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Report 2014
Report 2013
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Report 2010
Report 2009
Report 2008
Report 2014

Prima parte - La politica istituzionale

Seconda parte - Il mercato dell'offerta

Terza parte - Le risorse del settore

Quarta parte - L'intervento pubblico

Quinta parte - Il mercato della domanda

Sesta parte - Il sistema produttivo

Settima parte - Il mercato del lavoro

Panorama internazionale

Focus

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Istituzioni

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Settima parte - Il mercato del lavoro
Artisti tecnici e aree professionali
Capitolo 12 - La comunità professionale
Quante risorse professionali per l'attività d'impresa

Il fatto che le imprese di cinema aderenti al sistema previdenziale ex Enpals siano nuovamente aumentate nel 2013 mentre il numero dei contribuenti iscritti risulta in calo dopo il picco del 2010 ha determinato una sensibile riduzione del numero medio di addetti per azienda: complessivamente 4,04 unità in meno rispetto al 2010 e 1,10 in meno sul 2012 (tavola 8). Nonostante questo, il comparto cinematografico si conferma nel settore dello spettacolo come quello a più alta densità occupazionale per impresa, anche se il divario nei confronti di quello radiotelevisivo si è notevolmente assottigliato, scendendo da 3,58 (2010) a 0,15 (2013); un piccolo margine conservato in virtù del contestuale decremento accusato dalle emittenti radiotelevisive. A muoversi in direzione opposta è la sola attività musicale, che per la prima volta nel 2013 ha superato la soglia di 14 addetti per ragione sociale. In sostanziale equilibrio si mostra invece il teatro, con una media oscillante nel corso degli anni fra 9 e 10.

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In assonanza con il punto più basso toccato dal 2007 in avanti dalla media nazionale di addetti per impresa, anche i valori sul piano territoriale appaiono generalmente in regresso (tavola 8). Gli scarti negativi più consistenti vanno ascritti al Lazio, con oltre 2,5 contribuenti in meno per ogni società, e al Trentino-Alto Adige, passato in dodici mesi da 13,73 a 8,42, con regresso pari addirittura a -5,3, anche se di peso relativo senza dubbio minore, per via di un bacino professionale cento volte inferiore a quello laziale. In senso inverso si sono modificati invece i rapporti medi fra addetti e aziende rilevati in Piemonte, Toscana, Marche, Umbria, Sicilia, Campania, Valle d'Aosta e Calabria.

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Nella circostanza specifica, si tratta di assestamenti lievi, che non sovvertono le gerarchie fra un territorio e l'altro, ma la loro valenza acquisisce peso in ragione dei valori riscontrati negli anni precedenti. Trova infatti conferma il tendenziale spostamento degli indici fra le Regioni tradizionalmente più "attrezzate", che arretrano in misura più o meno marcata, e quelle storicamente meno competitive che mostrano un dinamismo – seppure a corrente per così dire alternata – relativamente superiore. Risulta di indubbia portata la progressiva diminuzione di operatori per impresa del Lazio, che continua a far registrare la punta massima (22,68 persone impiegate per azienda) accusando però un gap rispetto al 2007 di 8,54 addetti, inferiore unicamente a quello di 13,52 accumulato dalla Lombardia. Per converso Piemonte, Toscana e Campania nello stesso periodo hanno incrementato in soluzione di continuità le loro medie (pur restando al di sotto del valore nazionale) rispettivamente di 4,05; 2,41 e addirittura 6,01 operatori per società.
Oltre che significativo parametro di valutazione in riferimento alle politiche territoriali messe in atto per lo sviluppo e la promozione dell'industria audiovisiva, il rapporto occupati-impresa può essere considerato anche un valido indicatore della proattività del cinema nella capacità di creare lavoro – artistico, tecnico e operativo – rispetto alle altre realtà aziendali del settore spettacolo (tavola 10).

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Nel settore cinematografico ogni struttura imprenditoriale ha fatto ricorso mediamente nel 2013 a 17,45 contribuenti attivi dell'ex Enpals, contro i 10,35 della media nazionale dell'intero mondo dello spettacolo. Ma se il raffronto viene più correttamente applicato al complesso degli altri sei comparti (sottraendo quindi lo stesso cinema), si può constatare quanto sia molto più ampio il divario, essendo la media nazionale delle attività extra-cinema pari solo a 8,94. L'unica rete di aziende in grado di avvalersi delle prestazioni di un consistente novero di risorse umane – quasi alla pari con il cinema – resta quella dei network di TV e radio, che registra un numero medio di 10,30 addetti, determinato essenzialmente dall'operatività 24 ore su 24 per tutti i 365 giorni dell'anno cui deve far fronte, con strutture fisse, la quasi totalità delle emittenti radiotelevisive.

 

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