contro il 43,08% del 2012, quando il rapporto era di 47.456 a 110.133), e 16.864, corrispondenti al 34,40% del novero lombardo dell'ex Enpals di 49.023 (contro la precedente quota del 32,34% risultante dal raffronto fra 16.845 e 52.079). Tuttavia queste due posizioni non bastano più ad assegnare la leadership assoluta del cinema – a livello di macroarea nell'intero settore spettacolo – in entrambi i corrispondenti bacini del Nord e del Centro Italia. Nelle Regioni settentrionali si è verificato il sorpasso degli iscritti della musica: 24.098 (21,00% dei 114.740 complessivi) contro 23.875 (per una quota del 20,80%, superiore in ogni caso a quella del 20,07% del 2012). In quelle centrali invece la platea di 46.053 artisti e tecnici del cinema esprime una quota pari al 44,20% sul totale di 104.171: per quanto diminuita rispetto all'anno precedente (49.297 addetti valevano il 44,76% dei 110.133 globali), resta più che tripla in confronto a quella del comparto radiotelevisivo fermo al 13,99%.

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